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Pillole di stagione, Zinnanti: "Il piano per la De Eccher, prosciolti i progettisti dell'Acquamarina"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
CROLLO DELL'ACQUAMARINA: CIAO INDENNIZZO E ORA IL COMUNE CHE FARA' ?
 
Come forse i più attenti lettori si ricorderanno, è recente la notizia della chiusura in primo grado del processo penale relativo al crollo della piscina Acquamarina nel lontano 29 luglio 2019. Ora sono state depositate le motivazioni della sentenza che, come noto, riportava una dichiarazione di "improcedibilità del fatto previa riqualificazione dello stesso come da dispositivo - così si legge nella sentenza vergata dal giudice Giorgio Nicoli - per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione". Fuori dagli stretti tecnicismi del linguaggio giuridico, che cosa è accaduto? E' accaduto che il giudice si è dovuto in un certo senso arrendere a fronte delle risultanze del dibattimento che non hanno consentito di determinare con la necessaria certezza quale condotta sia stata la causa esclusiva o prevalente della rovina né di isolare l'apporto eventualmente colposo arrecato o meno dagli imputati. In definitiva, il giudice Nicoli a fronte di un quadro probatorio "irrimediabilmente segnato dall'incertezza" non ha potuto far altro che riqualificare il reato che, in accoglimento delle tesi difensive, è stato derubricato da "disastro colposo" al più lieve "rovina di edificio". Riqualificazione che ha comportato l'improcedibilità della causa per intervenuta prescrizione con conseguente proscioglimento di tutti e quattro gli imputati, ovvero il progettista ing. Fausto Benussi, l'impresario veneziano Pietro Zara e gli operai Giuseppe Pulliero e Octavian Ignat. Conseguenza ulteriore, il mancato accoglimento della richiesta risarcitoria avanzata dal Comune di Trieste per quasi 11 milioni di euro per il ristoro dei danni patrimoniali, morali e di ricostruzione della piscina terapeutica.  Sul punto, osserva infatti Nicoli: "Non è emerso nessun accertamento tecnico che provasse la compromissione statica dell'edificio a seguito del crollo del tetto così da suffragare il reato di disastro colposo".  In buona sostanza, il giudice ha accolto la tesi difensiva dell'ingegner Benussi che, a fronte della richiesta risarcitoria di quasi 11 milioni di euro, aveva replicato di aver già provveduto a  liquidare i danni patrimoniali attraverso una transazione assicurativa di 704 mila euro precisando, nel corso del corso del processo che "non si possono addebitare a me anche i costi della nuova piscina, la cui costruzione è una scelta sciagurata perché si poteva recuperare l'altra struttura".  Come a dire, tanto per essere estremamente chiari, che se il Comune pensava di recuperare parte delle risorse necessarie per la nuova terapeutica da questo processo, dovrà accantonare, al momento, questa balzana idea. Certo, resta sempre possibile la strada dell'appello in sede penale e l'eventuale apertura di una nuova causa civile. Ma in entrambi i casi sono incerti sia la tempistica, sia gli esiti delle cause, un tanto anche alla luce delle chiare motivazioni tecniche e giuridiche che hanno portato alla sentenza di primo grado.
Che dire? Si potrebbero fare tante considerazioni ma, per carità di patria, ve ne proponiamo solo alcune. La prima: siamo di fronte all'ennesimo caso di cattiva gestione amministrativa di questa giunta che, senza alcun tentennamento ma, pare, anche senza alcun reale approfondimento tecnico, ha pervicacemente abbracciato la causa della demolizione dell'impianto esistente e della successiva ricostruzione. La seconda: a luglio saranno trascorsi sei anni dal crollo e della nuova Acquamarina si sono perse le tracce. L'unico atto fino ad ora formalizzato è stato l'affidamento della progettazione della nuova piscina terapeutica al raggruppamento temporaneo di professionisti Teco+Partners Stp srl di Bologna avvenuto a novembre 2025. Terminato ed approvato il progetto, con annesso schema di concessione per la gestione dell'impianto, si procederà alla gara per la realizzazione e gestione della piscina. Alla buon'ora! Gli utenti della "vecchia" Acquamarina ringraziano e attendono con (residua) fiducia!
 
CRISI RIZZANI DE ECCHER: ACCOLTO IL CONCORDATO, ULTERIORI 120 GIORNI DI SPERANZA ANCHE PER IL CANTIERE DI CATTINARA
 
Forse l'argomento non sarà dei più appassionanti ma coinvolgendo la principale struttura sanitaria della città (ovvero l'ospedale di Cattinara) si tratta di un tema troppo importante per non meritare tutta la nostra, doverosa attenzione. Come noto, infatti, la pesante crisi finanziaria della Rizzani De Eccher ha comportato il blocco, a partire dall'estate scorsa, anche del cantiere di rifacimento ed ampliamento della struttura ospedaliera. Andata a monte la richiesta di composizione negoziata della crisi, ora il tribunale di Trieste ha appena accolto la richiesta di concordato preventivo in continuità, nominando tre commissari giudiziali Andrea Bonfini, Massimo Simeon e Alessandro Danovi. Cosa significa questa decisione? Significa che per 60 giorni (prorogabili di ulteriori 60), la Rizzani è da un lato protetta nei confronti di qualunque richiesta da parte dei creditori e, dall'altro, dovrà nel medesimo lasso di tempo presentare una proposta di uscita dalla crisi ed un credibile piano concordatario per rispondere alle attese dei molteplici creditori che, secondo quanto si è appreso, si trovano a fronteggiare un passivo accumulato dal gruppo friulano che ammonterebbe ad un miliardo di euro.
Situazione che resta, dunque, molto difficile anche se all'orizzonte paiono palesarsi alcuni soggetti interessati a rilevare almeno i "ricchi" cantieri, affidati alla Rizzani De  Eccher ed alle sue controllate. Secondo le indiscrezioni giornalistiche, infatti, vi sarebbero concrete manifestazioni di interesse sia da parte della Makeen International (società lussemburghese che fa capo al gruppo saudito Al-Ayuni Investment and Contracting), sia da parte di Webuild, il colosso italiano delle costruzioni con un bilancio di 12 miliardi di euro di ricavi nel 2024.  In entrambi i casi, a quel che è dato sapere, le ipotesi operative sono o l'ingresso in società dei nuovi investitori oppure la creazione di una newco con conferimento di commesse ed asset strategici, lasciando le passività in capo alla "vecchia" De Eccher che ripianerà i debiti col ricavato della vendita.   Tutta questa evoluzione viene, ovviamente, seguita con grande apprensione dai 1.800 lavoratori a libro paga della De Eccher, di cui 600 operativi in Friuli Venezia Giulia, nonostante le assicurazioni appena ricevute dalla società circa il suo massimo impegno a garantire occupazione e continuità.  Nel nostro piccolo, manifestiamo anche noi la massima attenzione e preoccupazione per le sorti del cantiere di Cattinara che, a fronte di un avanzamento lavori piuttosto deficitario, sconta l'ulteriore difficoltà di sviluppare un progetto ormai datato e con prezzi non realistici rispetto a quelli attualmente praticati in materia di opere pubbliche. Come a dire che, proprio alla luce delle citate criticità, nutriamo qualche dubbio che le possibili vie d'uscita alla crisi di liquidità della De Eccher possano rappresentare davvero una soluzione e comportare una solida ripresa dei fondamentali lavori di ammodernamento dell'ospedale di Cattinara. Che la politica regionale e quella locale batta un colpo, prima che sia troppo tardi!
 
Mauro Zinnanti     
 
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