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Visintin: «Fermate il mondo, voglio scendere», tra la mano che salva e quella che uccide

Riceviamo dal nostro affezionato lettore Claudio Visintin un suo pensiero sulle tragedie volute e non volute dall'uomo.​ Ci sono giorni in cui il peso del mondo sembra farsi insostenibile, giorni in cui la tentazione di gridare «Fermate il mondo, voglio scendere» non è solo un modo di dire, ma un bisogno fisico, un sussulto dell’anima. È il senti…
 |  Redazione sport  |  Segnalazioni
Claudio Visintin

Riceviamo dal nostro affezionato lettore Claudio Visintin un suo pensiero sulle tragedie volute e non volute dall'uomo.​

Ci sono giorni in cui il peso del mondo sembra farsi insostenibile, giorni in cui la tentazione di gridare «Fermate il mondo, voglio scendere» non è solo un modo di dire, ma un bisogno fisico, un sussulto dell’anima. È il sentimento che mi muove oggi, da cittadino del mondo prima ancora che da abitante di questo nostro angolo di terra, mentre osservo lo specchio deformato e contraddittorio dell'umanità.
​Da un lato del globo, gli occhi si riempiono di lacrime davanti alle immagini di un terremoto terrificante, un sussulto di magnitudo 7,5 che ha seminato distruzione e morte. Ma lì, in mezzo alle macerie, ho visto anche la luce: la solidarietà planetaria che si muove, la macchina dei soccorsi, le squadre di volontari che corrono a portare conforto e beni di prima necessità. È giusto, è umano, è la parte migliore di noi che si stringe attorno a chi soffre. È la dimostrazione che sappiamo essere fratelli.
​Poi, basta girare pagina o cambiare canale per precipitare nel baratro. In altre parti del mondo, la distruzione non arriva dal ventre della terra, ma dalle mani dell'uomo. Vedo soldati che portano armi di sterminio a popolazioni inermi. Lì non ci sono soccorritori, ci sono carnefici e vittime. Lì la sofferenza è scientificamente pianificata, lucida, spietata.
​In questo buio profondo, risuonano come un faro le parole instancabili di Papa Leone, con le sue esortazioni accorate e potenti ai grandi della Terra. Ci ha ricordato, con una forza che squarcia il silenzio, che «la guerra non è mai degna dell’uomo». Il Creatore ci ha dotati di intelligenza affinché agissimo da esseri umani, capaci di empatia e di dialogo, e non da bestie che usano la tecnologia più avanzata, armi iper-tecnologiche e letali, solo per annientarsi a vicenda. Abbiamo trasformato il dono più grande, l'ingegno, nello strumento della nostra stessa condanna.
​Davanti a questo cortocircuito della storia, dove la mano che salva convive con la mano che uccide, le parole umane deviano, si inceppano. Resta solo l'impotenza di chi guarda e, con il cuore colmo di speranza ma anche di stanchezza, si rivolge verso l'alto: Dio, pensaci tu. Pensaci Tu a risvegliare le coscienze, a fermare le mani armate, a dare forza a chi soccorre.

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Parole chiave: Trieste