Crisi energetica, colpito in Iran il giacimento di gas più grande del mondo

L'attacco aereo condotto il 18 marzo contro il complesso di South Pars, il più grande giacimento di gas naturale al mondo situato nelle acque del Golfo Persico, ha segnato un punto di non ritorno nel conflitto in corso. Le esplosioni hanno devastato diverse unità di raffinazione e stoccaggio presso l'hub di Asaluyeh, paralizzando una struttura che da sola garantisce oltre il 70% del fabbisogno energetico interno dell'Iran e una quota significativa delle esportazioni regionali. Teheran ha risposto con una violenta ritorsione, colpendo infrastrutture strategiche in Qatar, Kuwait e Arabia Saudita, trasformando la crisi militare in una vera e propria "guerra delle infrastrutture".
Le conseguenze sui mercati internazionali sono state immediate e brutali: il prezzo del gas in Europa è balzato del 30% in poche ore, mentre il greggio ha superato la soglia dei 120 dollari al barile. Con lo Stretto di Hormuz parzialmente bloccato e i principali terminali GNL (Gas Naturale Liquefatto) del Golfo sotto tiro, la sicurezza energetica globale è ora a rischio. Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, pur negando il coinvolgimento diretto nel raid su South Pars, ha lanciato un ultimatum a Teheran, minacciando la distruzione totale del sito qualora gli attacchi contro gli alleati del Golfo dovessero continuare.
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