Terremoto al Ministero della Cultura, il ministro Giuli azzera i vertici

Il ministro Giuli avvia un drastico ricambio dei vertici amministrativi citando divergenze insuperabili sulla gestione dei fondi e delle nomine. La decisione scatena una tempesta politica interna alla maggioranza, portando il caso direttamente sul tavolo della Premier a Palazzo Chigi. Il provvedimento ha colpito figure storiche dell'amministrazione, considerate fino a ieri intoccabili e pilastri della strategia culturale del partito principale di governo. Le opposizioni parlano di "resa dei conti" interna, mentre i sindacati esprimono preoccupazione per la paralisi burocratica che potrebbe derivare da un cambio così repentino. In via del Collegio Romano il clima resta tesissimo, con diversi dirigenti pronti a ricorrere alle vie legali contro quello che definiscono un "azzeramento politico". Fonti vicine al ministro difendono la scelta come necessaria per garantire una nuova efficienza e una visione più moderna della gestione del patrimonio artistico. Il timore dei critici è che lo scontro possa rallentare i progetti legati al PNRR, fondamentali per la digitalizzazione e la messa in sicurezza dei musei nazionali. Nonostante le pressioni di via della Scrofa, Giuli sembra intenzionato a proseguire sulla linea della discontinuità per marcare una gestione più autonoma. Nel frattempo, si attende la nomina dei nuovi direttori generali, che dovranno gestire un budget cruciale per le grandi mostre previste nel prossimo biennio. La giornata si chiude con il silenzio della Presidenza del Consiglio, segno che la trattativa per ricucire lo strappo è ancora in una fase estremamente delicata.
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