Piazza Libertà, e adesso?

Venerdì 21 agosto Forza Nuova ha annunciato l'ennesima "passeggiata della sicurezza" per le vie del centro di Trieste, ritrovo alle nove di sera in piazza Venezia. La risposta di Patto per l'Autonomia e Adesso Trieste è arrivata puntuale e durissima: intimidazione, razzismo, violenza politica, solidarietà alle persone migranti e a chi ogni giorno garantisce loro un'assistenza che le istituzioni non garantiscono, richiesta al Prefetto di valutare l'opportunità stessa di permettere una manifestazione di quel genere. E una conclusione che merita di essere presa sul serio anche da chi non vota a sinistra: la sicurezza delle persone e degli spazi pubblici è responsabilità dello Stato, non può essere delegata a gruppi politici che decidono per conto proprio di pattugliare le strade di una città.
Su questo non abbiamo obiezioni. Il monopolio della forza appartiene allo Stato e le ronde, comunque le si chiami e con qualunque tono le si annunci, non sono sicurezza: sono il sintomo di una sicurezza che manca. Ed è precisamente da qui che comincia la domanda che vorremmo porre, senza secondi fini e senza spirito di polemica, a chi quella posizione l'ha firmata.
Perché il problema, a Trieste, esiste e si vede a occhio nudo. Piazza Libertà è da anni il punto in cui l'attesa diventa permanenza: arrivano persone dalla rotta balcanica, la procedura d'asilo ne formalizza una manciata alla settimana, gli altri restano lì; i magazzini del Porto Vecchio hanno funzionato a lungo da dormitorio e vengono progressivamente sgomberati e chiusi; il presidio delle forze dell'ordine è quotidiano; l'assistenza sanitaria e alimentare la reggono in buona parte volontari e associazioni. Nello stesso perimetro, i residenti segnalano episodi che con la solidarietà non c'entrano nulla e con l'ordine pubblico c'entrano parecchio. Ogni volta che la polizia interviene con decisione scatta in automatico il paragrafo sul fascismo; ogni volta che qualcuno chiede accoglienza scatta in automatico il paragrafo sull'invasione. Due liturgie che si alimentano a vicenda e che, nell'arco di un intero mandato amministrativo, non hanno spostato di un metro la condizione reale di quella piazza.
In mezzo alle due liturgie c'è un cittadino che non ha una parte in commedia e a cui, va detto con franchezza, non importa granché di che colore politico sia chi porta la soluzione. Gli importa che una soluzione arrivi. E gli importa che, mentre si discute di come sistemare centinaia di persone che dormono all'addiaccio, un triestino con uno stipendio normale fatica a trovare un appartamento in affitto a un prezzo sostenibile: è in quella sproporzione percepita che il rancore mette radici, molto più che nei volantini di qualsiasi movimento. Quando nessuno risolve, il fai da te non diventa giusto, ma diventa vendibile, e a quel punto qualcuno lo vende. È questo il vero pericolo delle passeggiate del venerdì sera, e non lo si disinnesca con un comunicato: lo si disinnesca togliendo loro l'argomento.
Chiediamo dunque ad Adesso Trieste, e a Riccardo Laterza che ne è capogruppo in Consiglio comunale, di spiegare ai lettori una cosa molto concreta: se dalla prossima primavera vi trovaste sui banchi della maggioranza, il giorno dopo l'insediamento cosa cambia in piazza Libertà? Un presidio fisso o un pattugliamento serale rafforzato dell'area stazione sono nelle vostre intenzioni, e se sì con quali uomini, visto che la Polizia Locale un turno notturno stabile oggi difficilmente lo regge, con quali mezzi e con quale voce di bilancio? Se l'organico non basta si assume, si riorganizzano i turni oppure si chiede alla Prefettura un potenziamento in sede di Comitato per l'ordine e la sicurezza, sapendo che quella è una richiesta e non una decisione comunale? E sul versante opposto, quello dell'accoglienza: un hub di prima accoglienza o una struttura di transito dove si collocano materialmente, in quale immobile, di quale proprietà, in quanti mesi e con quali fondi, comunali, regionali o ministeriali? Se la competenza resta della Prefettura, che cosa mette il Comune sul tavolo per renderla esigibile invece che teorica, in termini di spazi, personale sociale, mediazione, convenzioni con chi oggi lavora in emergenza? E che risposta si dà a chi obietta "prima la casa ai triestini", cioè quanti alloggi pubblici sfitti sono realmente recuperabili, in quanto tempo e con che copertura finanziaria, perché finché quella domanda resta senza numeri ogni ragionamento sull'accoglienza verrà letto come un torto? Infine, la cosa che più conta per chi legge: che cosa nei primi cento giorni, che cosa nel primo anno, che cosa a fine mandato, con una data accanto a ogni voce.
Le stesse identiche domande, con le stesse identiche parole, le rivolgeremo alla maggioranza uscente, che quei cinque anni li ha amministrati e che alla vigilia del voto dovrà spiegare perché la piazza è ancora quella. Non ci interessa il derby fra chi grida "fascisti" e chi grida "buonisti", né stabilire chi abbia il cuore più grande. Ci interessa capire se qualcuno, in questa città, ha un piano scritto, quantificato e sostenibile, e poterlo raccontare ai nostri lettori senza filtri.
Il Meridiano mette a disposizione le sue pagine e i suoi microfoni: ad Adesso Trieste e a Patto per l'Autonomia per primi, avendo loro sollevato il tema, e allo stesso modo a ogni forza politica che voglia rispondere. Stesso spazio, stesse domande, nessun montaggio, risposte pubblicate per intero. Perché "dovrebbe occuparsene lo Stato" è una frase costituzionalmente ineccepibile, ma un cittadino che alle nove di sera attraversa piazza Libertà, quella frase, in tasca non se la può mettere.
La Redazione de Il Meridiano di Trieste e Gorizia
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