Skip to main content

Pillole di stagione, focus sull'Islam. Zinnanti: "Cominciare tutti un percorso di vero ascolto e di rispetto reciproco"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
ISLAM A TRIESTE: LA PAROLA ALLE DONNE
 
Sabato sera, auditorium dell'oratorio della Parrocchia di San Giacomo. Pubblico variopinto con una forte presenza femminile: alcune donne sono velate, altre no. Il titolo dell'evento mi ha fortemente incuriosito: "Islam a Trieste: la voce delle donne", organizzato dalla V Circoscrizione insieme all'Associazione culturale islamica di Trieste. Partecipo con la voglia di capire e di ascoltare, anche perché, come noto, la conoscenza è il miglior antidoto alla paura e al rifiuto del prossimo. La lodevolissima iniziativa avviene su impulso della V Circoscrizione (Barriera Vecchia - San Giacomo)  ed in particolare del presidente della Commissione cultura Luca Gojak (Lista Punto Franco) che, dopo aver realizzato lo scorso dicembre il Festival delle culture, ha programmato per quest'anno una serie di appuntamenti che vedono come protagoniste le comunità straniere presenti a San Giacomo ed in città. Il titolo scelto si spiega da sé: "Voci di Comunità - storie, culture e vite a Trieste". La finalità è altrettanto chiara, ovvero quella di calare in una realtà complessa ed articolata come quella di San Giacomo il mito di "Trieste città dell'inclusione" che, a forza di episodi violenti che vedono spesso protagonisti giovani stranieri, viene fortemente messo in discussione da un'opinione pubblica sempre più disinformata e spaventata. 
Come amo fare nei miei commenti, alcune cifre servono a fotografare meglio la situazione. Secondo i dati pubblicati di recente dall'Anagrafe comunale e riferiti all'anno 2025, Barriera Vecchia - San Giacomo è il rione più popoloso di Trieste con 48.619 residenti, di cui 11.072 sono stranieri (ovvero quasi il 22,5% del totale) a fronte di una popolazione complessiva residente nel comune che è di poco più di 200 mila abitanti, con 26.391 stranieri (circa il 13 per cento del totale). Cosa significano questi numeri?  Significano che nella V Circoscrizione risiede circa un quarto della popolazione triestina, ma vi abitano quasi il 42% degli stranieri residenti nel territorio comunale: una incidenza di tutto rispetto e che costituisce una componente sempre più presente nelle nostre vie. Non c'è purtroppo un dettaglio suddiviso per circoscrizione delle comunità straniere più numerose residenti, ma solo un dato complessivo che è in ogni caso piuttosto significativo: intorno alle tremila unità vi sono i serbi e romeni, poi i kosovari a quota duemila, i pachistani arrivati a 1.440 e a seguire ucraini, cinesi, croati, albanesi, senegalesi, bengalesi e afgani. Se nelle comunità pachistane ed afgane gli uomini sono dieci volte più numerose delle donne, complessivamente dei 26 mila stranieri residenti 13.530 sono maschi e 12.861 femmine. Dunque, come detto in apertura, una realtà complessa ed articolata ma con la quale, volenti o nolenti, bisognerà rapportarsi costituendo l'unico elemento che, dati alla mano, sta garantendo la tenuta demografica della città. In tale ottica bene ha fatto la V Circoscrizione a puntare il faro su queste comunità per conoscerle e fare il punto sui difficili percorsi di inclusione che ciascuna di esse ha posto in essere nella nostra città.
Ad aprire l'incontro dello scorso sabato è stato Akram Omar (presidente dell'Associazione culturale islamica di Trieste) che ha fatto una breve cronistoria sulla presenza islamica a Trieste che risale al lontano 1719, quando l'impero asburgico aprì le relazioni economiche con l'impero ottomano ed una prima comunità turca si insediò in città, dando vita ad una fiorente attività commerciale con la madrepatria. Attualmente la comunità triestina  (che conta su circa 15 mila aderenti) si articola in due entità: l'Associazione culturale islamica di Trieste che ha scopi sociali, culturali e di solidarietà internazionale e la Comunità islamica di Trieste - Moschea Ar-Rayan che si occupa di tutte le attività religiose e di culto e che aderisce dal 2020 all'UCOII (Unione delle comunità islamiche italiane).
Hanno preso poi la parola le tre donne presenti e che fanno parte del direttivo dell'Associazione culturale triestina (tre su nove membri complessivi): Selma Hafizovic, Nawel Boujmil e Nurah Omar. Il filo conduttore dei loro interventi è stato quello di provare a sradicare tutta una serie di stereotipi e luoghi comuni con cui l'Occidente guarda alle donne musulmane. Il primo è quello che vuole la donna islamica passiva e sottomessa all'uomo. Selma, Nawel e Nurah hanno testimoniato che per la loro esperienza non è così in quanto le donne islamiche "costruiscono" da sé la loro vita. "Il velo non è un muro - hanno riferito - ma è un atto di devozione religiosa". Quanto al rapporto con l'istruzione, anche nel tormentato Iran il 50% degli iscritti all'università sono donne. In altri paesi musulmani vi sono numerose donne al vertice di imprese e partiti. A partire dal settecento nel mondo occidentale si sono diffuse alcune correnti di pensiero che raffiguravano la donna islamica in modo distorto dal vero. Per la corrente "orientalista" la donna islamica era vista solo come oggetto di piacere, asservita all'uomo.  Per quella "colonialista" la donna musulmana era sottomessa e andava liberata dall'occidente. Poi con gli attentati dell'11 settembre 2001 è scoppiato lo scontro di civiltà e l'Islam è diventato il nemico dell'Occidente che va combattuto. Da tutte il forte appello a non parlare "di loro" ma a parlare "con loro" e ad ascoltare quello che hanno da dire. Ad esempio per quello che il Corano e la Sunna prevedono veramente in materia di parità di condizioni tra l'uomo e la donna: "hanno la medesima dignità morale e spirituale. La donna non è un essere secondario ma ha gli stessi diritti dell'uomo nello studio, nel lavoro e nella scelta matrimoniale. La ricerca della conoscenza è un dovere per ogni musulmano uomo e donna. La donna è il pilastro educativo e morale della famiglia. La donna e l'uomo si devono reciprocamente amore e rispetto". In definitiva, il quadro che ne è uscito, secondo le relatrici, è quello di una donna musulmana che in Italia, in assoluta maggioranza, è completamente realizzata, restando fedele alla religione musulmana. Focalizzando l'attenzione sulla realtà triestina, Nurah ha chiarito come qui le donne musulmane hanno tre possibili origini: immigrate per studio, lavoro o rifugiate politiche; donne di seconda generazione con uno o entrambi genitori musulmani; donne convertite.  Ha poi evidenziato come per molte di loro portare il velo rappresenti anche una sorta di "riappropriazione" del proprio corpo, anche per contrastare quella vera e propria "sovraesposizione" del corpo che caratterizza troppe donne e ragazze "occidentali". In chiusura, ho posto alcune domande a cui ha voluto rispondere Akram Omar. Ho chiesto come mai la comunità religiosa islamica non avesse ancora richiesto di essere riconosciuta dallo Stato italiano. "Non è vero - ha replicato Akram Omar - in Italia l'Unione delle Comunità islamiche è dal 1990 che ha chiesto di essere riconosciuta. Ogni volta la domanda finisce in istruttoria che però non finisce mai. Chiedo allo Stato italiano che finalmente ci dia la possibilità di essere riconosciuti al pari di qualsiasi altra comunità religiosa. Da qualche anno almeno la Regione ha riconosciuto la nostra Associazione culturale".  Ho poi posto un quesito di grande attualità, ovvero se i musulmani italiani sono tenuti a rispettare la legge italiana o la sharia. Precisa anche in questo caso la risposta di Akram Omar: "chi vive in Italia deve rispettare la legge italiana. Questo è un principio di fondo sempre sostenuto dall'Ucoii che rappresenta il 95% dei musulmani in Italia. Quanto alla sharia (che si compone di Corano e di Sunna) va intesa unicamente come guida religiosa".
Che dire? Sono uscito dall'incontro con le idee più chiare di prima e con la netta percezione che è profondamente errato confondere certi atteggiamenti estremisti ed islamisti (ossessivamente riproposti dalla cronaca) con principi, condotte e motivazioni che sono propri di una delle tre religioni monoteiste che caratterizzano da secoli la civiltà umana. Al di là di pregiudizi e preconcetti che da decenni albergano nella civiltà occidentale, forse è proprio il caso di cominciare tutti un percorso di vero ascolto e di rispetto reciproco: ne va del futuro sereno ed equilibrato delle nostre comunità e delle nostre città.
 
Mauro Zinnanti
 
#ilmeridianots #pilloledistagione #maurozinnanti