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L’Europa al bivio strategico: l’ombra del disimpegno americano e la corsa verso l’autonomia militare

La guerra in Ucraina ha infranto definitivamente le illusioni sulla fine della storia nel continente europeo, riportando una guerra di attrito su vasta scala alle porte dell’Unione. Tuttavia, la minaccia russa non è l'unica variabile a scuotere le cancellerie del Vecchio Continente. Parallelamente all'aggressività di Mosca, l’Europa si trova a far…
 |  Denis Locoselli  |  Geopolitica
La guerra in Ucraina ha infranto definitivamente le illusioni sulla fine della storia nel continente europeo, riportando una guerra di attrito su vasta scala alle porte dell’Unione. Tuttavia, la minaccia russa non è l'unica variabile a scuotere le cancellerie del Vecchio Continente. Parallelamente all'aggressività di Mosca, l’Europa si trova a fare i conti con un progressivo e strutturale disimpegno degli Stati Uniti d'America, un tempo garanti indiscussi dell'ordine di sicurezza occidentale. Con Washington sempre più focalizzata sul contenimento strategico della Cina nel Pacifico e l'imprevedibilità legata ai cicli elettorali d'oltreoceano, la dipendenza europea dall'ombrello nucleare e convenzionale del Pentagono non è più una certezza incrollabile. Le future scelte della politica estera americana alimentano profonde incertezze, spingendo i leader europei a interrogarsi su uno scenario fino a ieri impensabile: una NATO a trazione prevalentemente europea.
 
Questa transizione geopolitica si traduce in un enorme peso economico e militare che sta ricadendo direttamente sui membri europei dell'Alleanza Atlantica. Per decenni, molti paesi dell'UE hanno beneficiato dei "dividendi della pace", tagliando la spesa per la difesa e delegando la propria sicurezza a Washington. Oggi quel modello è al capolinea. I bilanci militari europei sono in forte crescita e quasi tutti i membri hanno finalmente raggiunto o superato la soglia del 2% del PIL destinato alla difesa. Tuttavia, spendere di più non basta. L'Europa soffre di frammentazione industriale, duplicazioni di sistemi d'arma e gravi carenze strutturali nella logistica, nell'intelligence satellitare e nel trasporto strategico. Il peso finanziario di dover non solo sostenere lo sforzo bellico di Kiev, ma contemporaneamente ricostituire i propri arsenali esausti, sta mettendo a dura prova le finanze pubbliche del continente in un momento di stagnazione economica.
 
Davanti a questa duplice pressione — la minaccia a est e il parziale vuoto a ovest — la creazione di una difesa comune autonoma non è più un dibattito accademico o un ideale federalista, ma una stringente necessità di sopravvivenza. L'Europa deve essere in grado di proteggere i propri confini e gestire le crisi nel suo vicinato immediato, dal Baltico al Mediterraneo, in autonomia. Questo non significa smantellare la NATO, bensì costruirne il tanto invocato "pilastro europeo", un'entità capace di agire anche qualora gli Stati Uniti decidessero di non intervenire. Il cammino verso la "sovranità strategica" richiede l'integrazione delle industrie della difesa, l'appalto congiunto di tecnologie militari avanzate e l'unificazione della volontà politica. Senza una vera Difesa Comune, l'Europa rischia di rimanere un gigante economico dai piedi d'argilla, un attore passivo schiacciato nella morsa della competizione tra le superpotenze globali.
 
 
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