L’epopea di un popolo in un libro: Visintin incorona il capolavoro di Gasperutti e Umek sul calcio all'ombra di San Giusto

Riceviamo dal nostro affezionato lettore Claudio Visintin.
Caro Direttore de Il Meridiano di Trieste e Gorizia affido a lei un mio scritto sullo sport triestino professionale fino al dilettantistico.
Quell'amore infinito per il calcio all'ombra di San Giusto. Ci sono città dove il calcio è semplicemente uno sport, un passatempo della domenica, un algoritmo di numeri e schemi. E poi c’è Trieste.
A Trieste il calcio è un’epopea romantica, un sentimento fiero e struggente che si mescola alla salsedine del Golfo e si rinfresca con le raffiche di Bora. È una storia d’amore d’altri tempi, che profuma di caffè, di anime mitteleuropee e di domeniche passate con il cuore in gola, voglio celebrare questo legame indissolubile. E lo faccio inchinandomi a un’opera che è già un monumento alla memoria collettiva della nostra terra: la fatica letteraria firmata da Bruno Gasperutti e Massimo Umek. E' passato più di un anno da questa loro ultima pubblicazione ma è sempre piacevole sfogliarne le pagine.
Il loro libro non è una semplice cronaca di risultati e classifiche. È un viaggio meraviglioso, una macchina del tempo densa di aneddoti, notizie certificate e profonda nostalgia, che attraversa la storia del calcio triestino dalle origini pionieristiche fino ai giorni nostri. Sfogliando quelle pagine, sembra quasi di sentire il rumore dei tacchetti sul vecchio campo di Montebello, l'eco delle urla del "Grezar" o il ruggito moderno del "Rocco".
"Il calcio a Trieste - Le partite della storia" è una poesia scritta con passione e custodita nel cuore di un popolo intero".
Riemergono così le gesta di uomini straordinari che hanno reso Trieste una capitale del calcio: l'epopea di Nereo Rocco, il "Paròn", l'anima più autentica di un calcio fatto di arguzia, grinta e umanità; le giocate di Piero Pasinati; le corse intramontabili di Gino Colaussi. Nomi che non sono solo leggende dell'Alabarda, ma pilastri della storia del calcio mondiale.
Quella maglia alabardata che è una seconda pelle. Cosa rende così unico il tifo all'ombra di San Giusto? È la capacità di amare senza condizioni. Il tifoso triestino custodisce un orgoglio antico, una nobiltà d'animo che non svanisce con le categorie, ma che si esalta nelle difficoltà. Quella maglia rossa con l'alabarda bianca sul petto non è solo una divisa: è un'identità, un simbolo di appartenenza che si tramanda di generazione in generazione, da nonno a nipote, come il dialetto, come l'amore per il mare. Il lavoro di Gasperutti e Umek ha il merito immenso di aver cristallizzato questa passione estatica, offrendo agli sportivi (e non solo) una lettura imperdibile, piacevole e rigorosa. Un tributo doveroso a chi ha sudato per questi colori e a chi, sugli spalti, ha pianto, gioito e cantato.
Grazie per averci ricordato che le storie più belle sono quelle che parlano di noi. E un plauso infinito agli autori: il vostro libro è uno dei gol più belli di questi tempi, un bacio d'amore stampato dritto sul cuore calcistico di Trieste. Forza Unione, forza a tutto il calcio autentico dilettantistico ieri, oggi e sempre!
Claudio Visintin
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