Il corteo del Primo Maggio a Trieste, Paolo Z.: "Tanta amarezza, provocazione che riapre le ferite"

Riceviamo e pubblichiamo il pensiero di Paolo Z. sul corteo del Primo Maggio svoltosi a Trieste.
Scrivo per esprimere profonda amarezza e ferma critica in merito a quanto visto oggi tra le vie di Trieste. Ancora una volta, il corteo del Primo Maggio è stato utilizzato come palcoscenico per l’esposizione di bandiere della ex Jugoslavia con la stella rossa. Quello che dovrebbe essere un momento di unità nazionale e di riflessione sui diritti dei lavoratori si trasforma regolarmente in una provocazione che riapre ferite mai del tutto rimarginate in questa città. Vedere sventolare i vessilli del regime titino proprio nel giorno in cui si ricorda l'inizio dei tragici "40 giorni" di occupazione del 1945 è un insulto alla memoria delle vittime delle foibe e al dolore degli esuli. È inaccettabile che, nel 2026, si permetta a una minoranza di nostalgici di strumentalizzare una festa democratica celebrando simboli di un regime totalitario. Ci si chiede dove sia il rispetto per la storia di Trieste e perché le sigle sindacali organizzatrici non prendano una posizione netta e definitiva per isolare questi gruppi, che nulla hanno a che fare con le moderne tutele del lavoro. Trieste merita di guardare al futuro senza dover subire ogni anno questo anacronistico e offensivo sfregio ideologico.
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