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Perché tutto quello che esce da una macchina si assomiglia

Intelligenza artificiale · La rubrica di Federico VitielloI testi prodotti dall'intelligenza artificiale finiscono per somigliarsi tutti: il valore sta nel tenere teso l'elastico verso quello che si è.
 |  Federico Vitiello  |  Intelligenza artificiale
Perché tutto quello che esce da una macchina si assomiglia

Intelligenza artificiale · La rubrica di Federico Vitiello

I testi prodotti dall'intelligenza artificiale finiscono per somigliarsi tutti: il valore sta nel tenere teso l'elastico verso quello che si è.

Provate a fare un esperimento che costa cinque minuti. Chiedete a uno di questi assistenti di Intelligenza Artificale di scrivervi la presentazione di un'azienda, poi chiedete la stessa cosa a un amico, con un'azienda diversa. Mettete i due testi uno accanto all'altro.

Non saranno identici. Ma avranno lo stesso respiro, la stessa struttura, gli stessi aggettivi nei punti chiave, la stessa gentilezza un po' inerte. Come due case costruite dallo stesso geometra in due città diverse.

Il motivo non è un difetto: è il funzionamento.

Questi sistemi sono stati costruiti dandogli in pasto una quantità inimmaginabile di cose scritte da esseri umani, e il loro mestiere è prevedere la parola che viene dopo. Prevedere bene, in media, vuol dire stare al centro. C'è una curva, quella a campana che si studia a scuola: al centro c'è la gran parte di tutto, ai bordi le eccezioni. Loro stanno al centro, perché è lì che sbagliano di meno.

Il problema è che il centro è precisamente il posto dove non ti nota nessuno.

Un testo che sta al centro è corretto nella grammatica, corretto nella struttura, corretto nella logica, difendibile in una riunione. E dimenticabile due secondi dopo. Non perché sia brutto: perché potrebbe averlo scritto chiunque, e quando una cosa potrebbe averla scritta chiunque il lettore non ha nessun motivo per ricordarsi di te.

Da qui viene il piattume di cui si lamentano in tanti. Lo chiamano AI slop, minestrone, sbobba di intelligenza artificiale. Ed è già visibile ovunque: le stesse grafiche, le stesse frasi di apertura, gli stessi post che cominciano con una domanda finta. Non è che la macchina scriva male. È che scrive bene, allo stesso modo, per tutti.

Io ho preso a immaginarmelo come un elastico.

Da una parte c'è il centro della campana, e l'elastico ci tira in quella direzione. Il mio mestiere, quando lavoro con questi strumenti, è tenerlo teso dall'altra parte: verso quello che sono io. Non necessariamente meglio. Mio.

In pratica vuol dire una cosa noiosa e poco spettacolare: scrivere le regole. Una alla volta. Quando una pagina che mi ha preparato non mi piace, invece di correggere quella pagina scrivo perché non mi piace, e lo metto in un file che la macchina legge ogni volta. Poi controllo il risultato dopo. Poi correggo la regola. È un lavoro lento, fatto una volta.

Ma la volta dopo quella regola c'è già, e non mi costa più niente.

È questo il punto che quasi nessuno racconta, perché non è vendibile come la velocità: il valore non sta nel fatto che una cosa esca in un'ora invece che in una settimana. Sta nel fatto che il lavoro di rifinitura lo fai una volta sola e resta. Ogni progetto nasce sulle spalle di quello prima, e può essere un uno per cento meglio. Dopo venti progetti, quell'uno per cento si vede.

Chi salta questo passaggio ottiene esattamente quello che teme: contenuti mediocri prodotti in fretta, che sembrano professionali e non lo sono. La parola giusta è quella: sembrano. E in un mondo dove tutti riescono a produrre qualcosa che sembra professionale, l'unica cosa che vale è ancora il contrario di quello che promettono gli annunci di questi strumenti. Non fare di più. Fare qualcosa che si riconosca.

C'è un effetto collaterale che trovo bellissimo, e che nessuno aveva previsto: adesso che tutti sanno fare grafiche, testi e fotografie, è diventato molto più facile riconoscere chi le sa fare davvero. Il livello medio si è abbassato, e chi sta sopra la media si vede più di prima.

Quindi sì, la macchina tira verso il centro. Ma il centro è un posto molto affollato, e per la prima volta è chiaro a tutti quanto sia noioso starci.

Federico Vitiello, alleniamoimprese.it

Short bio: https://www.24orebs.com/docenti/federico-vitiello
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