Il Ruggito del Leone, dopo Milano-Trieste: "O basket champagne, o per vincere serve altro"
Coppa Italia Final Eight, il giorno dopo, una bruciante sconfitta con Milano.
L'Olimpia si presenta in campo solida e al completo, vogliosa e motivata come sempre in questo torneo, tutti gli infortunati rientrati, i piccoli Mannion e Flaccadori spettatori in panca e i lunghi Dunston e Booker spett…
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Vittorio Leone
Coppa Italia Final Eight, il giorno dopo, una bruciante sconfitta con Milano.
L'Olimpia si presenta in campo solida e al completo, vogliosa e motivata come sempre in questo torneo, tutti gli infortunati rientrati, i piccoli Mannion e Flaccadori spettatori in panca e i lunghi Dunston e Booker spettatori in tribuna.
La Pallacanestro Trieste con il nuovo head coach e con lo spirito garibaldino di chi non ha nulla da perdere, Moretti lungodegente e Ross out all'ultima ora, Iannuzzi e Cinquepalmi sul pino (confronto tra panchinari impari, con tutto il mio massimo rispetto) e solo tifosi (benemeriti) in tribuna.
Lo sbilancio dei roster è evidente eppure bastava tirare da due punti come loro e passavamo il turno. Bastava replicare il non eclatante 52% di Milano (sporcato da Ellis) per vincere la gara 96 a 94, nonostante i sei tiri dal campo in meno, i sei tiri liberi in meno e il divario esagerato ai rimbalzi.
La partita. Inizio primo quarto in equilibrio poi sul 15 a 14 per noi, subiamo un parziale di 8 a 0 che fissa il risultato alla sirena sul 29 a 19 per Milano: Ramsey assente in difesa su Shields non si può vedere, l'americano di Milano è debordante, lui o si eclissa o è protagonista.
Secondo quarto e tutto cambia, c'è difesa e nei primi 3'30" piazziamo un parziale di 11 a 1. Ramsey ha avuto la folgorazione divina come San Paolo sulla via di Damasco e in 10 minuti spaziali realizza 18 punti sparando da ogni dove e in tutti i modi. Devastante e travolgente, in piena trance agonistica, difendesse pure potremmo salutarlo già a giugno. Morale 30 a 17 nel periodo e 49 a 46 per noi al riposo lungo.
Inizio terzo quarto di antica memoria, 0 a 11 in 3'10" e primo canestro dopo 5 minuti. La frittata è servita anche se un Ruzzier ispirato e due triple di Uthoff ci permettono di chiudere sotto di soli 4 punti, 64 a 68.
Ultimo quarto senza storia, 30 punti per Milano, noi stanchi e nervosi, Brown (parte sempre bene ma finisce in apnea) viene espulso per un tecnico doppiato da un antisportivo, i giocatori chiave (Sissoko, Ramsey e Ruzzier) in debito di ossigeno. E nonostante un commovente Jeff Brooks la partita se ne va, 94 a 86.
Riflessioni.
La gara ha esasperato il divario, per il motto (consapevolmente presuntuoso) del presidente Matiasic "vincere vincere vincere" serve altro.
Roster più lungo e con più equilibrio, basta una squadra fisicata e ben assortita sotto canestro, in questo caso Milano, e si va in crisi. Solo un basket champagne ci salverebbe, ma è una strada dispendiosa.
Bene, adesso con la prova provata delle nostre capacità e dei nostri limiti, marciamo sicuri verso i playoff nella speranza che qualche innesto nel roster ci metta in condizione di competere per ambiziosi traguardi. La guida tecnica è all'altezza, ci contiamo davvero.
VITTORIO LEONE
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