Il tempo che risparmi non torna a te
Intelligenza artificiale · La rubrica di Federico VitielloLa promessa del tempo risparmiato non si è mai avverata: la vera domanda è chi decide cosa succede a quel tempo.
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Intelligenza artificiale · La rubrica di Federico Vitiello
La promessa del tempo risparmiato non si è mai avverata: la vera domanda è chi decide cosa succede a quel tempo.
C'è una promessa che accompagna ogni tecnologia da almeno un secolo, e che non si è mai avverata: questa cosa ti farà risparmiare tempo.
L'elettrodomestico che libera la casalinga. La posta elettronica che elimina le riunioni. Il telefono in tasca che ti permette di lavorare ovunque, e quindi ti fa lavorare ovunque. Ogni volta il tempo risparmiato è stato riassorbito, e ogni volta ce ne siamo accorti dopo.
Un amico me l'ha rinfacciato qualche giorno fa, a proposito dell'intelligenza artificiale, e lo ha detto meglio di come lo avrei detto io. Se prima una cosa richiedeva una settimana e adesso una macchina la fa in una notte, le richieste diventeranno più frenetiche, perché ormai si può. Il tempo libero che credevi di aver guadagnato si trasformerà in fretta.
Ha ragione, e non ho una controprova. Ho solo qualche osservazione, e mi sembra più onesto metterle sul tavolo che fingere che il problema non esista.
La prima. La saturazione non arriva dallo strumento, arriva da chi decide i tempi. Se il tempo che liberi lo controlli tu, resta tuo; se lo controlla un committente, se lo prende lui. Questo vale identico per un artigiano che compra un macchinario e per un dipendente a cui viene chiesto di fare in tre giorni quello che prima richiedeva due settimane. La tecnologia sposta il possibile, non decide chi incassa la differenza. La differenza la incassa chi ha potere contrattuale, e non è un fatto tecnico, è un fatto vecchio.
La seconda. Le due volte in cui, nella mia vita, il tempo risparmiato è rimasto mio, non è successo per caso: è successo perché avevo deciso prima a cosa serviva. Non "avrò più tempo", che è un desiderio. Ma: quel tempo lo uso per stare coi miei figli, oppure per pensare a una cosa nuova invece di eseguirne una vecchia. Se non lo decidi prima, la giornata si riempie da sola, perché le giornate fanno così.
La terza è la più scomoda. Una parte di quello che stiamo automatizzando è lavoro che qualcuno faceva, e veniva pagato per farlo. Dire che si creeranno altri lavori è probabilmente vero sul lungo periodo e completamente inutile per chi quel lavoro lo perde adesso. Non ho una risposta. So che chiunque oggi guadagni raccontando questi strumenti, me compreso, ha il dovere minimo di non far finta che quel costo non esista.
E ce n'è un'altra ancora, che si nomina di rado: queste macchine consumano. Energia, acqua, infrastrutture. Ogni domanda che facciamo per gioco ha un prezzo che non paghiamo noi e che non compare da nessuna parte. Non credo che la soluzione sia smettere, ma nemmeno che sia ignorarlo. È una voce di costo, va messa nel conto come tutte le altre.
Allora perché continuo.
Perché la parte del mio lavoro che ho tolto non era la parte bella. Era l'esecuzione ripetuta di cose che avevo già pensato, e che mi tenevano al computer la sera. Quella parte lì, se qualcuno me la porta via, non mi sento derubato: mi sento arricchito della possibilità di scegliere cosa conta per me.
Ma è una frase che ha senso solo se, il giorno dopo, in quello spazio ci metto qualcosa che valga la pena. Altrimenti ha ragione lui, e ho solo imparato a essere occupato più in fretta.
La domanda da farsi non è se la macchina ci farà risparmiare tempo. Lo farà. La domanda è chi decide cosa succede a quel tempo, e quella domanda non è tecnologica. È di chi comanda, e riguarda tutti quanti.
Federico Vitiello, alleniamoimprese.it
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