I quattrocento e l'ultramaratona.

I quattrocento e l'ultramaratona.
 
di Andrea Comisso 
 
 
Strade diverse, lo stesso traguardo.
Un guizzo esplosivo o una lenta fatica.
Come accadde?
Con orrenda semplicità.
La velocista non si accorse nemmeno dello sparo di partenza. Era lì per fare altro, ma l'amico la sbattè sui blocchi.
La fondista, invece, era pronta sulla linea, da una vita. Sapeva della gara. Era questione di tempo.
Partenza bruciante e partenza in sordina.
Per la giovane, dopo pochi metri, venne la prima martellata: inaspettata, al ginocchio.
Per l'esperta, dopo arrancati chilometri, il primo morso della fame. Ma era un ospite preannunciato; lo accolse quasi con sollievo.
Il nastro finale, la giovane lo intravide subito, in lontananza. Ma lei, proprio non aveva pensato di dover correre già oggi.
Oggi? Ma siamo matti! Aveva tutta la vita davanti. Invece...
Una martellata, più forte, le spaccò il costato. Il pubblico urlò, in visibilio: "ancora, ancora!"
E un'altra, in faccia.
Lenta, invece, ed in silenzio, l'altra andò avanti, con flemma.
Controllò la sete e si rifugiò nei ricordi, mentre pian piano la distanza s'accorciava. Carezzò il gatto, che miagolava triste.
Strade diverse, la stessa morte al cancello, in attesa.
Carol, o Charlotte, tra schizzi e terrore, giunse al traguardo in pochi secondi.
Un colpo impietoso le ruppe la testa.
L'anziana resistette, a lungo, poi smise, sfiancata. Abbassò gli occhi, il respiro inciampó nei denti, si arrese e abbandonò la gara. Il gatto si appallottolò sulle ginocchia e si addormentarono assieme.
..questa è la coperta consolatoria: poi rimane la nuda cronaca, oscena, di una ragazza ammazzata da un omuncolo, e fatta a pezzi. E di una vecchietta, che ha salutato il mondo in poltrona, morendo di fame e di solitudine.
Forse, con il viso del figlioletto e il miagolio del gatto, in risposta ai loro ultimi singulti di vita.
C'è qualcosa da fare?
Abbiamo delle colpe?
No, per quanto è successo non le abbiamo, io credo.
Ma abbiamo nette responsabilità educative per evitare che si ripeta.
Parliamo ai nostri figli, agli amici, a chi incontriamo.
Non corriamo dietro a obiettivi clamorosi, oggi che le ferite sono umide, per dimenticare tutto la mattina dopo.
Ma contagiamo chi ci è accanto, e chi ci incrocia, con quotidiano buon senso e con l'esempio.
Facciamolo, e basta!
Altrimenti saremo corresponsabili dei drammi di domani.


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