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Zalukar. Processo tragedia Natisone. Ricostruita in tribunale la grande confusione dei soccorsi

Gli operatori in servizio nella Sores, la Sala operativa dell’emergenza sanitaria, il 31 maggio 2024 non conoscevano la pericolosità del fiume Natisone. Queste le conclusioni emerse nell’ ultima seduta del processo per la tragedia del Natisone che mettono sotto i riflettori l’organizzazione e gestione della Sores, piuttosto che il comportament…
 |  Denis Locoselli  |  Notizie
Gli operatori in servizio nella Sores, la Sala operativa dell’emergenza sanitaria, il 31 maggio 2024 non conoscevano la pericolosità del fiume Natisone. Queste le conclusioni emerse nell’ ultima seduta del processo per la tragedia del Natisone che mettono sotto i riflettori l’organizzazione e gestione della Sores, piuttosto che il comportamento dei singoli operatori.
Ecco cosa ha dichiarato nell’aula del Tribunale lo stesso direttore della Sores: «A mio parere nessuno dei presenti in quel momento in sala operativa sapeva che nel Natisone la situazione poteva evolvere in maniera molto rapida. Ho compreso la pericolosità di quel luogo solo successivamente, parlando con un’appartenente al soccorso alpino».
 
Eppure la pericolosità del fiume doveva essere ben nota, visto che nel passato erano successi diversi incidenti, anche con esito fatale, ma né il responsabile né gli operatori addetti alla Sala operativa ne erano a conoscenza, pur avendo precise competenze nel soccorso fluviale. Infatti il secondo elicottero del Servizio di elisoccorso regionale di base a Pasian di Prato è dedicato, oltre che al soccorso sanitario, anche al soccorso tecnico, come ad esempio la ricerca dispersi o il recupero di persone illese in ambiente ostile, proprio la situazione in cui si trovavano i tre ragazzi poi annegati.
 
Dopo le dichiarazioni rese in aula dal direttore della Sores sorgono dei dubbi sul livello di formazione ad hoc e sull’esistenza di specifici protocolli, eppure è questa Centrale a gestire l’elisoccorso anche nelle attività non prettamente sanitarie come sono i soccorsi tecnici di ricerca e recupero.
 
Tanto che i Vigili del fuoco avevano appunto contattato la Sores perché attivasse l’elisoccorso.
E a proposito di pompieri, ritornando alla cronaca dell’udienza, colpisce che un vigile del fuoco abbia affermato: «Non abbiamo una formazione sullo stato dei fiumi né sulle caratteristiche delle piene».
Eppure i fiumi e torrenti della nostra regione sono monitorati con idrometri che misurano la portata e il livello dei fiumi, i cui dati arrivano in tempo reale alla Sala della Protezione Civile, che gestisce una rete che conta ben 130 stazioni di misurazione.
Il giorno della tragedia la piena del Natisone era stata registrata anticipatamente sia dall’idrometro di Pulfero che da quello di Cividale, ma questi dati erano arrivati solo alla Protezione civile, che dà le allerte meteo, non ai Vigili del fuoco e non alla Sores. Perché?
 
Gli strumenti ci sono, ma il sistema sembra fatto a compartimenti stagni. Ci sono gli idrometri, però l’allarme di una piena arriva in tempo reale solo alla Protezione civile, non ai pompieri né all’emergenza sanitaria. C’è l’elicottero regionale dedicato al soccorso tecnico, ma pare non lo sappiano i Vigili del fuoco, che pure hanno competenza esclusiva in questo campo.
Sembra un vero e proprio caos operativo, ma non per insipienza o negligenza degli operatori di turno, è l’assetto organizzativo del sistema emergenza che appare lacunoso e va rivisto.
 
Walter Zalukar
Associazione Costituzione 32

 

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