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Sicurezza, Paglia (PD): «Con 230 punti di visione la città è molto osservata, ma non per questo più sicura»

«Le quattro nuove telecamere previste nella parte alta di viale XX Settembre possono essere utili alle forze dell’ordine per ricostruire gli episodi e individuare i responsabili. Ma se, nonostante gli oltre 230 punti di visione già presenti a Trieste, assistiamo a un susseguirsi di aggressioni, rapine e risse, dovrebbe essere evidente che contin…
 |  Denis Locoselli  |  Politica

«Le quattro nuove telecamere previste nella parte alta di viale XX Settembre possono essere utili alle forze dell’ordine per ricostruire gli episodi e individuare i responsabili. Ma se, nonostante gli oltre 230 punti di visione già presenti a Trieste, assistiamo a un susseguirsi di aggressioni, rapine e risse, dovrebbe essere evidente che continuare ad aggiungere occhi elettronici non basta». Lo afferma Maria Luisa Paglia, segretaria del PD di Trieste.

«Se le telecamere fossero sufficienti a prevenire i reati, con 179 apparecchi, 28 lettori di targhe e più di 230 punti di osservazione, Trieste dovrebbe ormai essere una delle città più sicure d’Italia. Invece rischiamo di diventare una città in cui tutto viene ripreso molto bene, ma troppo spesso soltanto dopo che il fatto è accaduto».

Le ricerche internazionali mostrano che la videosorveglianza può contribuire a una riduzione complessivamente modesta dei reati e risulta più efficace in contesti circoscritti, come i parcheggi. Nei centri urbani il suo effetto preventivo è molto più limitato, soprattutto rispetto alle aggressioni e ai reati violenti.

«Non contestiamo l’investimento di 20 mila euro in sé - precisa Paglia - ma l’idea che la sicurezza possa essere affrontata prevalentemente acquistando nuove apparecchiature. Una telecamera può filmare un’aggressione, non può intervenire per fermarla. Accanto alla tecnologia servono pattugliamenti a piedi nelle zone e negli orari più delicati, organici adeguati delle forze dell’ordine, illuminazione e cura degli spazi pubblici, collaborazione stabile con residenti e commercianti ed educatori di strada capaci di intercettare disagio, dipendenze ed emarginazione».

Occorre inoltre porre fine al paradosso delle forze di polizia destinate formalmente al nostro territorio ma impiegate ai confini per la sospensione di Schengen, mentre in città cittadini e commercianti chiedono una presenza maggiore. Una valutazione sulla quale, anche il sindaco Dipiazza si è detto d’accordo con noi. 

«La sicurezza - conclude la segretaria - non si garantisce inaugurando periodicamente qualche telecamera davanti ai fotografi. Si costruisce con persone, prevenzione, servizi e una strategia seria. Gli occhi elettronici possono aiutare, ma per governare una città servono anche idee e, soprattutto, presenza sul territorio».

Ufficio Stampa PD Trieste

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