Petrolio a 100 dollari: l'ombra della guerra incendia i mercati globali

Il mercato petrolifero sta vivendo una fase di estrema volatilità: dopo aver toccato i 100 dollari nelle prime ore del mattino a causa delle tensioni in Medio Oriente, il barile di Brent si è stabilizzato intorno ai 90,75 dollari nella giornata odierna, 10 marzo 2026. Nonostante i picchi speculativi legati ai conflitti, le proiezioni degli analisti per il resto dell'anno rimangono divergenti, oscillando tra scenari di deficit strutturale e surplus di offerta.
Ecco come la guerra sta influenzando concretamente le stime:
L'impatto del conflitto sulle stime 2026
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Il "Premio al Rischio": Goldman Sachs e JP Morgan stimano che circa 13-25 dollari del prezzo attuale del barile siano dovuti esclusivamente all'incertezza bellica. Senza i combattimenti, il prezzo "reale" (basato solo su domanda e offerta) sarebbe intorno ai 65 dollari.
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Lo Stretto di Hormuz: È il vero "ago della bilancia". Se il conflitto portasse alla chiusura totale di questo passaggio (dove transita il 20% del petrolio mondiale), le proiezioni balzerebbero istantaneamente verso i 140-150 dollari, indipendentemente dalle scorte accumulate.
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Divergenza tra Analisti: * Gli scettici (EIA, J.P. Morgan) puntano sulla "sovrapproduzione": credono che una volta terminata la fase acuta degli scontri, il mercato tornerà a essere inondato di petrolio americano e sudamericano, facendo crollare i prezzi sotto i 60 dollari entro fine anno.
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Gli ottimisti (o "rialzisti"): Banche come Citi o BofA temono invece che i danni strutturali alle infrastrutture energetiche in Iran e nel Golfo non siano riparabili velocemente, mantenendo i prezzi alti per tutto il 2026.
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In sintesi, le proiezioni sono "bipolari": prevedono un crollo se la diplomazia vince, o un'impennata record se il conflitto si estende oltre le prossime quattro settimane.
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