UniTS ripopola le "foreste" di alghe

Ha preso avvio a maggio a Capri un'iniziativa del team di algologi dell’Università di Trieste che si occupa di ripristino ambientale dei fondali marini e che ha coordinato il progetto europeo Roc-PopLife che ha portato al ripopolamento delle foreste marine nelle aree protette delle Cinque Terre e di Miramare. Le foreste marine, al pari di quell...
 |  Francesco Tremul  |  Attualità

Ha preso avvio a maggio a Capri un'iniziativa del team di algologi dell’Università di Trieste che si occupa di ripristino ambientale dei fondali marini e che ha coordinato il progetto europeo Roc-PopLife che ha portato al ripopolamento delle foreste marine nelle aree protette delle Cinque Terre e di Miramare.

Le foreste marine, al pari di quelle terrestri, rappresentano uno degli habitat più produttivi e importanti che stanno rapidamente scomparendo in tutto il Mediterraneo. Le cause della loro scomparsa sono molteplici e la perdita di queste foreste inevitabilmente comporta una perdita critica dei servizi ecosistemici associati come la pesca e la mitigazione dei cambiamenti climatici.

Il metodo sviluppato dall’Università di Trieste è applicato ormai in diverse aree del Mediterraneo e riconosciuto dalla Comunità Europea come buona pratica di riferimento per il restauro marino.

"A Trieste - spiega Annalisa Falace, docente di Algologia dell’Università di Trieste - abbiamo iniziato 15 anni fa ad occuparci del restauro ecologico di un’alga bruna che colonizza i fondali del Mediterraneo formando foreste ricche di biodiversità, capaci di produrre ossigeno e abbattere la CO2. Negli anni abbiamo sviluppato e testato metodi di coltura di queste alghe per riforestare le aree desertificate in modo eco-sostenibile".

Nei prossimi mesi il gruppo di ricerca dell’Università di Trieste sarà impegnato in attività di riforestazione dei fondali marini capresi. L’obiettivo è ripristinare la biodiversità dei Faraglioni dopo la desertificazione causato dalla pesca illegale del dattero di mare, attraverso un’azione concreta di restauro ecologico delle "foreste" marine, protette da direttive europee e accordi internazionali.

"A Capri – prosegue Annalisa Falace – stiamo lavorando su popolamenti superficiali e profondi oltre i 40 metri, utilizzando per la prima volta anche altri approcci innovativi recentemente sviluppati dal nostro gruppo di ricerca, perché l’intervento di ripristino abbia la massima efficacia con il minimo impatto sui Faraglioni, che rappresentano un ambiente estremamente delicato e di pregio non solo dal punto di vista biologico ed ecologico ma anche paesaggistico".

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