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Triestina-Alcione il giorno dopo, Gasperutti: "Puniti due errori difensivi, lassù qualcuno non ci ama"

Nel gelo del Rocco in una serata poco adatta al calcio e davanti a pochi intimi, l’Alcione batte la Triestina (2-1) e la indirizza una volta per tutte sulla strada che porta alla serie D. Poche erano in partenza le speranze di recuperare l’assurdo handicap iniziale, ma la squadra ce l’ha messa pro…
 |  Redazione sport  |  Serie C
Bruno Gasperutti durante la gara

Nel gelo del Rocco in una serata poco adatta al calcio e davanti a pochi intimi, l’Alcione batte la Triestina (2-1) e la indirizza una volta per tutte sulla strada che porta alla serie D.

Poche erano in partenza le speranze di recuperare l’assurdo handicap iniziale, ma la squadra ce l’ha messa proprio tutta disputando generosamente e con buona attitudine il girone di andata.

Purtroppo i danni fatti precedentemente in cabina di regia erano troppo rilevanti e difficilmente recuperabili senza il sostegno della buona sorte, perché nel lungo cammino della stagione, anche ogni mezzo passo falso sarebbe suonato come una condanna. Già la partenza è stata ad handicap; costretta a cedere tutto quello che poteva cedere, fatto il mercato in entrata in poche ore all’ultimo giorno, quando “generosamente” la Figc l’ha concesso e raccattando quello che era possibile per puntellare la squadra, la “mission impossible” avrebbe dovuto avere una buona dose di fortuna per essere indirizzata sulla strada giusta. Purtroppo ciò non è stato e pur disputando la squadra sempre delle buone partite, non è stata mai aiutata dalla dea bendata, anzi se possibile, c’è sempre stata la sensazione maligna che lassù “ove si puote”, qualcuno non ci amasse.

Lungo preambolo per parlare di una partita come tante altre di questa stagione infausta, dove la squadra come sempre non ha demeritato, ma ha denunciato le solite lacune di organico, la fragilità della sua fase offensiva, qualche singolo svarione in fase difensiva e poi tanta malasorte che l’ha comunque sempre accompagnata.

Come si può constatare ho enunciato una serie di tante piccole cose negative che sommate una all’altra portano ad una somma finale troppo pesante da superare per risalire una montagna troppo impervia: questa è la verità, nonostante tutta la buona volontà degli interpreti principali da individuare nello staff tecnico che si è succeduto nel girone di andata e nei giocatori scesi in campo, che mai hanno lesinato il loro impegno.

Anche ieri sera la squadra non ha demeritato, ma puntualmente ha denunciato le ben conosciute lacune di organico. La difesa ha retto sufficientemente ma ha commesso due grossi svarioni che puntualmente sono stati puniti: due reti ampiamente evitabili, ma che sono risultate impossibili da colmare e anche lo avesse fatto, non sarebbe stato sufficiente per dare impulso alle velleità di raggiungere il traguardo sperato. Anche i nostri avversari serali hanno commesso qualche ingenuità difensiva, ma non siamo stati altrettanto abili a punirli, un po’ per sfortuna o interferenza esterna, ma tanto per fragilità attitudinale della nostra fase offensiva.

Tesser ha presentato come terminale offensivo il giovane Kljajic che fino a quest’anno non aveva mai calcato i terreni di gioco nel calcio professionistico. Il ragazzo ha del talento che deve essere ancora plasmato e che deve essere accompagnato in una fase graduale di crescita, purtroppo si è ritrovato lanciato in un compito che attualmente non è nelle sue corde. E’ ancora acerbo, sembra un pulcino sbattuto in un compito troppo grave per lui e sicuramente non è in grado di sostenere da solo tutto il peso della fase offensiva di squadra che deve salvarsi, battersi col coltello tra i denti, fare a sportellate con gli arcigni difensori della terza serie.

Poi diciamola tutta: “le nuove regole” volute dai vertici del calcio moderno e lo sottolineo sostenute dai media e dall’ignoranza volutamente partigiana dei frequentatori dei web contemporanei, non aiutano chi vuole fare calcio. Oramai tutto è consentito, dagli spintoni dietro alle spalle, agli abbracci pitoneschi, anzi; tanto poi si trova sempre quelli che tanto per fare caciara, sostengono le più svariate tesi inventando regole e codicilli che rendono il nostro calcio (però quello tipicamente italiano, perché all’estero tutto è più sfumato e meno permeato di quella aleatorietà troppo presente da noi), sempre meno godibile e sempre più furente e irritabile. Purtroppo anch’io oramai ho perso la ragionevolezza e troppo spesso m’inerpico come tanti che il calcio lo seguono da …. domani, nel cercare di interpretare regole, sottigliezze procedurali e norme che cambiano settimanalmente. Ma il calcio è un gioco che per oltre 100 anni è stato semplice, con poche regole che lo rendevano scorrevole e piacevole; certo gli errori ci sono sempre stati, ma erano umani, il più delle volte accettati, altre contestati ma sempre nei limiti: oggi non è più così.

Ieri sera per l’ennesima volta ho rivisto la pesantezza che grava sul nostro calcio, che sta avendo una deriva che sembra senza fine e senza limitazioni. E’ stato un episodio arrivato al 38’ del primo tempo e che poteva cambiare l’inerzia di una stagione per l’Alabarda: un pallone vagante proveniente da un angolo, è pervenuto a Moretti appostato sul secondo palo dentro l’area piccola. Il tap-in sembrava quasi banale, anche se un difensore sulla riga avrebbe potuto intercettare il tiro, ma il suo controllore oramai battuto e alle sue spalle è quasi franato su di lui cercando di impedire il tiro. Episodio banale a prima vista, con il calcio che tutti noi abbiamo conosciuto, voglio ripeterlo per oltre 100 anni, non ci sarebbero state discussioni: rigore e magari espulsione (Milan-Napoli di quest’anno docet) facili da assegnare e infatti l’arbitro molto ben appostato a pochi metri, lo concede. Da qui la stortura, perché la disperata quanto ovvia richiesta dei nostri avversari della Fvs, richiama l’arbitro a ricontrollare il tutto. Un’azione dinamica in movimento di facile lettura, viene così vivisezionata con frammenti, rallentamenti, fermi immagine che porta poi il signore che dirige, a dare una sentenza che non è quella visiva, ma cinematografica. Ora io vorrei sapere da questo signore, come ha interpretato l’intervento del difensore che era alle spalle del nostro giocatore, che sicuramente gli dà un’ancata abbattendolo, che probabilmente gli tocca anche il piede nel cercare di contrastarlo nel tiro, che non tocca il pallone che infatti prosegue nella sua corsa e che mai e poi mai avrebbe potuto anticipare l’attaccante, perché era in posizione irrimediabilmente svantaggiata. Qualcuno ha detto che ha sfiorato il pallone? Fatto che non si vede perché il pallone non cambia giro e prosegue la sua corsa, perdipiù decisamente marginale e ininfluente perché successivo all’impedimento falloso di conclusione del nostro giocatore a 5 metri dalla porta. Voglio concludere dicendo che non voglio affermare che la Triestina ha perso per questo e che oramai probabilmente sarà condannata, la sua stagione è stata inficiata da ben altri problemi interni molto più determinanti, ma affermo che tutti questi episodi negativi, e sono stati una ventina, hanno appesantito una situazione che sportivamente e sul campo aveva cercato di rimediare lottando con tutte le sue forze.

Oggi và così, comunque nel bene e nel male sempre Forza Unione e mi voglio associare a quella splendida curva di ieri sera, che ha sostenuto senza interruzione la squadra per tutta la partita e poi anche oltre. Forza Triestina la tua storia non finisce qui.

BRUNO GASPERUTTI      

 

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