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Caldiero-Triestina il giorno dopo, Gasperutti. "Si doveva fare di più"

L’aura pesante di questa infausta stagione, aleggia sempre sopra l’Alabarda e sembra non volerla ancora abbandonare, così si dovrà aspettare gli ultimi 90’ per porre fine a questo calvario. Anche la prima sfida play-out di Caldiero ha infatti messo in evidenza che la Triestina è come una minestra i…
 |  Redazione sport  |  Serie C
Bruno Gasperutti

L’aura pesante di questa infausta stagione, aleggia sempre sopra l’Alabarda e sembra non volerla ancora abbandonare, così si dovrà aspettare gli ultimi 90’ per porre fine a questo calvario. Anche la prima sfida play-out di Caldiero ha infatti messo in evidenza che la Triestina è come una minestra insipida che si presenta bene, ma quando la gusti noti che le manca il sale; in vernacolo triestino usiamo sintetizzare: “voio ma no’ posso”. A Caldiero come sempre si è presentata con la trista divisa nera: porta bene dicono gli scaramantici, mah… io a queste scaramanzie non credo e la più bella Unione l’ho vista contro il Novara quando giocava con i suoi colori tradizionali!

Nei primi minuti è sembrato che la Triestina volesse spaccare il mondo e ha costretto i termali ad una difesa affannosa, per tamponare le manovre della squadra che sembrava giocare con la giusta determinazione e scioltezza. Dopo 20’ di netta superiorità però la montagna non aveva partorito nemmeno il topolino, al tirar delle somme diverse opportunità che potevano fruttare il meritato vantaggio, ma il portiere avversario aveva ancora i guantoni immacolati. Passata la buriana, il modesto Caldiero si è ricordato che la sua speranza passava dal segnare almeno una rete perché il pareggio nelle due sfide l’avrebbe condannato e al 30’ per la prima volta, è arrivato nei pressi della nostra area e dopo una serie di rimpalli è riuscito anche a tirare altissimo dal limite. Il solito telecronista tifoso si è esaltato vedendo una grossa occasione, la migliore ha detto, anche se a me è sembrata ben poca cosa e mi è sembrato di vedere un Caldiero piuttosto intimidito, rintanato nella sua metàcampo, aspettando qualche situazione fortuita. Però ho notato che quando attaccavano lo facevano con parecchi uomini, spezzando la squadra in due e senza mai sbilanciarsi, e che quando erano costretti a difendersi ripiegavano tutti a presidiare l'area.

Dopo un primo tempo insipido, privo di sussulti, si sperava in una ripresa più vivace, almeno da parte alabardata, invece se possibile la partita si addormentata ancorpiù, salvo ravvivarsi verso la fine per quel famoso episodio fortuito che il Caldiero aspettava per salvare la stagione. In verità nella ripresa i termali sono stati pericolosi in un paio di situazioni sempre occasionali e mai frutto di una manovra, e sembrava proprio che aspettassero quella. 59’ sciagurato passaggio di Correia che quasi al limite della loro area, passava a Fasan che si è fatto 70 metri di corsa nel campo sguarnito ed è arrivato quasi al limite, dove stremato ha calciato debolmente e centrale. 68’ corner per i gialloverdi, la difesa ha una pericolosa distrazione e Pelagatti troppo solo di testa ha sfiorato il palo, è stata questa la più grossa occasione da rete. Ed ecco al 72’ l’episodio chiave, quello che poteva mutare le sorti della gara: maldestro Silvestri sbaglia il tempo dell’intervento e si fa sfuggire Fasan ed è costretto a frenarlo fallosamente per impedire che s’involi verso l’area. Espulsione e partita compromessa, anche se fino a quel momento la Triestina era stata ben poco incisiva.

Il Caldiero allora deve farsi più coraggioso e attaccare, ma dimostra tutta la sua pochezza, anche quando inserisce altre due punte e non crea più nulla. Dopo una partita dove i due portieri non hanno sporcato la loro divisa al punto che non è stato nemmeno necessario metterla in lavatrice, cosa si può dire?

Il Caldiero è questo e la differenza con gli alabardati è palese, pur avendo tre attaccanti veloci e una difesa sufficiente a mettere il sale sulla coda agli attaccanti neroalabardati e renderli innocui. La Triestina al limite può accontentarsi del risultato positivo che l’avvicina alla salvezza, ma vista la differenza in campo credo che si potesse aspirare a qualcosa di più. Ha fatto sì la partita cercando il varco con una serie di passaggi nella affollata trequarti avversaria, ma ha dato la sensazione di una impotenza disarmante. Nessuno calcia a rete dalla distanza, nessuno è in grado di far filtrare un pallone smarcante in area, anche perché gli attaccanti girano, ma la verticalità la cercano saltuariamente dettando il passaggio. Nessuno è in grado di liberarsi al tiro e d’altra parte i zero tiri nello specchio pur avendo manovrato il pallone per il 60% del tempo, sono lì a testimoniarlo; l’unico che ha lo spunto è Correia, ma il tiro a rete non è certo il suo forte. Nessun attaccante ha lo spunto per crearsi da solo l’occasione e sulle palle vaganti e situazioni di palle inattive sono sempre anticipati, non da oggi, ma in tutto il campionato è una loro caratteristica negativa.

La partita con il Novara è stata un “unicum”, speravo che la prova di Ferrara con 3 reti fosse una soddisfacente conferma, ma la prova di oggi è sembrata far ripiombare la squadra nell’impotenza e nella difficoltà di trovare la porta che ha caratterizzato tutto il suo campionato. Ho visto la partita in Tv come tanti, ma non ho potuto fare a meno di notare l’impianto di cui dispone il Caldiero. Caldiero Terme è un paese di 8.048 anime, è più piccolo di Aurisina che ne conta 8.501, è la metà di un qualsiasi rione triestino, ma dispone di uno stadio decoroso, circondato da 3 campi di allenamento. Se penso che la Triestina è costretta per allenarsi a chiedere ospitalità all’atletica o a qualche squadra locale, mi viene il magone. Noi siamo grandi solo a chiacchere, potevamo competere solo agli inizi del secolo scorso, quando il Dio denaro contava molto meno rispetto alle risorse del territorio che fornivano elementi adatti a giocare al calcio ad alti livelli. Oggi siamo in competizione con il “rispettabilissimo” intendiamoci Caldiero, che ha strutture per fare calcio più adeguate delle nostre e sicuramente non ha i debiti che abbiamo noi, che per avere un presidente disposto a “cacciare la lira” e farci "sopravvivere" in terza serie, dobbiamo varcare l’Oceano. Riflettiamoci un po’ prima di abbandonarci ad insultare il mondo intero e il fato malvagio sul web: "Chi è causa del suo mal, pianga sè stesso".

BRUNO GASPERUTTI

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