Terremoto al Washington Post, Jeff Bezos taglia un terzo della redazione

Il Washington Post, testata storica del giornalismo mondiale e pilastro della democrazia americana, sta attraversando quella che molti dipendenti hanno definito una "carneficina" redazionale. Oggi, 4 febbraio 2026, l'editore ha ufficializzato il licenziamento di circa un terzo del personale, una misura drastica volta a tamponare perdite finanziarie che superano i 170 milioni di dollari. Il piano di ristrutturazione, guidato dal CEO Will Lewis e dal direttore Matt Murray, prevede la chiusura immediata delle sezioni Sport e Libri, oltre alla sospensione del celebre podcast quotidiano Post Reports. Anche la storica redazione "Metro", cuore dell'identità locale del quotidiano, subirà un taglio del 70%, passando da 40 a soli 12 reporter. Questa virata strategica punta a concentrare le poche risorse rimaste sulla politica federale e la sicurezza nazionale, abbandonando di fatto la vocazione generalista che ha reso il Post celebre dai tempi del Watergate. La decisione ha scatenato feroci proteste sindacali e critiche da parte degli ex direttori, che vedono in questo ridimensionamento un pericolo per la qualità dell'informazione libera. Il proprietario Jeff Bezos è finito al centro delle polemiche, accusato di non voler più investire in un modello di business che l'intelligenza artificiale e il calo degli abbonamenti hanno messo in ginocchio.
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