Caso Meran, Sap: "Una ferita ancora aperta, inaccettabile ipotizzare il suo rientro in FVG"
A quasi sei anni dall’omicidio efferato degli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego all’interno della Questura di Trieste, il SAP – Sindacato Autonomo di Polizia, attraverso la voce della segreteria provinciale, ribadisce con forza che questa città e questa regione non possono e non devono ospitare Alejandro Augusto Meran. Il ricordo del 4 ottobre 2019 è ancora inciso nella coscienza collettiva della nostra comunità, nelle mura della Questura, negli occhi dei colleghi, nelle vite delle famiglie spezzate.
È del tutto inopportuno – per non dire provocatorio – tornare a parlare di un possibile trasferimento di Meran in una Rems del Friuli Venezia Giulia. Non solo perché le strutture, come giustamente riportato dal personale sanitario, non sono pronte né adeguate sotto il profilo della sicurezza, ma perché questa ipotesi rappresenta una violazione profonda del rispetto che è dovuto alla memoria delle vittime e al dolore mai sopito di chi ogni giorno indossa una divisa.
Il SAP di Trieste ha sempre espresso con chiarezza la propria posizione: il principio della prossimità familiare non può mai prevalere sulla sicurezza pubblica né sul rispetto per chi ha perso la vita mentre svolgeva il proprio servizio. L'eventuale trasferimento di Meran in Friuli Venezia Giulia rappresenterebbe una ferita riaperta, un atto profondamente ingiusto verso la comunità della Polizia di Stato e verso la città intera.
Parliamo di un soggetto ad altissima pericolosità, responsabile dell’assassinio di due agenti dello Stato in un luogo simbolo delle istituzioni: la Questura. Non possiamo accettare che oggi si parli di “detenzione disumana” o “isolamento” senza considerare il dolore e l’irreversibilità dell’assenza che ha colpito le famiglie Rotta e Demenego.
Nel nostro Paese si continua a dare troppo diritto a chi ha commesso reati gravissimi, dimenticando che ogni concessione a chi ha tolto la vita a due servitori dello Stato è una nuova offesa alle vittime e a tutti coloro che operano nella legalità. Il diritto, se non bilanciato con il senso di giustizia e di rispetto per le vittime, diventa un paradosso: protegge i carnefici e lascia soli i familiari degli uccisi.
Il SAP di Trieste chiede alle istituzioni locali, regionali e nazionali di mantenere alta l’attenzione su questo caso e di evitare qualsiasi scelta che possa essere interpretata come un passo indietro sul piano del rispetto e della giustizia. A chi continua a parlare di “umanizzazione dell’internamento”, ricordiamo che l’unica cosa disumanizzante è stato togliere la vita a due giovani agenti che hanno pagato con la morte il prezzo più alto.
Simon CARFI
Segretario Provinciale SAP Trieste



