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Crisi StarTech: scatta l’ultimatum dei lavoratori

Non bastano le tutele temporanee a placare la forte preoccupazione per il destino della StarTech Industries. I lavoratori del sito produttivo triestino, riuniti oggi, lunedì 13 luglio, in un'affollata assemblea straordinaria, hanno deliberato lo stato di massima allerta: la proprietà ha pochissimi giorni per presentare un piano di rilancio credibi…
 |  Denis Locoselli  |  Cronaca
Non bastano le tutele temporanee a placare la forte preoccupazione per il destino della StarTech Industries. I lavoratori del sito produttivo triestino, riuniti oggi, lunedì 13 luglio, in un'affollata assemblea straordinaria, hanno deliberato lo stato di massima allerta: la proprietà ha pochissimi giorni per presentare un piano di rilancio credibile e trasparente, pena l'immediata ripresa di rigide e prolungate azioni di sciopero.
 
La situazione all'interno dello stabilimento ha assunto i tratti di un vero e proprio paradosso produttivo. Gli ingegneri, i tecnici e gli operai specializzati nel settore della connettività ottica avanzata – un tempo fiore all'occhiello della manifattura tecnologica locale – si trovano oggi ridotti a lavorare un solo giorno alla settimana. Questa drastica riduzione dell'orario, sebbene formalmente coperta dall'ammortizzatore sociale, testimonia il totale blocco delle commesse e l'assenza di materie prime necessarie alla continuità aziendale.

A esacerbare gli animi dei dipendenti è il contrasto tra i piccoli passi formali e il vuoto strategico di fondo. Negli ultimi giorni, le scadenze relative alle retribuzioni del mese di giugno sono state saldate e le sigle sindacali hanno siglato una proroga del contratto di solidarietà valido fino al prossimo 7 agosto 2026.
 
Tuttavia, quella che doveva essere una boccata d'ossigeno si è rivelata una tregua effimera. A pesare come un macigno sulla fiducia dei lavoratori è stata la scelta del Chief Executive Officer (CEO) di disertare l'ultimo decisivo vertice con le rappresentanze interne. Un'assenza che i lavoratori giudicano inaccettabile e che conferma i timori di un progressivo disimpegno da parte dell'attuale dirigenza.

Sul fronte istituzionale, la delusione è altrettanto profonda. L'atteso tavolo di crisi che si sarebbe dovuto tenere a Roma presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) è stato rinviato a data da destinarsi. Questo slittamento ministeriale priva le parti sociali dell'unico arbitro istituzionale in grado di costringere l'azienda a scoprire le proprie carte finanziarie.
 
La conclusione dell'assemblea odierna segna una linea di demarcazione netta. I lavoratori hanno ribadito che la solidarietà non può essere utilizzata come uno strumento per gestire il lento declino del sito. La richiesta rivolta alla dirigenza e, di riflesso, alle istituzioni regionali e nazionali è univoca: serve la convocazione immediata di un tavolo dove la proprietà si presenti con garanzie scritte, capitali certi e un piano industriale che restituisca dignità e turni di lavoro regolari ai 322 addetti dello stabilimento.
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