Marchesich: "Perchè qui il 25 aprile è un'altra storia"

Esiste una tendenza a voler omologare la storia d'Italia sotto un'unica data. Ma per Trieste e il Litorale Adriatico, il 25 aprile 1945 racconta una realtà diversa, molto più cruda e complessa.
Un "bicchiere di vetro" tra vasi di metallo
Fin dal 9 settembre 1943, Trieste cessò di essere territorio italiano per diventare il cuore dell’OZAK, una provincia amministrata direttamente dal Terzo Reich. Qui, la Resistenza locale (il CLN triestino) si trovò in una posizione drammatica: un bicchiere di vetro stretto tra due vasi di metallo.
Da una parte l’implacabile macchina bellica tedesca della Wehrmacht; dall'altra l’avanzata travolgente della IV Armata jugoslava di Tito.
In questo scontro tra titani, lo spazio per l'insurrezione civile italiana fu quasi nullo: il destino della città era nelle mani degli eserciti regolari.
L’ultima battaglia del Fronte Orientale
A testimoniare quanto Trieste fosse un caso a parte, basta guardare le lapidi al Cimitero di Sant'Anna. Tra le file dei partigiani jugoslavi che assaltavano i bunker tedeschi a Opicina e nel centro città, cadevano anche numerosi soldati dell’Armata Rossa.
Erano militari sovietici fuggiti dai campi di prigionia tedeschi che scelsero di combattere l'ultima battaglia proprio qui, sull'Adriatico.
Ancora oggi, la presenza del console russo a Sant'Anna ci ricorda che Trieste non fu un affare interno italiano, ma l'appendice finale e sanguinosa del Fronte Orientale.
La "Corsa" e la Guerra Fredda
Il 25 aprile a Trieste non ci fu la fine delle ostilità. La città fu l'obiettivo di una corsa militare senza tregua:
I tedeschi arroccati nelle fortificazioni del Carso.
Gli jugoslavi pronti a tutto per occupare la piazza prima degli Alleati.
I neozelandesi che arrivarono solo il 2 maggio, a giochi quasi fatti.
Mentre il resto d'Italia deponeva le armi, Trieste diventava il primo fronte della Guerra Fredda.
Celebrare queste date senza contestualizzare l'eccezionalità di Trieste significa ignorare il sacrificio di chi si trovò schiacciato da forze geopolitiche immense, in una terra dove la pace tardò anni ad arrivare.
Ultimo ma non per importanza: dai vincitori, alla soccombente Italia, fu concessa l'amministrazione provvisoria di Trieste quasi un decennio più tardi, nel 1954. Ma questa è un altra storia.
Giorgio Marchesich, portavoce della Federazione del Territorio Libero di Trieste confederata con il Patto per il Nord
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