Pasqua di sangue nel Mediterraneo: oltre settanta anime inghiottite dalle onde

Il naufragio avvenuto al largo della Libia nel weekend di Pasqua 2026 rappresenta l'ennesima ferita aperta nel cuore del Mediterraneo, con un bilancio che si fa ogni ora più drammatico. Il barcone di legno, lungo circa 15 metri e partito dalle coste di Tajoura con ben 105 persone a bordo, si è capovolto a 70 miglia dalla riva a causa delle proibitive condizioni del mare. Nonostante l'intervento tempestivo dei mercantili Saavedra Tide e Ievoli Grey, allertati dal velivolo Seabird 2 di Sea-Watch, solo 32 sopravvissuti sono stati tratti in salvo e trasferiti a Lampedusa. Le testimonianze dei superstiti sono strazianti: molti hanno trascorso ore aggrappati allo scafo prima di veder sparire tra le onde amici e familiari, tra cui figurano numerosi dispersi. Al momento si contano 71 persone che mancano all'appello, mentre due salme sono state recuperate dalle motovedette della Guardia Costiera italiana. La tragedia ha riacceso il dibattito politico e umanitario, con la CEI che ha definito l'accaduto una "vergogna" per la comunità internazionale. Mentre le ricerche continuano in un'area SAR libica flagellata dal maltempo, i sopravvissuti, sotto forte stato di choc, ricevono assistenza medica e psicologica presso il molo Favarolo. L'OIM sottolinea come questo evento porti il numero delle vittime nel Mediterraneo a cifre record dall'inizio dell'anno. La mancanza di canali sicuri continua a trasformare il canale di Sicilia in un cimitero a cielo aperto, proprio nei giorni dedicati alla celebrazione della vita.
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