Restaurata la tomba Sartorio con la "religione velata"

Uno dei monumenti funerari più antichi e interessanti dell’intero complesso cimiteriale di Sant’Anna, la tomba Sartorio, con la statua in marmo di Carrara della “Religione velata”, opera dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino, famoso per aver realizzato, il “Cristo velato” della cappella Sansevero a Napoli negli anni ‘50 del XVIII secolo,...
 |  Francesco Tremul  |  Attualità

Uno dei monumenti funerari più antichi e interessanti dell’intero complesso cimiteriale di Sant’Anna, la tomba Sartorio, con la statua in marmo di Carrara della “Religione velata”, opera dello scultore napoletano Giuseppe Sanmartino, famoso per aver realizzato, il “Cristo velato” della cappella Sansevero a Napoli negli anni ‘50 del XVIII secolo, è da ieri restaurata, recuperata e valorizzata nella sua notevole bellezza.

Sul posto l’assessore agli Affari generali – Servizi funebri e cimiteriali Michele Lobianco, il direttore del Servizio Verde pubblico Andrea de Walderstein, le dott.sse Claudia Crosera e Nicoletta Buttazzoni per la Soprintendenza, il presidente della FondazioneCRTrieste Tiziana Benussi, Massimo Carratù, responsabile Gestione tecnica clienti AcegasApsAmga e la dott.ssa Claudia Ragazzoni di Opera Est Conservazione e Restauro, hanno illustrato il valore e il significato dell’importante intervento di restauro, del valore di quasi 15 mila euro, realizzato con il contributo della Fondazione CRTrieste.

“E’ un’opera straordinaria quella restaurata e presentata oggi e che la città accoglie nel colonnato monumentale del cimitero di Sant’Anna” -ha detto l’assessore Michele Lobianco – sottolineando “l’importante lavoro svolto in collaborazione tra Comune, Soprintendenza, Fondazione CRTrieste, impresa e AcegasApsAmga”. “E’un’ opera che il prof. Franco Firmani ha scoperto all’interno di questo luogo e che è una tra le sculture più preziose e pregiate presenti nella della nostra città”. Il restauro della tomba della famiglia Sartorio assume così la valenza di “progetto pilota” per altre 11 le tombe di grande rilievo (realizzate da altri importanti scultori tra otto e novecento come Luigi Ferrari, Pietro Magni, Giovanni Depaul, Luigi Conti, Angelo Cameroni) il cui onere di manutenzione è del Comune, impegnato anche nel restauro delle parti architettoniche del colonnato monumentale, patrimonio artistico della Città.

La tomba della famiglia Sartorio è collocata nella campata 53 del colonnato monumentale e rappresenta uno dei monumenti funerari più antichi e interessanti dell’intero complesso monumentale. La tomba venne data in concessione alla famiglia nella seconda metà dell’Ottocento, la scultura posizionata al suo interno, ovvero una donna che raffigura la “Religione”, venne realizzata ancora prima della fondazione dello stesso Cimitero. Opera del celebre scultore napoletano Giuseppe Sanmartino (autore del Cristo velato) fu realizzata nel 1786 per la cappella dei Régine a Forio d’Ischia, dalla cui sacrestia scomparve dopo il 1853 e fu successivamente collocata nel Cimitero di Trieste tra il 1870 e il 1886, per volere del barone Pietro Sartorio (1796-1890) ricco mercante e collezionista proveniente da una nota famiglia originaria da Sanremo, che nel 1775 aprì una filiale di commercio a Trieste.

Il monumento funerario della tomba Sartorio presenta la figura allegorica della “Religione”, realizzata in marmo di Carrara, velata, con nella mano sinistra una croce, posta sopra il libro aperto dei Vangeli, che sta davanti alle tavole della legge emblema dell’antico Testamento. La figura è intenta a calpestare con la gamba sinistra “sopra la pietra quadra della Chiesa, la maschera dell’ipocrisia, le carte delle false dottrine e i serpentelli dei vizi”, cioè gli emblemi della “menzogna e dell’ipocrisia”; con il piede destro caccia un amorino profano senza ali, bendato e capovolto, oggi acefalo, simbolo del male o del peccato che tiene in mano una candela con avvolta una piccola serpe.

Come già evidenziato il prof. Franco Firmiani, che per primo si è occupato della ricostruzione della storia di questo monumento funerario, nella prima dettagliata ricognizione delle tombe più illustri del Cimitero monumentale di Trieste, redatta da Vincenzo de Drago nel 1870, non c’è traccia di questa importante sepoltura. Il che viene considerato un termine post quem per la sua collocazione in situ. Come termine ante quem si ricorda il 1886, anno in cui il monumento è descritto da Marino Miliegi sul giornale “Il Mattino”, in un testo dal titolo “La città dei morti. Saggio sui cimiteri di Trieste”. Miliegi, a proposito di questa tomba diceva: “Il monumento della famiglia Pietro Sartorio conta già oltre un secolo. La polvere e le intemperie hanno influito sul marmo delle statue, dando loro una tinta giallognola. Una figura di donna, completamente ravvolta in un velo, con un cuore fiammeggiante nella destra e con la sinistra appoggiata ad una croce, calpesta i simboli della menzogna e dell’ipocrisia. Quella è la Religione. Ai piedi un puttino caduto rappresenta probabilmente il peccato, il male. Sopra uno scudo, a piè del gruppo, si leggono le parole latine: “RELIGIO/MUNDA ET/IMMACVLATA”. L’autore di questa composizione fu Giuseppe San Martino, napoletano, il quale la eseguì nel 1776”. Un’opera di un artista napoletano quindi, collaboratore ed erede dell’attività dello scultore veneziano Antonio Corradini (Venezia 1688 – Napoli 1752) con cui aveva lavorato alla Cappella Sansevero per il principe Raimondo de’ Sangro a Napoli. E’ infatti proprio il Sanmartino l’autore del famosissimo “Cristo velato” scolpito nel 1752, che Antonio Corradini aveva ideato ma che non era riuscito a concludere prima della morte avvenuta proprio in quell’anno, lasciando così allo scultore napoletano la possibilità di realizzare la magnifica scultura.

Il Comune di Trieste ha dato avvio a un ampio intervento di riqualificazione e risanamento conservativo del colonnato monumentale nel Cimitero di Sant'Anna, risalente alla prima metà del XIX secolo che è un importante esempio di arte neoclassica a Trieste. Attualmente risultano ultimati i primi due lotti d'intervento, che hanno il comportato la spesa di 750.000 euro. I lavori hanno visto il rifacimento della copertura, dei lucernari conservati nella loro struttura originale. Un terzo lotto conclusivo dei lavori è già stato programmato e comporterà una spesa di circa 500.000 euro, intervenendo sulle aree coperte e in particolare sul rifacimento degli intonaci delle arcate, sul restauro delle colonne e sulle pavimentazioni”.

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