Svuotato il Silos grazie al G7 e all'arrivo del Papa, Emme Zeta: "Il problema dei migranti rimane, ci vuole rispetto e dignità"
| Redazione sport | Commento del giorno
Come avevamo ampiamente preannunciato, c'è voluto l'arrivo di Papa Francesco (e del Presidente Mattarella) e un evento internazionale come il G7 Istruzione, per smuovere le acque"putride" del Silos divenuto, suo malgrado, rifugio indegno ed incivile per gli immigrati (richiedenti asilo e non) di passaggio nella nostra città. Fatta l'ordinanza di sgombero un paio di settimane fa', il Borgomastro si è subito gonfiato il petto dopo l'operazione, invero ordinata e rispettosa, che ha liberato il Silos da quella umanità, povera e disgraziata, che vi aveva trovato un temporaneo rifugio, in totale mancanza di dignitose alternative offerte dalle istituzioni cittadine.
Dove sono andate le circa 160 persone identificate al Silos? Stando alle notizie apparse, sono state trasferite in altre regioni del Nord Italia, applicando finalmente quella solidarietà tra regioni e quel principio di "alta rotazione" da tempo predicato dal nostro ministero dell'interno ma che trova (almeno sinora) grande difficoltà a venir applicato sulla rotta balcanica.
In un'ora e venti, così raccontano le cronache, l'operazione era terminata.
Quale è la morale di questa operazione? Una sola: che si doveva e si poteva procedere prima! Cosa succederà dei prossimi migranti che inevitabilmente, come un fiume carsico, appariranno in città? Com'è risaputo, l'alternativa dell'ex Ostello scout di Campo Sacro appare, al momento, di difficile praticabilità. Infatti, se non abbiamo capito male, si tratta di una struttura che, a regime, potrà ospitare in tutto, oltre agli ottanta migranti che vi trovano alloggio già oggi, altri ottanta e solo grazie ai dodici moduli abitativi /container che i volontari dell'Unhcr (l'associazione Onu per i rifugiati) monteranno nel terreno. E tutti gli altri? Per strada, in Piazza Libertà come sta accadendo in questi primi giorni di caldo estivo oppure negli ampi magazzini di Porto Vecchio dove, a quanto consta, i migranti si sono già distribuiti in base alla provenienza etnica.
E torniamo alla considerazione da cui siamo partiti: lo sgombero (che rappresenta in ogni caso un elemento positivo rispetto alla preesistente situazione di degrado) è, davvero, come nelle parole e negli auspici del Sindaco Dipiazza e del Governatore Fedriga la soluzione del problema? Visto quanto sta accadendo in Piazza Libertà ed in Porto Vecchio, non ne siamo affatto sicuri. Vengono in mente le bellissime parole scritte in una recente lettera dal vescovo di Trieste Trevisi: "io penso che il bene delle persone deve essere il criterio fondante di ogni intervento. La chiusura del Silos è stata da tutti auspicata..un luogo che non è degno per chi per mesi vi stazionava in attesa di essere alloggiato in una struttura per richiedenti asilo e che non è degno per Trieste, con la sua Storia intrisa di tante ferite cui non bisogna aggiungerne altre... Io non ho l'ambizione di avere soluzioni facili per problemi complicati. Sono solo contento che i giovani del Silos siano trasferiti in strutture dove possano avere un letto, servizi igienici e una prima accoglienza in attesa che venga valutata la loro posizione. Ma sgomberare il Silos non basta perché i migranti continueranno ad arrivare e i nostri dormitori sono pieni. Spero che il meccanismo dei trasferimenti funzioni: altrimenti - sottolinea Trevisi - chiudiamo il Silos, ma troveremo questi giovani accampati in altri angoli della città". Parole profetiche, verrebbe da dire perché è proprio quello che sta accadendo tanto che il presule si è sentito in dovere di dare alcune indicazioni per evitare che il dramma del Silos rischi di ripetersi a breve in altri siti. "Il trasferimento dei migranti del Silos in più dignitose strutture è solo l'inizio di un processo, per il quale occorreranno altri passi importanti: l'adeguamento di altre strutture e i trasferimenti dei richiedenti asilo. E perché questo sia possibile, occorrerà collaborare e vigilare. Ne va delle dignità dei migranti, e anche nostra". Capito, caro Sindaco? Lo sgombero del Silos, di per sé, non ha risolto alcun problema! Ci vuole rispetto, dignità, collaborazione per dare risposte a quella che è, a tutti gli effetti, un'emergenza umanitaria. E ci sono almeno altri due aspetti da tener presenti per avere una più chiara consapevolezza del problema. Il primo riguarda l'entità complessiva del fenomeno che, secondo i dati di recente diffusi (e parliamo di quelli forniti dalle associazioni sul campo perché quelli ufficali della Prefettura registrano solo i migranti rintracciati), conta nel 2023 su più di 16 mila migranti, di cui quasi tre mila minori stranieri non accompagnati, con una crescita complessiva di oltre il 20 % sul 2022. Crescono anche i nuclei familiari, oggi pari all'11 % del totale, in aumento del 120 % sul 2022. Quanto ai minori non accompagnati abbiamo appreso, con stupore, che Trieste "assiste" non solo quelli che arrivano dalla rotta balcanica, ma anche quelli "trasferiti" da altre regioni, senza che nessuna, tra le istituzioni interessate, possa fare alcunché, a normativa vigente, per arginare il fenomeno gestito direttamente dalle associazioni di volontariato, spesso scavalcando i comuni coinvolti. Su quest'ultimo punto, siamo perciò perfettamente d'accordo con chi, nell'attuale maggioranza di centro destra, chiedere di mettere un limite a questo "scambio", foriero, come dimostrato da recenti casi di cronaca, di risse e di episodi di bullismo tra minori, cui non eravamo abituati a queste latitudini.
Quanto ai numeri complessivi dei richiedenti asilo (al 68 % provenienti dall'Afghanistan e al 12 % dal Pakistan) con una più strutturata rete di accoglienza provvisoria e con un meccanismo continuativo di trasferimenti tra regioni, siamo dell'opinione, come autorevolmente affermato anche da monsignor Trevisi, che siano numeri gestibili nella dignità e nel rispetto della persona umana, anche perchè la maggior parte di queste persone cerca a Trieste solo una breve sosta e poi riprende il cammino verso altre destinazioni europee.
Crediamo che per Trieste questo sia un obiettivo raggiungibile e rispettoso della sua storia di accoglienza e della sua umanità. Siamo perfettamente consapevoli che quella prospettata non sia la soluzione del problema, ma sia solo una prima, parziale risposta ad un fenomeno complesso ed articolato che ci riserviamo di affrontare in altra occasione.
EMME ZETA
Parole chiave: Primo piano, Trieste







