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Dall'IO al NOI: un pensiero nobile e due domande semplici.

Dall'IO al NOI: un pensiero nobile e due domande semplici Ferragosto è passato, il dibattito politico serio è ancora in ferie e intanto i giornali si riempiono di interviste in cui si chiede ai partiti chi sarà il prossimo candidato sindaco. È un esercizio comprensibile, riempie le pagine e scalda i motori. Poi però capita di leggere qualcosa che…
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Dall'IO al NOI: un pensiero nobile e due domande semplici

Ferragosto è passato, il dibattito politico serio è ancora in ferie e intanto i giornali si riempiono di interviste in cui si chiede ai partiti chi sarà il prossimo candidato sindaco. È un esercizio comprensibile, riempie le pagine e scalda i motori. Poi però capita di leggere qualcosa che prova a spostare il discorso un po' più in là, e allora vale la pena fermarsi.

L'assessore alle Politiche Sociali e al Welfare del Comune di Trieste, Massimo Tognoli, ha scritto un intervento che parte proprio da lì: prima dei nomi, dice, viene il metodo. Non basta vincere le elezioni, non basta una giunta che lavori bene o una coalizione coesa: chi guiderà la città dovrà avere una visione complessiva, sistemica e — parola che pesa — trasversale. Capace cioè di ascoltare il pensiero di tutti e, per quanto possibile, di racchiuderlo. Perché temi come il sociale, la sicurezza, l'economia, l'immigrazione, la mobilità e il turismo non si affrontano nel clima conflittuale che conosciamo, "l'un contro l'altro armati", ma con condivisione, dialogo e costruzione comune. Dall'IO al NOI, appunto.

Il pensiero è nobile, e sarebbe davvero eccezionale se si verificasse. Noi però pratichiamo il pragmatismo, e il pragmatismo impone due domande semplici. Non sono una critica personale all'assessore: sono domande che riguardano il funzionamento stesso della macchina in cui tutti noi, elettori compresi, ci muoviamo.

La prima. Negli anni in cui l'assessore siede in Consiglio, quanti emendamenti e quante mozioni presentate dall'opposizione hanno effettivamente conosciuto la formula del NOI, sono cioè stati accolti perché ritenuti utili alla città? E quanti, pur meritevoli di attenzione e sostenibili almeno sulla carta, sono stati respinti perché a prevalere era l'IO e non il NOI? Non è una domanda retorica e non pretende di conoscere già la risposta: è un numero, e i numeri in Consiglio comunale esistono, sono verificabili, stanno nei verbali delle sedute. Ci piacerebbe leggerli accanto a quelle parole, perché è lì che un auspicio diventa un bilancio.

C'è però un punto che va riconosciuto, ed è quello che rende il ragionamento dell'assessore più credibile di tanti altri. L'assessorato che ricopre segue dinamiche umane che non coincidono con i colori politici. A una persona con disabilità non interessa minimamente se l'emendamento che le cambia la vita porta la firma della destra o della sinistra: vota chi le porta un beneficio, e fa benissimo. Il welfare è forse l'unico terreno su cui il NOI non è un'aspirazione filosofica ma una necessità operativa quotidiana, perché i bisogni non hanno tessera. In questo senso il pensiero è comprensibile e, ripetiamo, condivisibile. Ma anche un assessore fa parte di un gruppo e non decide da solo: è la regola del gioco, non un difetto della persona.

Ed è qui che si intravede la vera prova. La verifica di quanto auspicato non sarebbe un altro post, né una dichiarazione di intenti: sarebbe vedere l'assessore seduto a un tavolo con un esponente dell'attuale opposizione a progettare qualcosa ASSIEME, con la formula del NOI, prima e non dopo la campagna elettorale che ci porterà in primavera a decidere chi governerà Trieste. Un progetto concreto, magari piccolo, magari su un solo tema, ma costruito a quattro mani prima che i simboli tornino sui manifesti. Sappiamo bene che è difficilmente realizzabile. Non per volontà sua, ma perché una scelta del genere gli procurerebbe una valanga di critiche a partire dal suo stesso schieramento, e dovrebbe fermarsi due ore dopo.

Del resto la grammatica istituzionale è esplicita: si chiama maggioranza e opposizione, non maggioranza e condivisione. Da anni vale la regola non scritta secondo cui chi vince comanda e chi perde spiega, e finché il passaggio decisivo è la conta dei voti il NOI resta strutturalmente in salita. Se un NOI pieno esistesse davvero non servirebbero i voti per far passare un atto: si comporrebbe il Consiglio per competenze e non per appartenenze, e le proposte per la città verrebbero semplicemente applicate o scartate in base alla loro solidità. Non è così, e le cronache recenti lo confermano. Ma proprio perché non è così, un assessore che scrive quelle parole in agosto sta dicendo qualcosa che merita di essere raccolto invece che archiviato.

Resta l'ultima domanda, la più semplice e forse la più utile: l'invito a passare dall'IO al NOI era rivolto alla maggioranza o all'opposizione? La differenza non è sottile. Se è rivolto all'opposizione, è un invito a collaborare con chi già governa, e allora somiglia molto alla regola non scritta di sempre. Se è rivolto alla maggioranza — cioè a chi ha i numeri e quindi la facoltà di aprire senza perdere nulla — allora è un fatto politico nuovo, perché il primo passo verso il NOI può compierlo soltanto chi il potere ce l'ha già in mano.

Per questo inviteremo l'assessore Tognoli ai nostri microfoni, se avrà piacere di accettare, per parlare del NOI. Non per metterlo in difficoltà, ma per capire insieme dove finisce l'auspicio e dove può cominciare la pratica. E se un giorno a quel tavolo dovesse sedersi anche qualcuno dell'opposizione, saremo i primi a scriverlo. Perché una città è fatta di idee, sensibilità, esperienze e bisogni diversi, e governarla significa anche saperli mettere insieme: su questo, con determinazione e umiltà, siamo d'accordo.

La Redazione de Il Meridiano

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