Il culto della magrezza nelle società consumistiche
In molte culture contemporanee la magrezza non è più soltanto un canone estetico. È diventata dispositivo ideologico e una forma di controllo. Più le società si irrigidiscono, più quel corpo sottile si fa modello da imitare, ma per chi legge tra le righe, da riconsiderare. Oggi, il corpo magro è l’emblema del cittadino ideale: disciplinato, produ…
| Redazione sport | Cronaca

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In molte culture contemporanee la magrezza non è più soltanto un canone estetico. È diventata dispositivo ideologico e una forma di controllo. Più le società si irrigidiscono, più quel corpo sottile si fa modello da imitare, ma per chi legge tra le righe, da riconsiderare.
Oggi, il corpo magro è l’emblema del cittadino ideale: disciplinato, produttivo, conforme. Un corpo che non eccede, che non reclama, che si adatta. Il corpo perfetto per società perfette in cui la libertà è celebrata più come retorica che come pratica, e in cui l’individuo è spinto a regolarsi da solo, secondo norme implicite e interiorizzate.
Il fenomeno non riguarda solo l’industria dell’immagine, la moda, i media o più generalmente le donne. Affonda anzi le sue radici in un’idea più strutturale: quella per cui il corpo va sorvegliato e spesso intrinsecamente demolito, tramite riduzione, soprattutto nel caso di quello femminile. Il terreno fertile di questa idea si scova spesso in contesti segnati da derive conservatrici, populiste o apertamente autoritarie, (o apertamente maschiliste?) dove l’ordine è preferito alla complessità. Siamo tutti d'accordo che la salute detenga una posizione centrale nelle nostre vite, quindi è sensato pensare che un corpo in sovrappeso sia poco salubre, allora perché per nella magrezza si toccano limiti che difficilmente vengono accettati se si tratta di sovrappeso? Magrezza e disturbi alimentari non sono la stessa cosa, ma spesso il passaggio dall'uno all'altro avviene quasi impercettibilmente, e in maniera assai frequente nelle società del primo mondo. Nei primi anni 2000, le persone in cura per disturbi alimentari in Italia erano circa 300 000. Oggi, sono oltre 3 milioni (OMS).
Non è un caso che le ideologie reazionarie abbiano spesso fatto leva su un’estetica del corpo “puro” e “forte”. La salute è importante, ma siamo sicuri che si debba basare innanzitutto su estetica, senso di vergogna e controllo perfezionistico? Come il senso di pudore nella Germania nazista, in cui il corpo era divinizzato e tonificato da rigore cronico e incasellamento, Germania nella quale per una donna era perfino sconveniente vestirsi di un rossetto, così per noi il grasso può rappresentare disordine, il desiderio diventare debolezza morale, la fame essere fragilità. È funzionale per un sistema consumistico sfruttare lo stratagemma della colpa per inquadrare un'intera popolazione verso la medesima direzione. É spontaneo un occhio di riguardo verso la salute del nostro corpo, ma dove sta il limite? Ma soprattutto tale limite l'abbiamo selezionato per omologazione e compiacenza di un prossimo generico, o per convenienza e autonomia decisionale? Quand'è che un corpo è considerabile sano, troppo magro, troppo in carne, troppo poco desiderabile? È giusto che l'autocontrollo fisico si trasformi in una sorta di dovere civico e morale?
In un contesto come quello della società attuale, i disturbi alimentari cessano di essere soltanto patologie individuali, e il terreno è più che mai fertile. L'anoressia nervosa è il primo disturbo mentale per mortalità. Mentale. Una ragazza tra i 12 e i 25 anni ha più probabilità, nell'Italia del 2025, di morire di anoressia che non in un incidente stradale accidentale (secondo l'ISS, Istituto Superiore di Sanità). I corpi diventano, al di là dei numerosi disordini alimentari, sintomi sociali, funzionali al mantenimento di un certo status quo. E sicuramente una donna che lotterà contro il proprio corpo sarà una donna che difficilmente lotterà contro il potere.
E mentre il mercato propone un’infinita gamma di prodotti per gestire, scolpire, purificare il corpo, il sistema ribadisce il messaggio di fondo: controllati. Riduciti. Non esagerare. Tu spendi per perdere energie, letteralmente calorie, e spendendo quelle poche e ultime calorie investi i pochi e ultimi pensieri nella nuova crema anticellulite e nella nuova polvere proteica per scolpire.
Nel paradosso della modernità, ci viene chiesto di consumare senza desiderare, di desiderare senza godere, di esistere senza disturbare. È un gioco di prestigio perfetto, dove l’oppressione si traveste da scelta personale. Ma quando la libertà di non mangiare coincide con l’impossibilità di mangiare davvero, allora la questione non è più solo privata.
Il corpo magro come valore assoluto non è un fatto estetico. È un fatto politico. E ogni corpo che rifiuta questo standard è, di per sé, un atto di resistenza.
ANNA FINO



