OnlyFans e conti all'estero: la Guardia di Finanza incastra noto creator triestino, evasi oltre 700mila euro
Milioni di visualizzazioni sul web, una platea fedele da oltre centomila follower sui social network e uno stile di vita decisamente agiato. Peccato che, per il fisco italiano, quel noto professionista dei contenuti digitali residente a Trieste risultasse poco più che un fantasma, con dichiarazioni dei redditi ferme a cifre irrisorie. Una discrepa…
| Denis Locoselli | Cronaca

Milioni di visualizzazioni sul web, una platea fedele da oltre centomila follower sui social network e uno stile di vita decisamente agiato. Peccato che, per il fisco italiano, quel noto professionista dei contenuti digitali residente a Trieste risultasse poco più che un fantasma, con dichiarazioni dei redditi ferme a cifre irrisorie. Una discrepanza macroscopica che ha spinto gli uomini della Guardia di Finanza della Compagnia di Muggia ad avviare un’indagine mirata, culminata con la scoperta di una maxi-evasione fiscale da oltre 700.000 euro.
L’attività del creator si sviluppava principalmente sulle note piattaforme web d'intrattenimento per adulti OnlyFans e Fansly. Dietro lo schermo e i nickname di successo si celava una vera e propria impresa commerciale, rimasta però completamente sconosciuta all'Agenzia delle Entrate.
Il meccanismo di guadagno scoperto dalle Fiamme Gialle era strutturato in modo da monetizzare ogni singola interazione con la platea virtuale. I flussi di denaro entravano regolarmente nelle tasche del digital creator attraverso tre canali principali: gli abbonamenti mensili pagati dagli utenti per accedere al profilo, la vendita di materiale fotografico e video personalizzato dietro esplicita richiesta dei clienti, e le mance digitali elargite dai fan durante le chat private. Per cercare di mascherare i lauti profitti e sottrarli ai radar dei controlli interni, parte di questi guadagni veniva sistematicamente reindirizzata e accumulata su conti correnti aperti presso istituti bancari esteri.
I nodi, tuttavia, sono venuti al pettine quando l'incrocio dei dati finanziari e il monitoraggio della presenza online hanno svelato la reale entità del giro d'affari. Oltre a dover rispondere delle imposte sui redditi non versate per i 700mila euro occultati, al creator triestino è stata contestata anche la violazione della cosiddetta "tassa etica". La normativa italiana prevede infatti un’addizionale del 25% sui ricavi derivanti dalla produzione di materiale per adulti: una voce che, nel bilancio della frode, aggiunge altri 60.000 euro di tasse evase al conto finale.
L'operazione giuliana si inserisce in una più vasta e stringente strategia nazionale di contrasto all'economia sommersa digitale. Il web non è più una zona franca e il mirino della Guardia di Finanza è ormai stabilmente puntato sulla creator economy, per garantire che le nuove professioni del web e gli influencer rispettino le regole del gioco al pari di qualsiasi altro contribuente.



