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Pillole di stagione, Zinnanti: "L'Ater perde milioni, acquario in alto mare, stop al tram"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mauro Zinnanti
DOPO LA PERDITA DEL FINANZIAMENTO EUROPEO ALL'OVOVIA, ORA E' IL TURNO DELL'ATER
 
La notizia, a dire il vero, risale a qualche giorno fa. Volutamente ho atteso prima di commentarla fiducioso in quell'aggiornamento sui fondi sostitutivi, promesso dal presidente Ater Mosetti, che però risulta tuttora non pervenuto. A farla breve ecco quanto è accaduto. Il progetto "San Giovanni, un quartiere verde, inclusivo e smart"  che vede il Comune di Trieste capofila e Ater partner operativo, perde per strada a causa di "elementi di complessità" nell'iter 2,8 milioni di euro su un finanziamento da fondi Pnrr di 11,4 milioni di euro, ora ridotti a 8,6 milioni. In soldoni, significa che non godranno del finanziamento europeo 14 dei 54 appartamenti previsti nel rione di San Giovanni tra via Caravaggio e via Tintoretto.  Naturalmente Ater ha cercato in tutti i modi di parare il colpo asserendo che il progetto, avviato dalla precedente amministrazione Ater "presentava fin dall'inizio elementi di complessità legati anche al ricorso alla progettazione integrata, scelta che si era resa necessaria per rispettare i tempi del bando".  E qui, caro presidente, proprio non ci siamo. Se la scelta dell'iter era stata fatta proprio nella consapevolezza di rispettare la tempistica del Pnrr, ora non si può, con assoluta nonchalance, affermare che i problemi di "complessità" nascono proprio da quella scelta!!  C'è, con tutta evidenza, qualcosa che non quadra e forse, verrebbe da dire, una certa superficialità nelle affermazioni rese agli organi di informazione. Per chiudere in bellezza, ecco in ogni caso l'assicurazione presidenziale che "i restanti 14 alloggi tuttavia non saranno esclusi dall'intervento di ristrutturazione".  Ater informa, in una nota, di aver trovato con il Comune "nuovi canali di finanziamento pubblico che consentiranno di portarli a termine entro il 31 dicembre 2026".   Questa promessa, come illustrato all'inizio della "pillola", non ha trovato ad ora nessuna conferma. Vista la situazione, ha buon gioco l'opposizione di centrosinistra in Comune nel denunciare l'ennesimo pasticcio in questo caso dell'accoppiata Comune-Ater (entrambi retti dal centrodestra): "sono stati persi 2,8 milioni di euro di fondi europei, ancora una volta a causa della cronica incapacità di gestire appalti complessi. Molto grave che in una situazione di fame abitativa, in cui molti stentano a trovare alloggi a prezzi accessibili, il Comune abbia rinunciato alla ristrutturazione di una parte cospicua degli alloggi, per la quale a oggi non ci conoscono ancora le fonti di finanziamento alternative". Chiare le parole di Riccardo Laterza (capogruppo consiliare di Adesso Trieste), che non necessitano di ulteriori commenti.  Azzardo un'ipotesi: vuoi vedere che a tirar fuori le castagne dal fuoco all'accoppiata incompetente Comune-Ater sarà ancora un volta mamma Regione? Si accettano scommesse.
 
POVERI PESCI: ACQUARIO ANCORA IN ALTO MARE
 
Vi ricordate che a Trieste, alla radice del Molo Pescheria, esiste una prestigiosa struttura denominata Acquario marino? Certo che ve lo ricordate. Esattamente come i 60 mila visitatori che l'avevano affollato nel 2019, ultimo anno completo di apertura della struttura prima del Covid e del successivo, disgraziato, cantiere di ristrutturazione, tuttora non concluso.   Cosa è successo nel frattempo? E' successo che il Comune che nel 2020 aveva affidato il progetto di ristrutturazione all'ing. Masoli con la società Simm e i lavori alle imprese Innocente & Stipanovich e alla Balsamini, ha nuovamente "toppato" progetto ed opera. Com'è noto, infatti, a restauro ultimato (e siamo a estate 2022) si è manifestato quasi subito un problema connesso al prelevamento dell'acqua marina per alimentare le rinnovate vasche dell'Acquario. L'acqua non risulta limpida, perché i filtri lasciano passare scorie e microrganismi che si depositano nelle tubature, proliferano, riducendo la sezione di portata, e rendendo l'acqua torbida, pericolosa per la fauna ittica.  Constatato il "misfatto", il Comune affida una consulenza tecnica allo studio ingegneri Associati Srl di Genova che ha emesso il suo verdetto alcuni mesi fa: è necessario riprogettare e rifare gli impianti per una spesa che oscilla tra i 900 mila ed il milione di euro, in aggiunta ai 2,5 milioni di euro già spesi. Come se ne esce? Dopo gran consulti interni, il Comune, forte delle sue ragioni, ha deciso di attivare la procedura di mediazione, evidentemente prevista nell'iniziale contratto di appalto, con la finalità di recuperare, a titolo di risarcimento del danno subito per un impianto di filtraggio che non funziona, quasi l'intero importo necessario per il nuovo impianto. L'assessore ai Lavori pubblici Lodi è prudente al riguardo: "sarebbe opportuno trovare un accordo in mediazione, nell'ottica di chiudere questa vicenda nella maniera più serena per tutti. Questo permetterebbe al Comune poi di poter proseguire con l'intervento. L'alternativa è il contenzioso civile".   Direi che la prudenza della Lodi nel caso specifico è quanto mai giustificata, anche perché il progetto andato in gara era stato regolarmente validato dagli uffici comunali, allora perfettamente convinti della funzionalità del progetto di ristrutturazione e questo non è certamente un buon punto di partenza nella eventuale trattativa di mediazione. Qualcuno, evidentemente, in fase progettuale e di validazione avrebbe, a mio modesto avviso, sottovalutato il problema di torbidità dell'acqua prelevata dal mare che, nell'impianto preesistente, veniva brillantemente risolto con una vasca di decantazione, non prevista nel nuovo progetto. E nel frattempo che succede? Acquario desolatamente chiuso per la gioia delle circa 150 creature marine, ospitate all'interno della struttura, che vengono curate e nutrite e che vivono in tutta tranquillità, senza la confusione di un pubblico vociante e curioso.
 
NUOVO STOP AL TRAM: MA QUANDO RIPARTIRA'?
 
Dopo la sofferta ripartenza dello scorso febbraio (dopo una lunga fermata durata otto anni e mezzo a seguito dell'incidente accaduto ad agosto 2016) ecco che nuove nubi  si addensano sul futuro della nostra amata trenovia. Come noto, infatti, nella mattinata dello scorso 12 ottobre (cioè proprio il giorno della Barcolana) si è verificato un guasto (fuoriuscita della fune trainante dai rulli con successiva lesione irreparabile causa passaggio di una ruota del tram) che a distanza di qualche settimana i tecnici interessati hanno giudicato particolarmente grave. L'inevitabile conclusione (ma ci volevano settimane per arrivarci?) è che la fune va sostituita e che la complessità della procedura richiede una tempistica valutabile nell'ordine di un mese e mezzo, ben che vada. Difficilmente quindi rivedremo il tram in servizio per Natale e qualcuno (tra Comune e Trieste Trasporti) sta già pensando di approfittare di questa ulteriore, lunga chiusura per anticipare almeno alcune delle lavorazioni in programma per il 2026, a partire dalla revisione quinquennale della funicolare che, da programma, avrebbe dovuto aver luogo tra gennaio e febbraio dell'anno prossimo. Che dire? Speriamo bene. Speriamo, davvero, che prevalga il buon senso ed una sana programmazione. Ovvero, tanto per essere chiari, si operi per ripartire, con la fune sostituita e con la revisione fatta, al massimo entro gennaio 2026. La città non merita di aspettare oltre.
 
Mauro Zinnanti