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Violenza giovanile e ruolo educativo della scuola: riflessioni del professor Pesavento sul Carnevale estivo di Muggia

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Il prof. Romano Pesavento

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per i ripetuti episodi di violenza che hanno segnato il Carnevale estivo di Muggia. L’aggressione ai danni di due giovani di nazionalità colombiana non può essere liquidata come un fatto di cronaca circoscritto, ma si inserisce in un quadro più ampio di progressiva normalizzazione di comportamenti devianti e di crescente difficoltà nel governo delle dinamiche giovanili. Tali eventi rivelano una fragilità sociale strutturale che, se non affrontata in chiave educativa, rischia di tradursi in un processo di erosione dei valori fondamentali di convivenza civile, legalità e rispetto della persona.
La violenza, soprattutto quando praticata da gruppi di giovani, segnala un indebolimento del senso del limite e un’affermazione distorta dell’identità attraverso la sopraffazione. L’uso smodato di alcol e l’assenza di solidarietà nei confronti dei più vulnerabili mettono in luce un deficit di interiorizzazione delle regole e un impoverimento della dimensione comunitaria. In questo senso, il Carnevale di Muggia diventa paradigma di una crisi più generale: la perdita di spazi collettivi realmente inclusivi e orientati alla socialità responsabile.
È qui che la scuola deve assumere un ruolo determinante, riaffermando la sua funzione di presidio democratico e di laboratorio di cittadinanza attiva. L’educazione alla legalità non può ridursi a occasionali richiami formali, ma deve essere tradotta in pratiche quotidiane che restituiscano centralità al valore del rispetto reciproco, della cooperazione e del riconoscimento dell’altro come portatore di pari dignità. L’esperienza scolastica deve quindi offrire ai giovani strumenti di comprensione critica della realtà e di gestione non violenta del conflitto, promuovendo la consapevolezza che libertà e responsabilità sono inscindibili. Solo una scuola capace di porsi come luogo di crescita integrale della persona può contrastare la deriva della violenza giovanile e contribuire a ricostruire il tessuto civile lacerato. La prevenzione educativa, fondata su un’alleanza solida tra istituzioni, famiglie e territorio, rappresenta l’unica strategia realmente efficace per invertire un fenomeno che non è emergenza episodica, ma sintomo strutturale di disgregazione sociale.
La scuola è pertanto chiamata a intensificare percorsi di educazione alla convivenza democratica e a rendere effettiva la trasmissione dei valori sanciti dalla Costituzione. Non basta istruire, occorre formare cittadini consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. L’azione didattica deve essere capace di integrare conoscenze e competenze con una forte educazione emotiva e sociale, così da offrire ai giovani alternative concrete alla violenza come forma di espressione. È necessario che gli studenti siano messi nelle condizioni di esercitare pratiche di solidarietà e cooperazione già all’interno dell’ambiente scolastico, vivendo esperienze che li responsabilizzino verso il bene comune. Ogni comunità educante deve quindi assumere la responsabilità di orientare i più giovani verso la cultura della legalità, creando reti virtuose di sostegno e prevenzione. Solo in tal modo la scuola potrà assolvere pienamente alla sua funzione di strumento primario di emancipazione sociale e di garanzia dei diritti fondamentali.

prof. Romano Pesavento
presidente CNDDU

Parole chiave: Trieste