Caso Regeni, il Pd del FVG: «Sentenza storica, ora istituzioni non restino in silenzio»
I consiglieri regionali del Partito democratico commentano la sentenza della Corte d'Assise di Roma sull'omicidio di Giulio Regeni, ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016. «La magistratura ha fatto il suo dovere, ora tocca alla politica pretendere verità dal Cairo».
| La Redazione | Politica

I consiglieri regionali del Partito democratico commentano la sentenza della Corte d'Assise di Roma sull'omicidio di Giulio Regeni, ricercatore friulano ucciso in Egitto nel 2016. «La magistratura ha fatto il suo dovere, ora tocca alla politica pretendere verità dal Cairo».
«Una sentenza storica, che rende giustizia alla tenacia della famiglia Regeni e di quanti, in questi dieci anni, non hanno mai smesso di chiedere verità per Giulio, figlio della nostra terra». Con queste parole i consiglieri regionali del Partito democratico in Friuli Venezia Giulia hanno accolto la pronuncia della Corte d'Assise di Roma emessa relativa all'omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, scomparso al Cairo il 25 gennaio 2016 e ritrovato morto il 3 febbraio dello stesso anno con evidenti segni di torture.
La sentenza, i cui dispositivi completi sono attesi nei termini di legge, chiude – almeno sul piano giudiziario italiano – un iter processuale segnato da anni di difficoltà: la mancata collaborazione delle autorità egiziane, i depistaggi denunciati dalla procura di Roma e l'assenza degli imputati in aula hanno reso il percorso verso la verità giudiziaria particolarmente tortuoso.
«La magistratura italiana ha fatto il proprio dovere nonostante depistaggi e mancata collaborazione egiziana», sottolineano i dem regionali nella nota diffusa il 29 settembre 2024 tramite l'agenzia del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Un riconoscimento esplicito al lavoro dei magistrati romani, che hanno portato a termine il procedimento in contumacia dopo che il Cairo aveva più volte rifiutato di estradare o anche solo di identificare formalmente i presunti responsabili.
Il caso Regeni ha radici profonde nel territorio regionale: Giulio era originario di Fiumicello, in provincia di Udine, e la sua famiglia – in particolare la madre Paola Deffendi e il padre Claudio Regeni – è diventata nel tempo simbolo di una battaglia per la verità che ha attraversato i confini nazionali, coinvolgendo il Parlamento europeo, associazioni per i diritti umani e la diplomazia internazionale.
I consiglieri del Pd del FVG non si fermano però al riconoscimento del verdetto. «Questa sentenza non può diventare un punto finale», avvertono, rivolgendosi tanto alla Regione quanto al Governo nazionale. L'invito è a mantenere alta la pressione diplomatica sull'Egitto affinché vengano riconosciute le responsabilità accertate dal tribunale italiano e, soprattutto, affinché le condanne possano trovare concreta esecuzione, elemento oggi tutt'altro che scontato in assenza di un trattato di estradizione operativo tra Italia e Egitto.
La sentenza riaccende inevitabilmente il dibattito sui rapporti bilaterali tra Roma e Il Cairo, più volte messi alla prova nel corso di questa vicenda: dagli ambasciatori richiamati alle successive normalizzazioni diplomatiche, fino alle polemiche per le forniture militari italiane all'Egitto.
Intanto, per la famiglia Regeni e per il Friuli Venezia Giulia, la parola «verità» ha oggi un peso giudiziario in più – anche se la strada verso una giustizia pienamente eseguibile appare ancora lunga.
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