Trieste e le sue due sconfitte: l'orgoglio del canestro, il buio del rettangolo verde
| Denis Locoselli | Altri sport

Nello sport, il risultato non dice mai tutta la verità.
Il tabellone elettronico è un giudice spietato ma superficiale, capace di appiattire sotto la stessa parola – sconfitta – storie, emozioni e destini completamente opposti. È esattamente ciò che sta provando sulla propria pelle Trieste, che nel giro di poche ore ha visto cadere le sue due principali realtà sportive. Eppure, mai come oggi, due stop possono pesare in modo così differente.
Da un lato c'è una Pallacanestro Trieste che esce dall'Unipol Forum di Milano a testa altissima, consapevole di poter ballare con i più grandi; dall'altro c'è una Triestina Calcio che continua a sprofondare in una crisi d'identità in Serie D, dove i punti persi iniziano a somigliare a macigni.
Al debutto stagionale in Serie A1, il calendario aveva riservato ai ragazzi di coach Francesco Taccetti l'ostacolo più alto: i campioni d'Italia dell'Olimpia Milano. Finire al tappeto contro una corazzata da Eurolega, sul loro parquet, era il finale più logico e prevedibile. Ma è il come è maturato questo 83-79 a riempire d'orgoglio il popolo biancorosso. Trieste ha giocato a viso aperto, senza timori reverenziali, spaventando i padroni di casa e arrendendosi solo nei minuti finali davanti alle giocate dei fuoriclasse milanesi. La regia e i 17 punti di Colbey Ross, uniti all'impatto di un roster che ha già dimostrato chimica e carattere, trasformano questo stop in una clamorosa iniezione di fiducia. Non è una caduta, è un punto di partenza che certifica una certezza: questa squadra ha tutto per salvarsi e, forse, per divertirsi parecchio.
Tutt'altra aria si respira invece attorno al rettangolo verde dello stadio Rocco. L'Unione di Mister Fontana, scivolata nel purgatorio della Serie D, non riesce proprio a svoltare. L'ennesimo passo falso – l'ultimo di una serie di opachi pareggi per 1-1, come quello interno contro il Bassano – certifica un blocco mentale e tecnico che comincia a farsi preoccupante. Qui la sconfitta, anche quando si traveste da mezzo passo falso o da punto strappato con i denti, fa male perché arriva contro avversari di livello nettamente inferiore per budget, blasone e storia. La Triestina appare contratta, schiacciata dall'ansia da prestazione e dalla pressione di una piazza che esige l'immediato ritorno tra i professionisti. Il distacco dalle prime posizioni del Girone C si allunga e il dissenso da parte dei tifosi si fa sentire.
Trieste si ritrova così a specchiarsi in due riflessi opposti. Il basket perde ma fa ben sperare, mostrando una squadra che ha fame di futuro e che non vede l'ora di riabbracciare il proprio pubblico nel prossimo match contro Venezia. Il calcio, invece, fatica a ritrovare la sua anima, prigioniero di un presente grigio che richiede interventi urgenti, sul campo e nello spirito. Due sconfitte, sì. Ma se una lascia la sensazione di aver appena iniziato una possibile scalata, l'altra obbliga a guardarsi dentro per non rischiare di scivolare ancora più in basso.
Fonte: Servizio della redazione






