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Monfalcone ricorda: posate quattro pietre d’inciampo

Una commemorazione intensa e profondamente partecipata ha accompagnato a Monfalcone la posa delle prime quattro pietre d’inciampo dedicate ai concittadini deportati e morti nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla cerimonia, svoltasi nell’arco dell’intera mattinata a ridosso della Giornata della Memoria, hanno p…
 |  Redazione  |  Notizie

Una commemorazione intensa e profondamente partecipata ha accompagnato a Monfalcone la posa delle prime quattro pietre d’inciampo dedicate ai concittadini deportati e morti nei campi di concentramento nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla cerimonia, svoltasi nell’arco dell’intera mattinata a ridosso della Giornata della Memoria, hanno preso parte numerosi cittadini, gli studenti delle scuole monfalconesi e i familiari delle vittime, che hanno condiviso testimonianze cariche di emozione.

Il momento commemorativo si è articolato in quattro tappe, lungo un percorso che ha attraversato i luoghi delle ultime abitazioni dei deportati, trasformandoli in spazi di riflessione collettiva e memoria condivisa.

“Con la posa delle prime pietre d’inciampo, Monfalcone inserisce un tassello nel percorso di memoria della propria storia recente, che comprende già siti culturali importanti come il Parco della Grande Guerra, la Galleria Rifugio e il MuCa – ha dichiarato il sindaco di Monfalcone Luca Fasan. Con la deposizione delle pietre compiamo un gesto che restituisce dignità ai nostri concittadini deportati durante la Seconda Guerra Mondiale e valore alle loro scelte, richiamando la responsabilità collettiva di ricordare ciò che è accaduto, affinché le pagine più buie del passato non vengano dimenticate. La memoria è parte integrante dell’identità della nostra città e rappresenta un valore da custodire e divulgare”.

A introdurre le storie dei deportati è stato Libero Tardivo, presidente di ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati, promotrice del progetto delle pietre d’inciampo insieme al Comune di Monfalcone. L’ente ha inoltre curato la fornitura delle “Stolpersteine”, prodotte in Germania dall’unica azienda certificata per il progetto artistico ideato da Gunter Demnig.

“Le pietre d’inciampo sono un’opera d’arte diffusa – ha spiegato Tardivo: un inciampo non fisico ma mentale, che ci obbliga a fermarci, a chinare il capo per leggere e a riflettere. Sono un antidoto all’oblio, contro il silenzio e l’indifferenza che rendono complici, e restituiscono nome, storia e dignità a chi in vita è stato ridotto a un numero”.

Presente alla cerimonia anche il prefetto di Gorizia Ester Fedullo, che ha richiamato il valore delle riflessioni emerse, richiamando il dovere di mantenere viva la memoria delle vittime e di non voltarsi dall’altra parte di fronte all’intolleranza. Ha inoltre rivolto un plauso ai giovani presenti per l’attenzione dimostrata alle vicende di alcuni degli anni più bui della nostra storia, ribadendo la responsabilità di tutti nel custodire i valori di democrazia, fratellanza e rispetto, contro razzismo e violenza, che non devono mai più tornare.

La prima pietra è stata scoperta in via Monti 8, in memoria di Camillo Donda, nato in Brasile nel 1894 e residente a Monfalcone, Commissario politico della Brigata Proletaria. Arrestato nel 1943, fu deportato a Mauthausen con il numero 50587 e ucciso ad aprile ‘45, poco prima della liberazione. La nipote Giampaola Di Florio ha ricordato l’impegno del nonno, sottolineando come la pietra gli restituisca la sua storia e la sua dignità, permettendogli di tornare simbolicamente a casa e di restare vivo finché il suo nome verrà letto e ricordato.

La seconda tappa, in via Tiziano Vecellio 34, ha riguardato Alberto Spimpolo, partigiano della Divisione Garibaldi Natisone, Battaglione Garibaldi Trieste.Arrestato nel 1944, fu deportato a Dachau, dove venne registrato con il numero 112773, e successivamente a Neuengamme con la matricola 62923, dove morì il 5 febbraio 1945. La nipote Maria Rosa Marcuzzi ha ribadito l’importanza del ricordo come dovere civile e richiamo ai valori della libertà e della pace, spronando i giovani a lottare per i propri ideali e custodire il sacrificio di chi ha lottato per la libertà.

La terza pietra è stata rivelata sotto il monumento ai Caduti e dispersi per la libertà, dedicata a Giovanni Marcatti, nato a Monfalcone nel 1920. Arrestato nel settembre 1944, fu deportato a Flossenbürg con il numero 41874, poi trasferito a Salisburgo e assegnato al sottocampo di Flüssen, dove perse la vita durante la “marcia della morte” verso il sottocampo di Tömeritz. Una comunicazione dell’ANED di Milano, giunta circa un anno fa, ha permesso di ricostruire ulteriormente la sua vicenda grazie al ritrovamento in Germania di un frammento della sua divisa.

La cerimonia si è conclusa in via 4 Novembre 16, con la pietra dedicata a Natale Marchese, nato in Sicilia nel 1893 e impiegato comunale all’ufficio Anagrafe del Comune di Ronchi. Arrestato e deportato prima a Gusen e poi a Mauthausen con l’accusa di aver falsificato dei documenti, vi morì il 1° gennaio 1945. La figlia Carmen, classe 1933, ha ricordato l’arresto del padre, visto passare sotto la finestra di casa a bordo di una camionetta nazista, e il dolore di una perdita mai colmata. Il nipote Giovanni, a nome dei numerosi familiari presenti, ha richiamato alla responsabilità civile e alla non rassegnazione, ringraziando e abbracciando idealmente tutte le famiglie dei deportati di un territorio segnato dalle tragedie del nazifascismo e oggi parte di un’iniziativa di memoria di respiro internazionale.

Ampia e significativa la partecipazione degli studenti degli istituti Buonarroti, Giacich, Pertini e Randaccio, alcuni coinvolti nel progetto Essere Memorie, che hanno accompagnato le cerimonie con letture e riflessioni, sottolineando come coltivare la memoria significhi costruire un futuro più giusto e consapevole.

“Rivolgo un pensiero particolare ai giovani – ha concluso il sindaco Fasan – invitandoli a conoscere, ricordare e tramandare queste storie, che fanno parte della memoria di Monfalcone. Nelle loro riflessioni hanno evidenziato un sentimento fondamentale: la gratitudine verso chi ha lottato per la libertà, permettendoci oggi di vivere in una democrazia”. Il sindaco ha ricordato inoltre l’altissimo tributo umano pagato dalla città, con centinaia di cittadini deportati, di cui solo circa la metà tornati a casa.

“Molte di queste storie rischiano di essere dimenticate – ha concluso Fasan - per questo restiamo aperti ad accogliere nuove testimonianze e a dedicare altre pietre d’inciampo. Non è un punto di arrivo, ma l’inizio di un cammino di memoria che vogliamo continuare a costruire insieme alla città”.

 

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