Follia nella finale di Coppa d'Africa, il Senegal scappa negli spogliatoi e poi vince

La finale della Coppa d'Africa 2026 tra Senegal e Marocco, disputata nella cornice ribollente dello stadio Moulay Abdellah di Rabat, è destinata a rimanere impressa nella memoria collettiva come una delle notti più caotiche e incredibili della storia del calcio africano. L'atmosfera si è fatta pesante già prima del fischio d'inizio, con il Senegal costretto a rinunciare al titolare Krépin Diatta, colpito da un malore improvviso durante il riscaldamento e scortato fuori dai compagni visibilmente scossi. In campo, la partita è stata un concentrato di agonismo estremo e agonizzante tensione, culminata in un episodio che ha sfiorato l'incidente diplomatico quando, al 98', il VAR ha segnalato un rigore per il Marocco per una lieve trattenuta su Brahim Diaz. La decisione ha innescato una reazione senza precedenti: il CT senegalese Pape Thiaw, furioso per quello che considerava un arbitraggio a senso unico, ha ordinato alla squadra di abbandonare il terreno di gioco, lasciando lo stadio e milioni di telespettatori nel più totale sconcerto per oltre quindici minuti.
Solo la leadership diplomatica di Sadio Mané ha evitato il disastro definitivo, convincendo i compagni a rientrare in campo per onorare la finale, nonostante il clima di aperta ostilità. Quello che è seguito ha avuto del surreale: Brahim Diaz, incaricato della trasformazione al centododicesimo minuto a causa dei recuperi infiniti, ha tentato un "cucchiaio" centrale troppo presuntuoso, finito tra le braccia di un Edouard Mendy rimasto immobile. Lo shock psicologico per il Marocco è stato fatale, permettendo a Pape Gueye di trovare il gol vittoria nei tempi supplementari con un sinistro potente che ha gelato i settantamila di Rabat. Nonostante l'assedio finale dei padroni di casa e una traversa colpita all'ultimo respiro, il muro difensivo senegalese ha retto, consegnando ai "Leoni della Teranga" la loro seconda storica coppa in un clima di polemiche che non si è placato nemmeno durante la premiazione.
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