FVG senza trattino, Cozzi: "Un’autonomia da difendere ed implementare con decisioni oculate e mirate"

Per Freud, l’autonomia di un individuo risiede nella capacità di mediare tra le pulsioni e i desideri dell’”es” e le richieste morali e ambientali del “super-io”; tutto ciò risiede nello sviluppo di un Io, “ego”, capace di autodeterminarsi e agire per sé, in modo indipendente. Ciò non è infine la descrizione della giovane, per storia istituzionale ma non per radici ontologiche, regione FVG? Una regione che tra le speciali è la più ordinaria, non per questo meno autonoma.
Il Friuli Venezia Giulia, dal 2001, non possiede più il “trattino” presente nella sua dicitura originaria del 1963; una regione nata su impulso della propria storia, un crocevia indelebile di eventi e vicissitudini che hanno accompagnato la crescita di una forte identità, seppur nel rispetto della multietnicità, del plurilinguismo e delle diversità culturali che questo territorio conosce. Ma è forse il sopracitato “trattino” il vero fulcro del suo sviluppo e del suo futuro, la capacità cioè di ricordare, rispettare le diversità che da sempre la compongono e che per questo rendono la regione FVG unica, o quasi, nello scacchiere italiano. Deve però essere nostra premura dar ragione al legislatore che tolse quel “trattino”, dimostrargli che non aveva torto nell’aver colto l’unità e l’autonomia che pervadono e contraddistinguono questo territorio.
E per autonomia, intendiamoci, descriviamo la possibilità, se non la necessità, di poter autodeterminare la propria storia, perciò le proprie decisioni e il proprio “ego” freudiano.
Il passato del confine orientale ci insegna che troppe volte questo territorio è stato preda di tentativi di conquista, andati in fumo; le divisioni, le guerre e la scottante questione orientale diedero al territorio la possibilità di autonomia e di autodeterminazione. Una regione ponte tra l’ovest e l’est, tra la Baviera a nord scendendo verso il mediterraneo, non può non considerare la virtù che può garantirgli l’essere parte di una Euroregione; quei confini che tanto, hanno contraddistinto la recente storia, ora possono essere superati.
Sottolineare un concetto a questo punto è dirimente: tale scelta politica sarebbe uno specchio diretto dell’autonomia che ci è riconosciuta, altresì impossibile da perseguire; solamente una regione autonoma con uno zaino storico così pesante può rendersi protagonista di un progetto così ambizioso. In termini pratici, l’euroregione potrebbe essere cultura del rispetto della diversità, e valorizzazione delle eccellenze che questo luogo può offrire, condividendole per un fine più alto, ovverosia benefica, costruttiva e gratificante esaltazione di tali peculiarità.
E perché non partire dai numerosi progressi umani e scientifici che porta in dote la sanità locale? Intendiamoci, indubbiamente la percezione, e il comune sentire di un sistema sanitario ed assistenziale in difficoltà è del tutto corretto. Resistono però delle eccellenze, penso ad alcuni ospedali di confine come Trieste senza nulla togliere alle qualità che propone la sanità udinese, che possono e devono essere portate sull’altare della collaborazione interstatale.
Un’autonomia da difendere ed implementare con decisioni oculate e mirate dei legislatori attualmente, ed in futuro, in carica, dovrà essere la luce guida nel buio di uno stantio bipolarismo politico oramai non più al passo con il presente. L’innovazione reclama fresche motivazioni e gioiosi spunti ideali. Di Asterix che ne pensate?
Tommaso Cozzi







