Medico austriaco morto a Trieste: caldaia con tubi invertiti causò la fuga di monossido di carbonio in via Crispi
Sono state accertate le cause del decesso di Berndt Urlesberger, medico austriaco trovato senza vita nel palazzo di via Crispi il 30 dicembre 2024: un errore nel montaggio dell'impianto della caldaia avrebbe provocato una fuga di monossido di carbonio nell'edificio.
| La Redazione | Cronaca

Sono state accertate le cause del decesso di Berndt Urlesberger, medico austriaco trovato senza vita nel palazzo di via Crispi il 30 dicembre 2024: un errore nel montaggio dell'impianto della caldaia avrebbe provocato una fuga di monossido di carbonio nell'edificio.
Un errore impiantistico nel montaggio della caldaia: sarebbe questa la causa accertata della morte di Berndt Urlesberger, medico di nazionalità austriaca deceduto il 30 dicembre 2024 all'interno di un appartamento situato in via Crispi, a Trieste. Lo riporta Telequattro, secondo cui le indagini tecniche avrebbero permesso di stabilire che i tubi della caldaia erano stati collegati in modo errato, con un'inversione che avrebbe impedito il corretto smaltimento dei gas combusti, provocando la fuoriuscita di monossido di carbonio negli ambienti dell'edificio.
Il monossido di carbonio — gas inodore e incolore, letale anche a basse concentrazioni — è noto per la sua capacità di saturare rapidamente gli spazi chiusi senza che le persone presenti ne avvertano la presenza. Proprio questa caratteristica lo rende uno dei principali agenti di morte accidentale in ambienti domestici, soprattutto nei mesi invernali, quando gli impianti di riscaldamento sono in funzione continua.
Stando a quanto finora emerso, Urlesberger si trovava nell'appartamento di via Crispi quando sarebbe rimasto intossicato dal gas sprigionatosi dalla caldaia difettosa. I soccorritori, giunti sul posto nella giornata del 30 dicembre, non poterono fare altro che constatarne il decesso. Le circostanze della tragedia spinsero immediatamente gli inquirenti ad aprire un'indagine per chiarire le cause del decesso, che inizialmente potevano apparire non immediatamente riconducibili all'intossicazione da monossido.
Gli accertamenti tecnici successivi avrebbero permesso di ricostruire il difetto impiantistico all'origine della tragedia: i tubi della caldaia risultavano invertiti, una condizione che avrebbe compromesso il normale tiraggio e la fuoriuscita dei fumi verso l'esterno. È al vaglio degli inquirenti la posizione di eventuali responsabili — installatori, manutentori o altri soggetti — che potrebbero aver eseguito o supervisionato l'intervento sull'impianto.
Non è ancora chiaro se altri condomini dell'edificio abbiano riportato sintomi riconducibili all'esposizione al gas, né se l'immobile sia stato oggetto di misure cautelari o interdittive successivamente alla tragedia.
La vicenda riaccende i riflettori su un tema di sicurezza domestica spesso sottovalutato. Le autorità competenti raccomandano periodiche verifiche degli impianti di riscaldamento da parte di tecnici abilitati, nonché l'installazione di rilevatori di monossido di carbonio omologati, strumenti in grado di segnalare tempestivamente la presenza del gas e che avrebbero potuto, in un caso come questo, fare la differenza.
Fonte: Telequattro



