Il mare di tutti e il "muro" di cemento: cosa c’è dietro il caso del Bagno Sirena a Trieste
| La Redazione | Cronaca

Provate a immaginare questa scena: una calda giornata di settembre, la voglia di fare un ultimo tuffo e una legge dello Stato che, sulla carta, vi garantisce il diritto di camminare fino all'acqua senza sborsare un solo euro.
Poi, però, arrivate all'ingresso dello stabilimento e trovate un cancello chiuso, con la motivazione che lì non c'è una spiaggia ma solo cemento, e che quindi la legge non si applica. Sembra il paradosso di un romanzo burocratico, ma è esattamente quanto accaduto a Trieste, per la precisione a Grignano, presso lo storico stabilimento Grignano 1 - Bagno Sirena.
Qui, la fine dell'estate 2026 ha lasciato spazio a un dibattito accesissimo che va ben oltre la cronaca locale, toccando un tema sensibilissimo per tutti gli italiani: a chi appartiene davvero il nostro mare?
La vicenda si è accesa quando gli attivisti dell'associazione Mare Libero hanno deciso di rivendicare il diritto all'accesso gratuito al mare, presentandosi ai cancelli della struttura. La risposta della gestione ha puntato sul fatto che lo stabilimento sorge su una piattaforma artificiale. Non essendoci sabbia o una riva naturale, secondo i gestori verrebbe a mancare il concetto stesso di "battigia", rendendo inapplicabile l'obbligo di far passare i bagnanti.
La cosa più sorprendente, stando ai racconti dei testimoni, è che persino la Capitaneria di Porto, in un primo momento, è sembrata dar credito a questa interpretazione. Si tratta di un'idea che ha letteralmente fatto saltare sulla sedia gli attivisti, convinti che la natura artificiale di una struttura non possa in alcun modo annullare un diritto costituzionale e demaniale, perché il mare resta mare sia che sotto ci sia lo scoglio, la sabbia o il cemento.
La reazione del collettivo è stata immediata e senza sconti, manifestando la totale indisposizione ad accettare quello che considerano un vero e proprio escamotage per aggirare le regole. L'associazione ha così deciso di alzare il livello dello scontro, annunciando diffide formali al Comune e alla stessa autorità marittima.
Il passo più pesante resta però il coinvolgimento della magistratura, attraverso un esposto in Procura per verificare se la mancata vigilanza e le decisioni prese sul momento possano configurare un'omissione di atti d'ufficio. La legge italiana, d'altronde, parla chiaro: chi riceve in concessione una spiaggia o un'area demaniale ha l'obbligo tassativo di garantire il transito libero e gratuito a chi vuole semplicemente raggiungere l'acqua, e non farlo significa, di fatto, appropriarsi di un bene che appartiene a tutti.
Il caso del Bagno Sirena non è affatto isolato, ma si inserisce in un clima di crescente insofferenza da parte dei cittadini e dei tanti turisti per la gestione del litorale giuliano. A surriscaldare gli animi c'è infatti anche la recente chiusura dello storico camminamento pedonale che collegava Grignano 1 e Grignano 2. Si tratta di un sentiero pubblico, utilizzato da generazioni, che oggi non è più fruibile. Per i residenti e i comitati questo rappresenta l'ennesimo segnale di una tendenza caratterizzata dalla progressiva chiusura di spazi pubblici a favore di interessi privati.
Fonte: Servizio della redazione



