Il 6 febbraio ventuno porti europei e mediterranei hanno preso parte allo sciopero internazionale contro il traffico di componenti e materiali destinati alla produzione e diffusione di armamenti. In Italia l’iniziativa ha coinvolto Genova, Livorno, Ancona, Civitavecchia e anche il porto di Trieste, dove lavoratrici e lavoratori si sono riuniti in assemblea al varco 1 durante la mattinata. Nel tardo pomeriggio una cinquantina di persone si è poi ritrovata davanti all’Autorità Portuale in via Bruck per ribadire le motivazioni della protesta. Nel corso dell’incontro, Sasha Colautti di Usb ha spiegato che dal porto triestino non transitano armi, ma macchinari agricoli destinati alle colonie israeliane, sottolineando la necessità di vigilare sulle filiere logistiche. L’adesione triestina si è così inserita nel quadro più ampio della mobilitazione internazionale.
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