Focolaio di salmonellosi a Trieste: almeno 21 casi legati ai pomodorini, indagini in corso
Un focolaio di salmonellosi ha colpito la città di Trieste coinvolgendo almeno 21 persone. Le autorità sanitarie e la procura hanno avviato accertamenti per risalire alla catena di contaminazione, con i pomodorini individuati come probabile veicolo del batterio.
| La Redazione | Cronaca

Un focolaio di salmonellosi ha colpito la città di Trieste coinvolgendo almeno 21 persone. Le autorità sanitarie e la procura hanno avviato accertamenti per risalire alla catena di contaminazione, con i pomodorini individuati come probabile veicolo del batterio.
Un focolaio di salmonellosi ha interessato la città di Trieste nelle scorse settimane, con almeno ventuno persone risultate infettate dal batterio Salmonella. A riportare la notizia è Il Piccolo, che cita l'avvio di indagini da parte delle autorità sanitarie e, secondo quanto si apprende, anche della procura competente.
Al centro delle verifiche ci sono i pomodorini, individuati come probabile origine della contaminazione. Le modalità precise attraverso cui l'alimento avrebbe veicolato il batterio – dalla produzione alla distribuzione, fino alla somministrazione finale – sono ancora oggetto di accertamento. Dieci persone sarebbero sotto investigazione per chiarire le responsabilità lungo la catena alimentare.
La salmonellosi è un'infezione batterica che si trasmette prevalentemente attraverso il consumo di cibi contaminati. I sintomi più comuni includono febbre, diarrea, dolori addominali e vomito, con un periodo di incubazione che va generalmente dalle sei alle settantadue ore dall'ingestione dell'alimento incriminato. Nella maggior parte dei casi la malattia si risolve spontaneamente nell'arco di alcuni giorni, ma può risultare più grave nelle categorie fragili – anziani, bambini piccoli e soggetti immunodepressi – che talvolta necessitano di ricovero ospedaliero.
Non è ancora chiaro se i ventuno casi accertati siano riferibili a un unico evento o a più episodi distinti – ad esempio pasti consumati nello stesso locale o in esercizi diversi riforniti dal medesimo fornitore. Analogamente, resta da verificare se tra i contagiati vi siano stati ricoveri ospedalieri e qual è attualmente il loro stato di salute.
Le indagini epidemiologiche, condotte presumibilmente dal Dipartimento di Prevenzione dell'Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina (ASUGI) puntano a ricostruire il percorso del prodotto incriminato: dal produttore o grossista, passando per eventuali intermediari, fino agli esercizi commerciali e/o alla ristorazione in cui i pomodorini sarebbero stati serviti o venduti.
Le autorità sanitarie raccomandano, in via generale, di lavare accuratamente frutta e verdura prima del consumo, di conservare gli alimenti a temperature corrette e di prestare particolare attenzione alla separazione tra cibi crudi e cotti durante la preparazione dei pasti.
Il Meridiano di Trieste e Gorizia seguirà l'evoluzione della vicenda.
Fonte: Il Piccolo
Foto: Immagine creata con ia



