Trieste, inaugurato al Magazzino 26 il Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata
Aperto al pubblico dal 30 settembre 2026 nella cornice di Porto Vecchio – Porto Vivo, il nuovo museo custodisce la memoria degli oltre 300.000 esuli costretti a lasciare Istria, Fiume e Dalmazia. Ingresso libero fino al 31 dicembre 2026.
| La Redazione | Cultura

Aperto al pubblico dal 30 settembre 2026 nella cornice di Porto Vecchio – Porto Vivo, il nuovo museo custodisce la memoria degli oltre 300.000 esuli costretti a lasciare Istria, Fiume e Dalmazia. Ingresso libero fino al 31 dicembre 2026.
È stato inaugurato ieri pomeriggio, nella Sala Luttazzi del Magazzino 26 di Porto Vecchio – Porto Vivo, il Civico Museo della Civiltà Istriana, Fiumana e Dalmata. A tagliare il nastro è stata la vicesindaca e assessora alle Attività economiche, Serena Tonel, che ha portato il saluto personale del sindaco Roberto Dipiazza e dell'intera Amministrazione comunale di Trieste. La struttura è aperta al pubblico a partire da oggi, con ingresso libero fino al 31 dicembre 2026.
All'inaugurazione hanno preso parte, tra gli altri, gli assessori comunali Caterina de Gavardo (Politiche della sicurezza cittadina) e Massimo Tognolli (Politiche sociali), il responsabile dei Musei Artistici Francesco Fait e la conservatrice del nuovo museo Costanza Brancolini. Per la Regione Friuli Venezia Giulia era presente l'assessore Pierpaolo Roberti (Autonomie locali, funzione pubblica, sicurezza e immigrazione). L'Istituto regionale per la cultura istriano-fiumano-dalmata (IRCI) era rappresentato dal presidente Franco Degrassi e dal direttore Piero Del Bello. Presente anche il vescovo di Trieste, monsignor Enrico Trevisi.
Nel suo intervento, la vicesindaca Tonel ha voluto sottolineare il valore identitario del progetto: «Queste sono storie che appartengono a ogni triestino, sono storie delle nostre famiglie, della nostra comunità, della nostra identità». Ha poi ricordato la figura di Giorgio Rossi definito «instancabile» nel lavoro svolto insieme all'IRCI per la realizzazione del museo: «Oggi sarebbe stato felice di essere qui». Tonel ha concluso il proprio discorso indicando nella trasmissione della memoria alle generazioni future il «significato più profondo» del luogo: «In ogni oggetto esposto c'è un frammento di una famiglia, il ricordo di una vita, la traccia di una storia dispersa».
La genesi del museo affonda le radici nel 1988, quando la Prefettura di Trieste donò all'IRCI le masserizie abbandonate dagli oltre 300.000 esuli costretti a lasciare Istria, Fiume e Dalmazia nel secondo dopoguerra. Quei beni, inizialmente depositati nel Magazzino 26, furono successivamente trasferiti nel Magazzino 18 – spazio che nel frattempo è diventato esso stesso simbolo e luogo di memoria – per poi tornare definitivamente, nel 2021, negli spazi riallestiti del Magazzino 26. Il nuovo museo si propone di andare oltre la rappresentazione dell'esodo, raccontando la storia e la civiltà dei territori adriatici orientali nella loro complessità.
Il museo sarà aperto lunedì, martedì, venerdì, sabato e domenica: dalle 10 alle 17 fino al 31 marzo 2027 e dalle 10 alle 18 dal 1° aprile all'11 ottobre. La Sala «Magazzino 18» è invece visitabile solo su prenotazione con accompagnamento IRCI (
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