Festa della donna e non solo: intervista a Nanou, una Dj tutt’altro che “Inconsolleabile”

Raffinata, femminile e dotata di forte personalità, Anne Buffard, in arte Dj Nanou, combina il fascino discreto delle terre normanne in cui è cresciuta con uno gusto avveniristico e minimalista.
Membro del collettivo Oh My God!, di recente ha festeggiato i vent’anni di un’attività che l’ha portata a mixare in festival e club rinomati fuori e dentro all’Italia, dal Cassero di Bologna alla slovena Ambassada Gavioli, dal celebre Goldene Pudel di Amburgo, al trendy Le Zoo di Ginevra.
La sua consolle, dalle sonorità altalenanti fra Chicago house e Detroit techno, animerà assieme a Anushka Chkheidze, la serata music live Inconsolleabili che il Teatro Miela ha ideato per la Festa della Donna, all’interno della rassegna Protagoniste.
L’abbiamo raggiunta per un’intervista.
Anne, raccontaci com’è nata la tua passione per la consolle…
Dieci anni di studi classici di pianoforte hanno sicuramente contribuito a sviluppare la mia sensibilità musicale; inoltre, fin da ragazza, mi divertivo a fare delle cassettine mixate a colpi di Pausa-Rec per creare colonne sonore per ogni stato d’animo. Ma è stato l’incontro con Daniele, in arte dj Dibla, allora membro del collettivo Electrosacher e in seguito anche proprietario del negozio di dischi Ohm Records, che ha innescato la miccia. Ho imparato molto velocemente, ma devo ammettere che il mio è stato sicuramente un apprendistato privilegiato, perché avevo a disposizione tutto quello che un dj in erba possa desiderare: maestro, dischi, piatti e mixer. Ed è così che mi sono innamorata anche della consolle e che ho iniziato ad esibirmi sotto il nome di Nanou, nomignolo che usavano alcuni miei parenti francesi quando ero bambina.
Ed è proprio come Dj Nanou che ti conosciamo, ma cosa significa essere una dj donna oggi?
Quando ho iniziato, nei primi 2000, vedere una donna in consolle era ancora una novità. Il panorama musicale elettronico contava già figure come Miss Kittin o Ellen Alien e si stavano già creando le reti di solidarietà, come il movimento female pressure, per promuovere la visibilità delle donne in un ambito ancora prevalentemente maschile e maschilista, dove le donne dovevano dimostrare di essere tre volte più brave per essere rispettate per le loro abilità e competenze. Oggi, per fortuna, ci sono meno stereotipi di genere e ho l’impressione che le donne abbiano le stesse opportunità e visibilità dei loro colleghi uomini, ma, a certi livelli, la scena è caratterizzata dalla presenza di alcune dj con carriere accelerate e cachet da capogiro, quasi costruite a tavolino. Così, farei una distinzione tra una Peggy Gou, per esempio, e una Nina Kravitz, con la quale peraltro ho condiviso la consolle e che ho visto all’opera prima che diventasse la star che è oggi, durante una serata targata OHMYGOD! all’Etnoblog. Ma va detto che tutta la scena elettronica è diventata un esagerato show business, che dà quasi più importanza alla forma che alla sostanza.
Nella tua carriera ultraventennale avrai senz’alto collezionato aneddoti e storie divertenti, qual è stata la serata più assurda che ricordi?
Te ne dirò due: una per la dinamica della serata, l’altra per la location inedita.
Nel primo caso, siamo ad una serata OHMYGOD! all’Etnoblog. Ho fatto gli onori di casa aprendo ad una dj francese di Berlino, non faccio nomi. Dopo aver fatto il suo set in digitale, lei mi chiede se possiamo fare un back-to-back (ndr una sorta di battle musicale in cui due dj si alternano, in questo caso un onore) insieme. Certo, le rispondo io, con piacere. Ma mai mi sarei aspettata che volesse fare questo back-to-back pescando dalla mia borsa di vinili, chiedendomi pure di suggerirle quali pezzi mettere…
Invece la serata che ricordo più strana come location è il boat party che ho condiviso con Ian F e Kashmire a largo delle coste croate.
E in quale luogo, invece, sei riuscita ad esprimerti meglio, quale è stata la serata che ti ha gratificato di più?
La serata che mi ha gratificato di più è abbastanza recente e risale al 6 dicembre scorso allo Streaming Club dove ho una residenza mensile insieme al resto del collettivo OHMYGOD!, con Spiller come ospite d’onore. Chiudere la serata in back-to-back con lui, che considero come un mito assoluto della scena club italiana e internazionale, è stato il coronamento di un vero e proprio sogno che ora ti racconto. Tutto comincia al Venyl di un anno fa. Il bello di questa fiera del disco, oltre al fatto che si svolge nel mitico centro sociale Rivolta di Marghera, è il line-up (ndr la programmazione) di dj che si alternano ai Technics e al mixer rotativo durante tutto l’arco della giornata. Durante la mia ora, vedo stagliarsi l’inconfondibile figura di Spiller tra i banchi dei numerosi espositori, tra cui anche quello di Daniele. Dopo ovviamente scatta il selfie di rito, ma qualche giorno dopo arriva il suo folgorante messaggio in cui propone di invitarmi ad una delle sue serate targate Crocodiles in Venice, sicuramente l’evento più blasonato di tutta la laguna. L’invito si concretizza e a inizio agosto sbarco sull’isola di San Servolo per suonare prima di Massimiliano Pagliara.
Devi sapere che suonare a Venezia assume per me un significato particolare per il legame che ho con questa incredibile città, dove ho trascorso il mio primo anno in Italia, un anno cerniera e per questo determinante della mia vita e che ho vissuto come un vero regalo. Anche se avevo già suonato a Venezia per qualche festa privata e al Museo Guggenheim per degli eventi organizzati da Ricky Russo prima del suo espatrio, suonare in un contesto come quello per me non aveva prezzo.
Certo, Venezia è una città unica… ma tu sei attiva soprattutto qui, a Trieste, come trovi il panorama musicale della nostra città e dei dintorni?
Rispetto a qualche anno fa, mi riferisco a prima del Covid, la scena triestina è sicuramente più fervida, caratterizzata da un bel cambio generazionale, con tante realtà nuove che nascono, anche con l’aiuto della tecnologia, a volte a discapito però della qualità. Nonostante la presenza di un paio di club diciamo underground, manca ancora un luogo di aggregazione come poteva essere in passato l’Etnoblog. A questo proposito, mi dispiace molto che il Comune abbia negato gli spazi al progetto Pop Adriatico che aveva riempito di contenuti culturali il porto vecchio durante la scorsa estate. È un peccato perché sono una squadra giovane e con tutte le carte in regola per mettere su una realtà interessante per la città.
Negli ultimi anni è cambiato anche il pubblico e il modo di far musica e di realizzare gli eventi immagino…
Parlavo prima della tecnologia… e non mi riferisco solo alle consolle digitali sempre più tecnologiche che hanno sicuramente democratizzato l’accesso all’arte del djing, ma anche ai social che offrono enormi potenziali di promozione a chi li sa usare bene. Oggi, per dire, non esistono praticamente più i flyer e tutto il battage (ndr lancio pubblicitario) si faprincipalmente attraverso i social e molto meno attraverso i luoghi di socializzazione. Noto purtroppo che spesso oggi il successo di una serata dipende molto da comeviene costruita e promossa e meno dal valore artistico di chi si esibisce.
A livello di pubblico, dipende un po’ dai contesti, a volte sono i posti più inattesi che regalano le sorprese più belle.
E direi che un pubblico con una forte componente femminile promette senz’altro bene!
L’appuntamento con Dj Nanou è quindi per sabato 8 marzo a partire dalle 21,30 al Miela per una festa della donna tutta da ballare:
21:30 – Opening set by NANOU, resident DJ
22:30 – ANUSHKA on stage – live electronic performance
00:00 - 01:00 – Closing set by NANOU
Per ulteriori info o acquistare i biglietti: www.miela.it www.vivaticket.com
Per saperne di più sul collettivo: www.ohmygod.house
Martina D’Adamo





