Triestina-Pro Patria il giorno dopo, Gasperutti: "Prestazione sottotono ma azzeccati i cambi"
Quegli ultimi minuti che tante amarezze avevano portato alla Triestina nel recente passato, questa volta sono dolci e lasciano ancora vivo il miraggio per una salvezza che è ancora molto lontana.
Certo se i bustocchi avessero fatto bottino pieno o anche avessero portato a casa quel pareggio che stava maturando, avrebbero inchiodato definitivamente la bara funeraria alla nostra amata Unione.
Per fortuna dobbiamo dirlo, la dea bendata che ci aveva voltato le spalle durante tutta questa prima parte di stagione, questa volta ci ha sorriso: non ha staccato la spina, ma ci ha dato una bella boccata di ossigeno.
Il gol di Renelus al 47’, cioè ad inizio ripresa, ha acceso una partita piatta che scorreva via senza grosse emozioni e che vedeva una Pro Patria giocare al piccolo trotto, rintuzzando abbastanza facilmente il gioco senza inventiva degli alabardati, che solo in qualche occasione riusciva a ripartire mostrando di ribellarsi alla monotonia, dando qualche scossone.
Dopo una brutta prima frazione, si pensava che nella ripresa la squadra sarebbe partita con il sangue agli occhi, per indirizzare la delicata gara che soprattutto per lei era questione di vita o di morte. Invece è arrivata la rete dei tigrotti che è stata una vera mazzata e subito dopo una azione similare sempre partita dal piede educato di Di Marco, per poco non trovava la deviazione sottomisura di Renelus, sempre lui, ma per fortuna da questo momento i biancoblù ospiti non si rendevano più pericolosi. Che sia stato anche grazie alle cervellotiche sostituzione avvenute nelle loro file, che vedevano uscire proprio i due uomini che fino a quel momento erano stati i protagonisti tra le loro file? Certo che noi non sappiamo le condizioni psicofisiche dei giocatori in campo, soprattutto degli avversari, ma dalla tribuna superficialmente parlando, non avrei mai sostituito Di Marco e Renelus.
Il gol annullato a Ionita per fuorigioco millimetrico, ma che a prima vista c’era, ha in un primo momento creato sconforto soprattutto sugli spalti semivuoti, però la squadra non si è demoralizzata e ha continuato ad attaccare mentre la Pro perdeva vigore e dimostrava di non essere troppo attrezzata.
Mi dispiace per la simpatica squadra dei tigrotti che a me è sempre stata cara, ma a mio modesto parere è la squadra più fragile e debole vista ad oggi giocare contro la Triestina. Poco dopo il pareggio di Vertainen, in un batti e ribatti dopo una splendida imbucata di Gunduz per Jonsson che tirava sul portiere in uscita e il rosso a Bagatti in campo da 3 minuti, che entrava in maniera sconsiderata a gamba alta sul viso di Voca, indirizzava la partita definitivamente.
A questo punto i cambi dei lombardi e l’uomo in meno davano un grosso vantaggio agli alabardati ed è qui che a mio avviso è mancata un po’ la Triestina: non ho visto la determinazione e la cattiveria agonistica che ritenevo necessaria, per una squadra che doveva assolutamente fare risultato pieno: “conditio sine qua non” per continuare a sperare.
Tesser a differenza del suo dirimpettaio, ha però azzeccato i cambi dando più vigore alla sua formazione, ma la serata per taluni non era delle migliori. Vicario subentrato all’impalpabile Kljajic, a destra ha dato più vivacità perché rendeva ogni pallone pericoloso, in quanto puntava sempre l’uomo. Non sarà un crack il ragazzo che rappresenterà la Triestina ai mondiali con il suo Curacao, ma pur con i suoi limiti, è uno dei pochi giocatori verticali della squadra, è veloce e punta la porta. Ieri è entrato bene, ha colpito un palo a portiere battuto e ha dato l’abbrivio all’azione del gol vittoria, con una sua incursione e cross dalla destra, poi rimesso in mezzo dal lato opposto da Vertainen per la testa di Faggioli. Anche Faggioli si è finalmente sbloccato, fino ad ora era stato simbolo di generosità e applicazione; anche ieri pur acciaccato aveva dato disponibilità all’impiego e la sua voglia di rendersi utile è stata finalmente premiata con uno splendido gol da vero attaccante d’area. Che sia buon auspicio per un futuro migliore, le reti delle nostre punte finora tanto bistrattate? Ieri il centrocampo non mi è piaciuto, tutti sono sembrati sottotono e nessuno si è elevato sugli altri, lasciando i tigrotti trotterellare e gestire la partita a ritmi non adatti ad una gara così delicata. Certo tutti hanno lottato e prodotto qualche azione rilevante, ma non hanno mai dato continuità alla manovra troppo spezzettata e saltuaria, non hanno cercato un pressing costruttivo di squadra e non individuale che non produceva nulla. Una serata no può capitare a tutti, ma il reparto migliore della squadra, ieri sera si è fatto irretire dal gioco scolastico e nemmeno troppo aggressivo degli avversari, sbagliando troppi passaggi e dando poco ritmo e continuità alla loro azione. La difesa che non dobbiamo dimenticare mancava di 3 titolari su 4: Silvestro, Silvestri e Tonetto, si è ben disimpegnata contro un attacco che in verità è sembrato un po’ troppo fumoso e impalpabile. Però nell’occasione del gol subito, si è fatta sorprendere in maniera troppo scolastica, dapprima con il posizionamento e le scelte di Pedicillo che terzino non è, poi con la libertà concessa a Renelus di battere al volo indisturbato a pochi metri dalla porta. Per il resto ha fatto pienamente il suo dovere e ha consentito a Matosevic di passare una serata tutto sommato tranquilla. Il risultato positivo è comunque pienamente meritato e nel finale di gara avrebbe potuto essere più vistoso, visti i contropiedi avuti in superiorità numerica, malamente sprecati dagli alabardati sempre per scelte tecniche sbagliate: attenzione che a volte gli sprechi si pagano. Una vittoria importante per il morale, per ridare vigore un po’ a tutto l’ambiente un po’ depresso e per tanti motivi che è inutile elencare, ma le presenze risicate sugli spalti stanno a dimostrare che c’è una frattura tra la tifoseria e la proprietà; la squadra non c’entra, perchè fa in pieno tutto il suo dovere. Troppo lontana e poco loquace la proprietà. Il tifoso italiano ha bisogno di sentire il calore, l’entusiasmo per i suoi colori, forse un passettino di avvicinamento dovrebbe farlo chi di dovere e adattarsi ai nostri costumi, più che continuare nelle abitudini asettiche anglosassoni, che alle loro latitudini saranno funzionali, ma che con i popoli caldi latini non hanno nulla a che vedere. Credo che dovrebbe essere nominato un general manager che conosca il calcio italico e soprattutto quello delle serie inferiori: un Marotta della serie C, che lo scorso anno era stato ben individuato in Delli Carri, anche per togliere un po’ di pressione dalle spalle del povero Tesser, che è sempre l’unico che ci mette la faccia; ma il suo compito è quello di fare calcio e non quello di dare spiegazioni su altre situazioni societarie. Anche l’aumento dei prezzi fa parte di quanto sto dicendo. Io che sono più attempato, ricordo che quando si giocavano nei tempi passati partite importanti, decisive per il futuro della squadra, per incentivare il pubblico e avere il loro sostegno, venivano abbassati i prezzi…. ricordo da 1000 lire a 500!!! Immaginate a quali tempi mi riferisco e il pubblico rispondeva sempre!! Non devo fare i conti in tasca a nessuno perché non è il mio compito, ma faccio una considerazione: per una Società che ha le possibilità economiche della nostra e che ha sborsato un paio di decine di milioni di euro per fare calcio a Trieste, quanto può incidere l’aumento dei prezzi allo stadio che può valere più o meno 10/20 mila euro? Voglio alla fine fare ancora una considerazione sulla situazione del calcio italiano in generale. Il Rimini è stato escluso dal campionato, ma la Covisoc? Bastava informarsi sulla proprietà della squadra e si sapeva come sarebbe andata a finire, ma evidentemente in Covisoc, guardano solo l’ora di arrivo dell’iscrizione sulla quale sono tassativi, non è importante se poi le Società sono in grado di assolvere ai loro impegni, magari in ritardo….. e li vanno giù duri con penalizzazioni a cascata. Abbiamo un presidente federale che mette fin d’ora le mani avanti in caso di eliminazione dai mondiali e sarebbe la terza consecutiva: “non ho l’obbligo di dimettermi in caso di eliminazione e avendo la maggioranza dei consensi resterò al mio posto”. Ora non è comprensibile o razionale fare “harakiri” alla giapponese maniera, ma un po’ di vergogna e la ricerca di un luogo molto appartato per nascondersi…no? Poi il problema che sembra insolubile degli arbitraggi “ad minch..” con regole che di volta in volta qualche massimo dirigente deve spiegare e che valgono solo 7 giorni, perché la settimana dopo vengono regolarmente disattese. E allora il via a nuove giustificazioni più o meno plausibili, che però sono avvalorate puntualmente sul web da tifosi di parte e quel che è peggio e non scusabile, da giornali specializzati che per la territorialità a cui si rivolgono, si abbassano a giustificare e scusare qualsiasi nefandezza compiuta. Siamo il paese dove al lunedì passiamo più tempo a parlare di episodi o di errori arbitrali che di calcio giocato e qui mi ci inserisco anch’io, che cado spesso in questo tranello. Ma siamo il paese dei campanili ma da sempre; è inutile: siamo su scherzi a parte! COMUNQUE SEMPRE: FORZA UNIONE!
BRUNO GASPERUTTI



