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L'inciviltà dilaga a Trieste, Zinnanti: "C'è un limite a tutto"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
La chiesa di San Spiridione
L'INCIVILTA' DILAGA A TRIESTE: TRA DISABILI TRASCURATI, CERIMONIE RELIGIOSE "OSCURATE" E ANIMALI ABBANDONATI CHE FINE HA FATTO IL RISPETTO  PER IL PROSSIMO?
 
Si dirà che è il segno dei tempi. Letteralmente soggiogati dai social e stressati da una vita sempre più veloce (e spesso presa da impegni di cui sfugge l'utilità) va a finire che non ci accorgiamo di ciò che sta succedendo vicino a noi e se qualcuno richiama la nostra attenzione giriamo la testa dell'altra parte, immersi nei nostri pensieri e nelle nostre preoccupazioni. Tutto vero però c'è un limite a tutto e forse proprio qui a Trieste, città dalla storia complicata e dove per secoli una tradizione di civile inclusione ha fatto sì che stranieri e fragili si sentissero accolti ed accuditi, è venuto il tempo di fermarsi un attimo, di pensare a certi recenti fenomeni che denotano una crescente disattenzione e una notevole mancanza di rispetto verso i più bisognosi.
Di che cosa stiamo parlando? Posto che la cronaca propone a getto continuo casi eclatanti nel senso denunciato, ne abbiamo scelto tre che vedono come protagonisti, loro malgrado, bambini e ragazzi disabili, fedeli partecipanti alle cerimonie religiose della Pasqua e i nostri cari amici a quattro zampe.
 
RAGAZZI DISABILI "SENZA GUIDA".
 
La polemica è scoppiata con fragore negli scorsi giorni quando un gruppo di quindici famiglie ha reso pubblico il proprio disagio a fronte di una mancata attenzione da parte dei servizi territoriali di Asugi  nell'assistenza a 150 bambini e ragazzi disabili. Che cosa è accaduto? Secondo i denuncianti, che hanno interessato della questione non solo l'azienda sanitaria ma anche il presidente Fedriga e l'assessore Riccardi, da gennaio è assente dal servizio la dottoressa Cristina Rumer, fisiatra responsabile della struttura complessa dei Disturbi del Neurosviluppo e Psicopatologie dell'età evolutiva. Si tratta, con tutta evidenza, di una figura cardine nei compiti di assistenza a questa categoria di minori fragili e rispetto alla quale i genitori interessati sostengono di non aver ricevuto alcuna comunicazione ufficiale sulle tempistiche del suo rientro, né indicazioni su altri dirigenti medici a cui rivolgersi durante l'assenza della responsabile. Non solo. Poiché si tratta di un'attività di riabilitazione continuativa e che necessita anche di tutta una serie di autorizzazioni per la fornitura di ausili ortopedici, sempre i preoccupati genitori affermano di aver ricevuto una indicazione ufficiosa di rivolgersi all'ospedale Gervasutta di Udine. Anche per questo aspetto si tratta, come pare chiaro, di una risposta poco rispettosa delle difficoltà quotidiane e logistiche di questi particolari pazienti che meriterebbero ben altra considerazione ed attenzione. Infatti, stiamo parlando, ad esempio, di minori affetti da malattie rare, paralisi infantili e altre gravi forme di disabilità. Per la loro cura necessitano di essere seguiti da un'equipe complessa, composta da più figure, quali  logopedisti, fisioterapisti e infermieri, la cui attività va coordinata e organizzata proprio da una fisiatra come la dottoressa Rumer ora assente. Oltre ad un forte richiamo all'azienda affinché dia una risposta sostenibile ed in tempi rapidi, i genitori dei ragazzi ricordano che in maggio le scuole interessate convocheranno le riunioni previste dai gruppi di lavoro a cui la dottoressa in questione è chiamata a partecipare e che non si sa se e come verrà sostituita.   Una volta che il caso è divenuto pubblico, immediata la risposta della dottoressa Pesavento (direttrice del Dipartimento funzionale di Riabilitazione e della Medicina riabilitativa di Trieste):"Nessuno è stato abbandonato. Ci siamo organizzati per far fronte alla temporanea assenza della dottoressa, garantendo continuità alle cure. Comprendo la preoccupazione delle famiglie, ma ci sentiamo di tranquillizzarle perché l'attività riabilitativa sta continuando, così come proseguono le prescrizioni per gli ausili ortopedici ".  Tutto a posto, allora? Non proprio se in sede di replica Asugi, senza fornire alcuna informazione in merito ai tempi di rientro della titolare, a denti stretti ammette che se i minori già in carico continuano ad essere seguiti a Trieste, per i nuovi casi l'indirizzo (momentaneo, si sottolinea) è quello del Gervasutta di Udine. Dunque, il disservizio denunciato sussiste e non è dato sapere se e quando verrà superato. Ci attendiamo che sul punto vi sia una doverosa presa in carico dei livelli istituzionali più alti (presidente e assessore) destinatari della missiva dei genitori. Noi ribadiamo che non abbiamo alcuna intenzione di "girare la testa dall'altra parte" e ci attendiamo che venga fatto ogni sforzo organizzativo per rispondere alle sacrosante richieste dei genitori dei minori disabili.
 
RITI DELLA PASQUA NELLA CHIESA ORTODOSSA: CHE C'AZZECCA LA DISCO-MUSIC?
 
Notte di sabato 19 aprile scorso nei dintorni della chiesa serbo-ortodossa di San Spiridione. A partire dalle 23 e 30 si tiene una liturgia pasquale particolarmente toccante, quella del "Mattutino della Resurrezione". In sintesi, il rito è diviso in una prima fase che consta di una breve processione che gira intorno alla chiesa semi-illuminata dopo che i fedeli hanno reso omaggio all'Epitaffio (che simboleggia il sepolcro di Gesù) e in una seconda fase che si svolge davanti all'ingresso principale della chiesa. Qui il Pope batte tre volte con un bastone sul portone che infine si apre per rivelare l'interno, ora pieno di luce e fiori, ma senza Epitaffio in quanto Cristo è risorto. Com'è facile arguire si tratta di una cerimonia davvero particolare, emozionante e che ha visto partecipi fedeli non solo solo di religione ortodossa ma anche cattolici e protestanti, visto che quest'anno il calendario delle festività pasquali è il medesimo per tutte e tre le fedi.  E qual'è il problema allora? Presto detto. Tutti  i bar che circondano via San Spiridione, totalmente incuranti dei riti religiosi che si stavano svolgendo a pochi metri, hanno pensato bene di continuare a sparare la loro disco-music ai massimi livelli sonori, con contorno di luci stroboscopiche, dimostrando nell'occasione maleducazione e totale mancanza di rispetto, con l'aggravante che il volume della musica era talmente forte da sovrastare il canto dei fedeli rendendo l'atmosfera surreale e priva di quel senso di raccoglimento e di intimità che l'occasione richiedeva.  Ma Trieste merita davvero tutto questo? Possibile che in previsione delle suddette celebrazioni non si è proceduto ad emettere una qualche ordinanza sindacale o provvedimento prefettizio che imponesse il rispetto dei riti religiosi e l'anticipata chiusura, per un sabato, dei riti tribali da pseudo disco-music all'aperto?  Ma che città sta diventando la nostra amata Trieste?
 
TRIESTE CITTA' DEGLI ANIMALI DOMESTICI: MA E' PROPRIO VERO?
 
Chiudiamo in bellezza, si far per dire, parlando di animali domestici. Com'è noto, Trieste è tradizionalmente una delle città italiane in cui la presenza di cani, gatti o altri animali domestici caratterizza la vita di quasi tutti i suoi abitanti. Questo è un bene, si è sempre sostenuto, perché risponde innanzitutto ad un bisogno di compagnia delle troppe persone anziane (e sole) che vivono a Trieste, ma dall'altro lato alimenta un business non indifferente per tutte quelle necessità (alimentari e non solo) che la grande diffusione degli animali da compagnia porta con sé. Tra queste esigenze non ultima è quella dell'assistenza veterinaria che a Trieste negli ultimi anni ha registrato un vero e proprio boom nell'apertura di nuovi studi. Tutto bene dunque? Non proprio. Infatti, oramai da qualche anno, Trieste risulta totalmente priva di un servizio veterinario notturno pubblico per cui dall'ora di cena al mattino dopo i nostri amati pets rimangano privi di ogni assistenza medica. Quali le ragioni di questa, rilevante, carenza? Secondo quanto si è appreso, dipende dalla categoria veterinaria triestina che non si è messa d'accordo sulle modalità di erogazione di questo servizio, adducendo motivi di sicurezza (minacce di aggressioni e violenze) e di carattere economico (determinazione sul se e sul quanto essere pagati per le prestazioni notturne).  Francamente una situazione che ci lascia profondamente interdetti. Siccome il problema non è nuovo confidiamo che l'Ordine dei veterinari di Trieste vorrà porvi tempestivamente rimedio e, soprattutto, vorrà trovare tempi e modi equi per fornire un servizio che molti davano per scontato nella città giuliana ma che, a quanto consta, risulta tuttora assente.
 
Mauro Zinnanti