3^ puntata: Facciamo i conti. Come si calcola il Reddito per le Conoscenze?

Nelle prime puntate abbiamo stabilito un principio: la conoscenza ha un valore economico e lo Stato dovrebbe remunerarla. Ma ora arriva la parte più difficile: come si traduce questa idea in cifre reali? Come facciamo a stabilire quanto vale la conoscenza dentro uno stipendio?
Per capirlo, dobbiamo scomporre un normale salario. Quando veniamo pagati, la nostra busta paga copre tre elementi: la fatica fisica, le competenze specifiche del mestiere e, infine, il nostro bagaglio di conoscenze. Un salario basso, entro la soglia di povertà assoluta, si contraddistingue per queste percentuali: alla fatica fisica va il 40, alle conoscenze il 50%. alle competenze il 10.
Per dare un ordine di grandezza alla mia proposta, ho diviso la conoscenza in due categorie:
1. Le Conoscenze Sociali (RpCS)
Sono le nozioni base che impariamo a scuola (fino alla terza media) e che arricchiamo ogni giorno interagendo con gli altri nella società. A questa componente possiamo assegnare un valore pari al 50% del pacchetto.
Per calcolarlo in euro, prendiamo i dati reali: l'Istat ha stimato che oggi (nel biennio 2025-2026) la soglia media di povertà assoluta in Italia, fuori dalle grandi metropoli, è di circa 670 euro al mese. Arrotondiamo per semplicità a 600 euro al mese (una cifra drammaticamente comune per chi è intrappolato in contratti part-time involontari).
Se chi guadagna 600 euro è in povertà assoluta, e la conoscenza sociale (CS) vale la metà di questa base vitale, arriviamo al primo calcolo: il Reddito per le Conoscenze Sociali deve essere di 300 euro al mese.
2. Le Conoscenze Certificate (RpCC)
Qui rientrano le competenze più avanzate, quelle che si acquisiscono continuando a studiare, prendendo un diploma o una laurea. Se guardiamo ai contratti nazionali di lavoro (CCNL), lo stipendio d'ingresso di un diplomato è mediamente più alto del 20% rispetto a chi si è fermato alla terza media. Per i laureati il divario sale al 40% in più del diplomato ma, ai fini del nostro modello economico, ho preferito non fare distinzioni e stabilire una base di partenza uguale per tutti i titoli di studio superiori.
Se prendiamo uno stipendio medio italiano di circa 1.500 euro, quel 20% corrisponde esattamente a 300 euro. (alla fatica fisica il 10%, alle CS il 50%, alle competenze il 20%). Ecco la nostra seconda cifra: il Reddito per le Conoscenze Certificate vale altri 300 euro al mese.
Una doverosa premessa: Mi rendo conto che si tratta di una semplificazione matematica. Tuttavia, per trasformare un'idea in una legge, bisogna pur partire da una solida base teorica. Le cifre definitive dipenderanno poi, ovviamente, dai bilanci dello Stato e dalle scelte della politica.
Nella pratica: a chi vanno questi soldi?
Definiti gli importi, vediamo come dovrebbero essere distribuiti concretamente sul territorio:
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Il Reddito per le Conoscenze Sociali (300€): È una misura mirata a contrastare la povertà. Spetta a chi ha entrate inferiori alla soglia di povertà assoluta calcolata sull'ISEE. Se si tratta di una famiglia con figli con ISEE inferiore a 3.000 euro, entrambi i coniugi riceveranno l'assegno intero (300€ a testa); per chi invece ha un ISEE compreso tra i 3.001 e i 5.000 euro, l'aiuto scenderà gradualmente fino ad azzerarsi.
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Il Reddito per le Conoscenze Certificate (300€): E’ l’aiuto per gli inattivi (i NEET e le casalinghe), gli inoccupati e i disoccupati, con titolo di studio secondario o universitario. Per i disoccupati e le casalinghe che ne hanno i requisiti, i due redditi (Sociale e Certificato) sono cumulabili. L'erogazione è vincolata all'obbligo di frequentare percorsi di formazione: una condizione essenziale per aggiornare le competenze certificate e contrastare il rischio di isolamento sociale, favorendo il reinserimento attivo.
Quali corsi dovrebbero frequentare per mantenere il sussidio? E soprattutto, come possiamo far partire questo progetto pilota proprio qui sul nostro territorio? Lo vedremo nella prossima puntata, dedicata interamente a Trieste.
Domenico Rana
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