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Memoria e coscienza, Trieste si stringe intorno alla Risiera di San Sabba

La Risiera di San Sabba a Trieste si conferma il cuore pulsante del Giorno della Memoria in Italia. In un clima di solenne raccoglimento, le autorità civili e religiose si sono riunite nel cortile dell’unico campo di sterminio con forno crematorio nell’Europa meridionale. La cerimonia, scandita dal suono del "Silenzio" e dalle preghiere delle dive…
 |  Redazione sport  |  Cronaca

La Risiera di San Sabba a Trieste si conferma il cuore pulsante del Giorno della Memoria in Italia. In un clima di solenne raccoglimento, le autorità civili e religiose si sono riunite nel cortile dell’unico campo di sterminio con forno crematorio nell’Europa meridionale. La cerimonia, scandita dal suono del "Silenzio" e dalle preghiere delle diverse confessioni, ha reso omaggio alle migliaia di vittime della ferocia nazifascista.

Il sindaco Roberto Dipiazza, affiancato dal governatore Fedriga e dal prefetto Petronzi, ha definito il sito "una ferita che impone vigilanza", ricordando come la Shoah sia stata la più atroce persecuzione della storia moderna. Per il primo cittadino, Trieste porta una "responsabilità storica unica" che oggi deve tradursi in un impegno irreversibile per la tolleranza e la difesa dei valori democratici, agendo come "sentinelle della libertà" contro ogni nuova forma di odio.

Tuttavia, la cerimonia è stata segnata da una profonda riflessione etica e da una nota di amarezza. Il rabbino di Trieste, Eliahu Alexander Meloni, ha scosso i presenti con un monito diretto: "Il Giorno della Memoria non è solo per gli ebrei, ma per la coscienza dell’umanità". Meloni ha denunciato il rischio di un fallimento della ricorrenza, puntando il dito contro la scarsa partecipazione e l'assenza dei giovani: "Dove sono le scuole?", ha chiesto, sottolineando che il genocidio fu possibile grazie al silenzio della società civile.

A fargli eco, il Vescovo Trevisi, il quale ha ribadito che "solo l’educazione cambia il mondo", esortando a trasformare il ricordo in cultura del rispetto quotidiano. Tra la deposizione delle corone d’alloro e il proseguimento del progetto delle pietre d’inciampo, Trieste ha ribadito il suo "Mai più". Ma l'appello lanciato dai piedi del forno crematorio è chiaro: con la scomparsa degli ultimi testimoni, la responsabilità di narrare l’orrore ricade interamente su chi resta, affinché la memoria non diventi un vuoto esercizio di retorica, ma rimanga un ponte vivo verso le future generazioni.

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