Triestina-Ospitaletto il giorno dopo, Gasperutti: "Marino bravissimo, dirigenza superficiale"
Seconda partita consecutiva al Rocco sempre in uno scenario surreale e secondo pareggio che lascia l’amaro in bocca, ai pochi appassionati accorsi a sostenere la loro squadra.
Anche questa partita ha ricalcato a grandi linee le precedenti; la squadra è ben messa in campo e lo tiene con autorevolezza, in base agli elementi a disposizione che sono applicati, generosi e non mollano mai, ma che obiettivamente qualche limite e insufficienza ce l’hanno.
Sarebbe stata una vittoria sofferta ma meritata, per quello che si era visto in campo fino al 70’, quando i giocatori alabardati hanno palesato che la benzina nel loro serbatoio era quasi esaurita.
Qualche affanno, un’espulsione ingenua di Gunduz, il pareggio con un errore di posizionamento evitabilissimo su un corner e infine la frittata che sembrava oramai ben cotta e servita a tavola, con un rigore anche quello molto ingenuo, che però Matosevic ha brillantemente disinnescato evitando una sconfitta immeritata. Era l’88’ ma che la squadra avesse un’anima e un cuore, lo ha vieppiù dimostrato nei successivi 6’ quando si è lanciata all’attacco per ottenere il risultato pieno, impegnando la difesa bresciana e colpendo anche un palo allo scadere a portiere battuto.
Il rammarico per questo inizio stagione, però, sta nel fatto che è stato affrontato con superficialità dalla dirigenza, con lo stillicidio portato agli estremi termini per quanto riguarda la vita stessa della società. Non è possibile intraprendere una stagione in un campionato professionistico con l’approssimazione con cui è stata affrontata quest’anno, senza una preparazione profonda specifica, con l’organico ridotto all’osso in una ridda di voci su possibili partenze, che riguardava anche i giocatori che poi sono rimasti e ciliegina sulla torta, senza la possibilità di rinforzare la rosa, per problemi finanziari, fino alle ultime ore di mercato.
Ed ecco poi l’ulteriore mazzata tra capo e collo: l’impossibilità di schierare nell’incontro di ieri i 4 rinforzi, che andavano ad assommarsi ai due nazionali richiamati in patria e a Voca infortunato.
Con la squadra ridotta ai minimi termini, Marino ha dovuto inventarsi un undici da mettere in campo ed è stato bravissimo. Bravissimi poi i giocatori tutti da accorpare in un unico elogio per tutto quello che hanno messo in campo. Ma come è possibile che una squadra professionistica non sappia le regole per il tesseramento dei giocatori? Ovvero, come è possibile prima di tesserare i giocatori, non regolarizzare formalmente le garanzie (fidejussione) previste dal regolamento? Era già successo lo scorso anno, caso Olivieri con relativa ulteriore penalizzazione; ricadere nello stesso peccato è insensato, c’è qualcosa che non funziona all’interno dell’apparato direttivo e senza la testa, il corpo non sta in piedi.
La squadra anche ridotta ai minimi termini ha dimostrato di esserci, è competitiva per misurarsi con le avversarie che viste le prime giornate a spezzoni, non mi sembrano delle corazzate ingiocabili, mi sembra che il livello rispetto un paio di anni fa si sia abbassato. Però la squadra per salvarsi deve fare oltre 60 punti, perché la penalizzazione è piuttosto pesante e rincorrere è sempre molto difficile, perché è vietato sbagliare e noi purtroppo oltre all’handicap, abbiamo già sprecato tre giornate in cui abbiamo raccolto troppo poco in base agli avversari incontrati e a quanto forse, abbiamo fatto vedere sul terreno di gioco.
Ultima nota sull’assetto societario; sono entrati nuovi soci che hanno portato un po’ di linfa vitale ad una società boccheggiante. Ben Rosenzweig ha dato le dimissioni, quindi al comando ci sarà una nuova testa e una nuova dirigenza, dire ora come sarà è come scrutare nei fondi del caffè per avere una risposta. Cambiare la dirigenza vuol dire cambiare tutto, perché la Proprietà i soldi ha dimostrato di averli, forse li ha investiti male! Prendo ad esempio la massima squadra italiana: la Juventus. Dal 2006 la Proprietà è sempre la stessa, ma ha cambiato 4 presidenti: Cobolli Gigli, Blanc, Agnelli, Elkan, che sono poi quelli che decidono rispondendo al padrone (gruppo o fondo che sia) del loro operato. La gestione la trovate sempre uguale, oppure qualcosa nella programmazione e conduzione della Juventus è mutata? Concludo con la stessa frase del mio ultimo scritto la settimana scorsa: Io opto per l’ottimismo che non costa nulla, ma fa vivere meglio con meno rabbia in corpo.
BRUNO GASPERUTTI






