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Sudan, la crisi peggiora: l’ONU chiede un cessate il fuoco immediato a El Fasher

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha lanciato oggi un nuovo appello per un cessate il fuoco immediato nella città di El Fasher, nel nord del Sudan, dove i combattimenti tra l’esercito regolare e le forze paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF) stanno provocando una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche. Secondo le agenzie umanitari…
 |  Redazione sport  |  Italia&Mondo

L’Organizzazione delle Nazioni Unite ha lanciato oggi un nuovo appello per un cessate il fuoco immediato nella città di El Fasher, nel nord del Sudan, dove i combattimenti tra l’esercito regolare e le forze paramilitari delle Rapid Support Forces (RSF) stanno provocando una crisi umanitaria di proporzioni drammatiche.

Secondo le agenzie umanitarie, migliaia di civili sono rimasti intrappolati nei quartieri assediati, senza accesso sicuro a cibo, acqua o cure mediche. Gli ospedali sono ormai al collasso e molti operatori sanitari riferiscono di non poter più lavorare a causa della mancanza di carburante e delle continue incursioni armate.

Il Segretario generale delle Nazioni Unite ha denunciato “violenze indiscriminate e attacchi mirati contro la popolazione civile”, chiedendo l’apertura di corridoi umanitari per consentire l’evacuazione dei feriti e la consegna di aiuti. Diverse testimonianze parlano di uccisioni sommarie, violenze sessuali e sparizioni forzate, soprattutto tra le donne e i bambini.

La città di El Fasher, considerata l’ultimo grande bastione dell’esercito nella regione del Darfur, ha assunto negli ultimi mesi un valore strategico cruciale. Il suo controllo permetterebbe alle RSF di consolidare il dominio su gran parte del Sudan occidentale, isolando ulteriormente il governo centrale di Khartoum.

Oltre 10 milioni di persone sono oggi sfollate all’interno del Paese, e le Nazioni Unite stimano che due terzi della popolazione necessitino di assistenza urgente. Gli aiuti, tuttavia, continuano a non arrivare: le organizzazioni umanitarie denunciano continui blocchi ai convogli e la distruzione di depositi di cibo e medicinali.

“La crisi del Sudan è ormai una delle più gravi e dimenticate al mondo”, ha dichiarato un portavoce dell’Ufficio ONU per gli affari umanitari. “Senza un accordo politico e senza accesso sicuro per gli aiuti, rischiamo una catastrofe di massa”.

Intanto la comunità internazionale cerca di riaprire i negoziati tra le parti in Arabia Saudita, ma le prospettive restano incerte. Mentre la diplomazia si muove lentamente, sul terreno la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto di una guerra che sembra lontana dalla fine.

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