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BRUNO GASPERUTTI PARTE 2: Eravamo 4 amici al bar che volevano cambiare ...il calcio

Alzi la mano chi tra noi calciofili, non si è ritrovato al lunedì mattina al bar con gli amici di sempre e tra un cappuccino e una brioche, non ha snocciolato tutta una serie di provvedimenti che sicuramente avrebbero giovato alla causa della nostra squadra del cuore o più generalmente al calcio it…
 |  Redazione sport  |  Calcio
Bruno Gasperutti
Alzi la mano chi tra noi calciofili, non si è ritrovato al lunedì mattina al bar con gli amici di sempre e tra un cappuccino e una brioche, non ha snocciolato tutta una serie di provvedimenti che sicuramente avrebbero giovato alla causa della nostra squadra del cuore o più generalmente al calcio italiano?
 
 
PARTE 2 (ultima)

 

5 - I FUORIQUOTA NEI CAMPIONATI DILETTANTI – Anche in questo caso parto da ciò che insegna il passato e parto da lontano. Anche un tempo i massimi campionati dilettanti avevano i fuoriquota, semplicemente funzionavano in un senso esattamente contrario. I fuoriquota erano i giocatori di oltre 27 anni che potevano essere schierati in un numero massimo di 2, oltre a quelli che cresciuti in Società non venivano considerati come fuoriquota. Cosa comportava ciò? Semplice, i giovani di 18-19-20 anni usciti dal settore giovanile non venivano immediatamente impiegati in campionati che per le loro potenzialità magari non erano ancora in grado di affrontare, ma inseriti nelle rose avevano il tempo di assimilare il salto di categoria, consapevoli che non sarebbero stati accantonati dopo un paio di anni, a vantaggio di altri non più bravi, ma che avevano dalla loro il privilegio dell’età. Oggi invece cosa succede? Vengono obbligatoriamente inseriti dei giovanissimi nelle squadre maggiori dilettanti, tanti sono bravi e meritano il beneficio loro offerto, comunque lo sarebbero stati con qualunque regolamento, tanti altri invece e credo siano la maggioranza giocano soltanto perché sono giovani. Ciò comporta alcuni effetti negativi come: 
- le società che non dispongono di un settore giovanile in grado di sfornare continuativamente giovani all’altezza, sono costretti a rivolgersi a qualche altra consorella per trovare elementi adatti e i prezzi richiesti salgono, aumentando il costo dell’attività annuale, inflazionando il mercato.  
- nei giovani interessati giocando in categorie importanti, sale il livello dell’aspettativa e pensano già di essersi realizzati; alcuni non trovano lo stimolo per migliorarsi con il sacrificio, altri che magari passato il periodo in cui dovevano essere schierati per la normativa, si ritrovano bypassati da altri giovani in età per regolamento e abbandonano il calcio delusi dalla poca considerazione che ricevono, poichè a 21-22 anni sono considerati già vecchi. 
- in serie D ci sono 162 squadre e ognuna ha l’obbligo di schierare 4 giovani in campo, inoltre a questi vanno aggiunti altri 5-6 da mettere in panchina per le eventuali sostituzioni. Stiamo quindi parlando di circa 1500 giovani. Gli allenatori generalmente scelgono di schierarli in ruoli dove risultano meno determinanti salvo eccezioni, preferendo per i ruoli di leader della squadra gente più esperta. Quindi di solito troviamo gli under nei portieri, tanti esterni, ali, qualche mediano e lo stesso avviene nella serie C dove almeno altri 200/300 giovani vanno in campo grazie al meccanismo dei premi per chi schiera i giovani. Se tutto questo meccanismo funzionasse dovremmo avere portieri, esterni e qualche mediano fenomenale uscito dai campionati di serie D e C, invece dopo tanti anni non ne troviamo quasi nessuno, si ricordano ancora i Torricelli o i Gatti, ma in compenso abbiamo tolto competitività ai campionati minori, il cui livello medio si è abbassato notevolmente. Prendiamo allora atto che dopo 30 anni, questa regola non ha funzionato.

6 - SERIE C E SERIE D DA RISTRUTTURARE - La serie C e la Serie D sono i campionati più belli e più vicini alla gente, con grandi e piccole città che ogni domenica vivono gli incontri tra realtà provinciali vicine con passione, come una festa. La riduzione del numero delle squadre professionistiche in C è diventata improrogabile, ma ci sarà sempre una forte opposizione da parte delle associazioni dei calciatori che vedrebbero ridotti i numeri dei tesserati, poi dei procuratori che vedrebbero ridotti i loro guadagni e anche di qualche squadra di minor levatura che ora si vede gratificata perché ha raggiunto la serie C. Ma ditemi voi che senso abbia la partecipazione alla C del Bra che quest’anno ha giocato a Sestri Levante a 196,70 km o del Vado che quest’anno giocherà a Novara a 167,50 km, in quanto non hanno un impianto adeguato alla categoria. Non parliamo poi degli stadi del nostro girone che sono omologati, ma che sembrano spuntare dalla brughiera della nebbiosa padania. Per ridare competitività alla serie D una sola promozione non può bastare; ci sono gironi dove a gennaio ci sono già 10-12 squadre salve che non potranno più competere. Chi a gennaio è già tranquillo e fuori da tutto, logicamente farà giocare ragazzi che altrimenti non giocherebbero neanche con le quote e non mi stupisco neanche troppo se qualcuno di loro passi poi più tempo sui siti on line delle scommesse che sul campo ad allenarsi, falsando spesso l’esito dei campionati. Lo stesso discorso vale per la serie C, dove 60 squadre professionistiche sono eccessive anche per i costi che non sono in grado di sostenere e infatti ogni anno le classifiche sono decise a tavolino, a causa di penalizzazioni con fallimenti frequenti anche di piazze importanti, che poi vanno in caduta libera. Deve giocare chi merita, chi ne ha desiderio, amore, per tutti gli altri ci sono gli oratori, il Csi, la Uisp, i campetti dove la mia generazione giocava a calcetto fino a tarda età. Quelli che un tempo riuscivano a malapena a giocare in Terza Categoria, con queste regole oggi avrebbero potuto se allenati a dovere, fare l’Eccellenza o la serie D. Se giochi solo in virtù di una norma, non vuole dire che sei un giocatore di serie D e anche se poi dimostri di poterci stare, a 22 anni devi lasciare il posto al nuovo under. Il processo di crescita si interrompe e torni giù, perché le squadre che vogliono fare un campionato competitivo i posti over non li sprecano per uno di 22 anni che viene scartato, ma prendono il 30enne esperto, mentre magari il 22 enne che si è fatto 3 campionati in D dovrebbe poter continuare il processo di maturazione. Questo vale in D dove c'è l'obbligo ma anche in C, anche se qui esiste solo l'incentivo economico che forse vale più di un obbligo. Il risultato è che la qualità di questi campionati è sprofondata rispetto a 30 anni fa, quando questa regola non c'era e perdipiù spacciata come riforma per formare giocatori, non ha prodotto nessun prospetto per la nazionale.

7 - LE U23 IN C (UN FAVORE DELLA FIGC PER LE SQUADRE PIU’ FACOLTOSE) - Le squadre B o Under23 immesse nella nostra serie C per riforma e spacciate come una soluzione, sono in effetti l'ennesima riforma farsa. Tutte le riforme fatte negli anni hanno non solo fallito, hanno di fatto distrutto il calcio di provincia che era il vero serbatoio per la Nazionale e sono state fatte per favorire le big italiane che dovevano competere in Europa. A supporto di questo assioma, facciamo degli esempi concreti, nomi e numeri: prendiamo ad esempio la Juventus Next-Gen squadra che dal campionato 2018-19 gioca in serie C per editto federale. Sapete in 8 anni di attività quanti giocatori di questa formazione sono entrati nel giro della nostra Nazionale? Due Miretti e Fagioli, ambedue hanno giocato un esiguo numero di partite in C, per poi essere ceduti in prestito rispettivamente a Genoa e Cremonese che li hanno svezzati tra i grandi, e solo dopo essere ripresi nella casa madre: strano ma visto che erano nella Next-Gen perché darli in prestito per farsi le ossa? Ma allora…. a cosa serve la Next-Gen? Ecco a cosa serve, basta informarsi consultando internet: in questa formazione B bianconera, in 8 anni saranno circolati 250 giocatori, ebbene tra gli italiani abbiamo visto Miretti, Fagioli a cui aggiungiamo Nicolussi Caviglia che giocano in A, poi dovremmo aggiungere almeno una trentina di altri che sono stati svezzati in C per poi essere ceduti e…..FARE CASSA. A questi vanno aggiunti tanti talenti stranieri, acquistati fatti giocare e poi ceduti per …… FARE CASSA. Facciamone i nomi cominciando da Yildiz, che è l’unico che è andato a rinforzare la rosa della prima squadra, ma è un fenomeno e avrebbe giocato comunque, anche senza il palcoscenico della C. Poi parliamo di quelli acquistati e ceduti: Soulè, Kastanos, De Winter, Illing Jr., Muharemovic, Israel, Barrenechea, Dragusin, Dany Mota, Huijsen, Caio Jorge, ma ce ne sono tanti altri minori che hanno portato solo dei vantaggi economici alle casse bianconere, sicuramente non al calcio italiano. Intendiamoci lo stesso discorso vale per Atalanta, Inter, Milan, che dalle squadre B nulla hanno tratto; perché per esempio Pio Esposito invece di farlo giocare nella squadra B, lo hanno dato in prestito per 2 anni allo Spezia? Perché lo stesso è stato fatto dal Milan per Comotto, Camarda ma anche per altri minori tutti in prestito e non fatti giocare nel Milan Futuro? Perché Palestra viene dato in prestito al Cagliari e non fatto giocare nell’Atalanta in C quando non utilizzato in A? Ma allora a cosa servono queste formazioni? A far giocare quelli acerbi/scarsi/senza un futuro certo, li faccio giocare in C, li metto in vetrina per poi ….FARE CASSA, mentre quelli bravi e futuribili li dò in prestito per farsi le ossa. Ma allora qual’è il beneficio per il calcio italiano, nel sostituire le provinciali con delle squadre B? NESSUNO è semplicemente un gentile omaggio fatto alle solite grandi del nostro calcio. In Spagna le squadre B sono formate con spagnoli, in Spagna non esistono provinciali storiche come in Italia, ci sono invece in Inghilterra, ma lì non si sognano neppure di far giocare le squadre B in campionati professionistici, lì hanno un campionato riserve che funziona e che viene seguito da migliaia di spettatori!!!        

8 - STATISTICHE DEI GIOVANI SCHIERATI IN ITALIA – Ma lo sapete quanti Under21 vengono schierati dalle nostre formazioni in serie A? Uno studio del CIES (Centro Informazione e Educazione allo Sviluppo)ha dato questi risultati: dall’analisi delle prime 50 prime divisioni dei paesi calcisticamente più evoluti, risulta che l’Italia è al 49° posto per l’utilizzo di giovani Under 21; dietro a noi gli Emirati Arabi e davanti a noi l’Arabia Saudita. In Italia i giovani giocano davvero poco; non c’è nessuna squadra italiana che abbia dato un minutaggio complessivo del 10% ai suoi Under21. Prima è il Parma 9,5% poi tra le grandi c’è la Juve 5,9%, ma attenzione parliamo in questo caso di Under in assoluto non di Under italiani e via via fino al Napoli che chiude la fila con….. un bel 0%, inoltre tra gli ultimi 4 club europei in classifica per l’utilizzo di Under 21, ci sono oltre agli azzurri partenopei altre due formazioni italiane: Inter e Lazio oltre al Rayo Vallecano. Ma tornando alla nostra Serie C che finora ci ha riguardato più da vicino, nel girone C in questa stagione, hanno giocato soltanto 9 Under 19 di cui due sono dell’Atalanta(uno spagnolo e uno del Burkina Faso). Nel girone B due nella Juventus (di cui uno belga) due nel Pontedera (stranieri e in prestito dal Pisa) uno nella Vis Pesaro (in prestito dal Venezia) e tutti giocano solo spezzoni di partite e non sono titolari. I giovani da noi non sono delle risorse, ma servono soltanto per fare minutaggi utili per ricevere compensi dalla Federazione, ma nella serie C che dovrebbe essere la base di partenza per tutto il movimento giovanile, dovrebbe essere esattamente il contrario.   

9 - ULTIMA COSA: I MEDIA, I TIFOSI E IL CALCIO – In Italia viviamo il calcio in maniera troppo passionale e ossessiva paragonabile forse solo al Sud America. Le nostre giornate sono scandite fin dal mattino da caffe, brioche e calcio spicciolo, dove 50 milioni di commissari tecnici esprimono le loro sicurezze, tanto poi nessuno se la ricorderà, ma se solo uno tra quei giudizi si rivelerà azzeccato, sarà sempre poi pronto a dire “l’avevo detto io!!”. Bisogna poi aggiungere a costoro anche i media e opinionisti vari, che oramai stanno dilagando intasando una moltitudine di trasmissioni tv, con interpretazioni e giudizi che a volte sono semplicemente idonee a creare un’opportunità per la loro visibilità e popolarità…. “l’ha detto …. Cassano, Adani, Bonolis etc.”. Dobbiamo dirlo siamo eccessivi e in questa maniera creiamo dei mostri  soprattutto nei giovani che sono nella fase di sviluppo e in procinto di esplodere, e non hanno ancora raggiunto la maturità per gestire il successo. Creiamo in loro delle aspettative eccessive con paragoni senza senso… così Di Marco diventa migliore di Maldini perché segna di più e fa più assist, Pio Esposito assomiglia a Van Basten, Yildiz a Del Piero o Camarda viene dipinto come il nuovo Inzaghi. Non ci rendiamo conto che poi al momento in cui questi bravi e promettenti giovani hanno un comprensibile momento di flessione, pagano in modo pesante questi giudizi a loro spese. Ed ecco che si sviluppa la reazione contraria e proprio coloro che fino al giorno prima li esaltavano, sono i primi a buttarli giù dalla torre etichettandoli come bidoni. Ci sono giovani che hanno le spalle larghe e magari ben supportati, riescono a gestire alti e bassi riprendendosi, altri che invece pensavano di essere dei superman, che si fanno travolgere dalle critiche negative e non si riprendono più. Gli estremismi sono sempre sbagliati e purtroppo oggi sia il tifoso che la critica, difficilmente riescono ad essere misurati e obiettivi, perché oggi qualunque addetto ai lavori è legato a qualche parrocchietta (intesa come club) e difficilmente riesce ad essere sereno nel giudizio. Avete mai fatto mente locale ai grandi giornalisti del passato o ai telecronisti più famosi: per che squadra facevano il tifo Carosio, Martellini, Pizzul? Paragonateli a quelli di oggi e vi renderete conto di che baraccone sia diventato il calcio e quanto possono essere obiettivi i loro giudizi.

Presto ci sarà l’elezione del nuovo presidente federale e dicono: siamo all’anno zero pronti per le riforme. Vogliamo scommettere che il nuovo corso con Malagò presidente federale, con i soliti noti papaveri nelle altre cariche subalterne e Mancini CT, non cambierà assolutamente nulla nel nostro universo calcistico? Un po’ di fumo negli occhi tanta polvere nascosta sotto il tappeto e poi ….. avanti tutta come prima, perché nessuna componente del Consiglio Federale sarà mai disposta a fare un passo indietro e a cedere qualcuno dei privilegi avuti finora.
D’altra parte se per risolvere un problema, ci si affida alle stesse persone che questo problema lo hanno creato, qual’è l’obiettivo o la soluzione a cui si mira di arrivare?  

 BRUNO GASPERUTTI

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