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Scoppia la grana delle dogane, Zinnanti: "Inaccettabile la chiusura della sede di Trieste"

 |  Redazione sport  |  Commento del giorno
Mentre sono in corso le grandi manovre per la nomina del nuovo presidente dell'Autorità di sistema portuale di Trieste con il deposito, entro il termine stabilito dal ministero dei trasporti, di una serie di interessanti "auto-candidature", ecco che a Trieste gli operatori del settore lanciano un forte appello alle istituzioni locali e nazionali contro l'ennesima, scellerata scelta governativa che rischia di penalizzare lo scalo giuliano con la prevista soppressione della sede di Trieste dell'Agenzia delle Dogane.
Ma andiamo con ordine. Entro il termine del 30 settembre stabilito dal Ministro Salvini, sono state inviate le seguenti candidature per la prestigiosa sede di Torre del Lloyd: Vittorio Torbianelli (attuale commissario straordinario dell'Autorità triestina), Antonio Gurrieri (attuale segretario generale facente funzioni della medesima Authority, oltreché storico amministratore delegato della società di logistica Alpe Adria), Massimo Campailla (docente di logistica e dei trasporti, oltreché di numerose altre materie del ramo nonché libero professionista dello studio legale Zunarelli & Associati), Federica Montaresi (attuale commissario straordinario dell'Authority di La Spezia), Fulvio Lino Di Blasio (presidente dei porti di Venezia e Chioggia) e Pino Musolino (presidente del porto di Civitavecchia).
Un bel parterre de roi non c'è che dire per una poltrona sicuramente prestigiosa ma che reclama, con altrettanta chiarezza, la necessità che chiunque venga nominato si ponga in continuità con quanto fatto e impostato da una presidenza di indubbio spessore e condiviso successo qual' è stata quella di Zeno D'Agostino. Partendo da questo innegabile ed indiscusso presupposto, la logica vedrebbe in pole position un'accoppiata tutta triestina come quella rappresentata da Antonio Gurrieri e Vittorio Torbianelli, entrambi co-protagonisti della vera e propria scossa data alla stagnante portualità triestina dalla presidenza D'Agostino che, facendo leva sulle sue pregresse esperienze professionali, ha puntato innanzitutto a sviluppare i collegamenti ferroviari intermodali che dal porto si irradiano verso i mercati di riferimento del centro ed est Europa. Un'altra caratteristica della "visione di Zeno"  è stata l'apertura del porto ai principali operatori logistici europei come DFDS, HHLA, MSC o il governo ungherese coinvolgendoli in ambiziosi progetti di sviluppo infrastrutturale che, dal lato pubblico, hanno potuto attingere ai copiosi stanziamenti del Pnrr e del fondo complementare. Non va, infine, sottaciuta la sostanza di una frase iconica di Zeno "il futuro di un porto, non è il porto" con la capacità di attrarre, anche grazie alla riscoperta delle prerogative del Porto franco, nell'area immediatamente retroportuale attività produttive di rilevanza europea come Bat o Msc (con la sua controllata Medlog per la produzione di carri ferroviari nello stabilimento ex Wartsila) e di impegnare il porto in iniziative che considerano il mare come una risorsa da sfruttare appieno sia con finalità energetiche sia quale elemento naturale di attraversamento per fibre ottiche o condotte energetiche ed anche quale ottimale "cantina" per l'invecchiamento di vini prestigiosi.  Insomma, un vulcano di idee che costituiscono un'ottima traccia di lavoro per chiunque, in possesso delle necessarie competenze professionali, verrà insediato alla presidenza del porto.  C'è un però piuttosto rilevante in questo che, in apparenza, potrebbe sembrare un percorso agevole e virtuoso.  Sulla base della legislazione vigente infatti, la nomina avviene, scegliendo tra i curriculum pervenuti, quello che è più "in sintonia" con gli indirizzi politici dell'attuale governo e che, soprattutto, è in grado di ricevere presto e bene la necessaria intesa col presidente della regione (per noi Massimiliano Fedriga). L'ulteriore passaggio per acquisirne il parere, prima della formalizzazione della nomina, delle commissioni parlamentari competenti, serve a ribadire, ancora una volta, il carattere eminentemente politico della designazione. Speriamo bene perché sarebbe veramente delittuoso gettare alle ortiche i grandi ed indiscutibili successi ottenuti sotto l'ispirata presidenza di D'Agostino, solo per rispondere a piccole logiche di bottega o, peggio ancora, per soddisfare gli appetiti di qualche manager in cerca di visibilità. In tutta sincerità, le candidature pervenute non paiono tutte all'altezza del compito e confidiamo che il presidente Fedriga non mancherà di far pesare la sua volontà e la sua consapevolezza del fondamentale ruolo del porto di Trieste nello sviluppo dell'economia regionale, prima di dare l'intesa sul nominativo che gli verrà proposto da Salvini: tutti e due della Lega , tanto per essere chiari! Secondo le previsioni, le nomine delle varie Autorità portuali, incluse Genova e Trieste, dovrebbero avvenire nel gennaio del prossimo anno e la speranza è che il 2025 si apra davvero con una buona notizia per la nostra città.
Proprio nella medesima prospettiva, ovvero quella relativa alla necessità che ha la città di ricevere alcune buone notizie per consolidare il proprio futuro, ci auguriamo che venga colto a livello governativo il grido di dolore contro la pessima decisione, che pare già assunta ma non ancora attuata, che vede la chiusura della sede di Trieste dell'Agenzia delle Dogane ed il suo accorpamento a quella di Venezia. Se nell'ottica di una razionalizzazione dei servizi e del contenimento dei costi, è parsa accettabile la scelta di chiudere  la sede di Fernetti-Retroporto concentrando l'attività in un'unica sede, appare incomprensibile ed inaccettabile l'ulteriore chiusura della sede di Trieste con l'accorpamento a Venezia, tenendo conto sia dell'assoluta peculiarità delle operazioni che si svolgono nello scalo giuliano (ogni riferimento al  regime doganale del Porto Franco non è puramente casuale), sia dei volumi di merci che vengono sbarcate ed imbarcate a Trieste e che ne fanno il primo porto nazionale. Sulla base di queste semplici e banali considerazioni ciò che viene richiesto a gran forza da tutte le categorie del comparto è che Trieste riceva lo stesso trattamento che è stato di recente riservato a Genova. Lì l'unica Direzione Doganale Regionale avente sede in Piemonte è stata sdoppiata in due con l'evidente finalità di agevolare le attività del porto di Genova, qui si richiede unicamente il mantenimento della sede di Trieste, autonoma ed indipendente da quella di Venezia. Ci pare una richiesta assolutamente legittima e condivisibile, l'unica cosa che stona in questa vicenda è che, se non ci è sfuggito qualche passaggio, la politica locale, regionale e nazionale sul tema è stata sinora completamente silente. Sveglia Trieste: i tuoi rappresentanti istituzionali sono stati scelti ed eletti, tra l'altro, per difendere i tuoi interessi! Ci attendiamo un rapido cambio di rotta perché il rischio di soccombere in questa fondamentale partita è davvero vicino con gli innegabili e conseguenti danni sull'operatività dello scalo giuliano. Noi per parte nostra, oltre a rilanciare il grido d'allarme, vi terremo puntualmente aggiornati sugli ulteriori sviluppi del caso.
 
Mauro Zinnanti    
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